Venezia, Cortile di Palazzo Ducale:Opera Gala

Festival Lo spirito della musica di Venezia – Cortile di Palazzo Ducale
“OPERA GALA
Orchestra del Teatro La Fenice
Direttore
Myung-Whun Chung
Soprano
Maria Agresta
Tenore
Giorgio Berrugi
Baritono
Julian Kim
Giuseppe Verdi: “La forza del destino”: Ouverture
“Don Carlo” – Io morro’
Giacomo Puccini
: “Tosca” – E lucevan le stelle
Giuseppe Verdi
: “Otello” – Ave Maria
“La traviata” – Preludio atto III
Giacomo Puccini
: “Madama Butterfly” – Finale atto I
Giuseppe Verdi
: “La traviata” – Di Provenza il mare, il suol
Giacomo Puccini
: “La Bohème” – Finale atto I

Si è aperta in questi giorni nella città dei Gabrieli e dei Marcello una sorta di anteprima del festival “Lo spirito della musica di Venezia”, che si svolgerà compiutamente nel 2013: un’originale rassegna della Fondazione Teatro La Fenice con la quale si intende riaffermare la valenza internazionale della millenaria tradizione dell’antica Capitale della Serenissima – da sempre officina di idee e stili di produzione musicale – spaziando dal Medioevo alla Musica Contemporanea. In attesa della prima edizione del Festival vero e proprio, che avrà tra gli eventi-clou l’Otello verdiano nel Cortile di Palazzo Ducale, il prefestival ha avuto inizio giovedì 19 luglio con un Gala internazionale di danza in quello stesso scenografico spazio.
Ancora nel Cortile di Palazzo Ducale si è assistito, venerdì 20 luglio, ad un secondo prestigioso Gala dedicato all’opera. Gli interpreti erano il soprano Maria Agresta, il tenore Giorgio Berrugi e il baritono Julian Kim, impegnati in brani da La Traviata, La forza del destino, Don Carlo e Otello di Verdi, oltre che da La Bohème, Tosca e Madama Butterfly di Puccini. Sul podio dell’Orchestra del Teatro La Fenice il maestro Myung-Whun Chung, ospite assiduo quanto gradito dal pubblico veneziano.
A prima vista tutto poteva far pensare alla solita manifestazione per turisti o politici distratti sul loro posto riservato, invece – al di là degli aspetti scenografici e mondani, del fascino del luogo e delle signore in abito decolleté – la soirée si è imposta per l’alta qualità a livello estetico-interpretativo con cui gli artisti hanno saputo porgere un programma per altri versi assolutamente ‘popolare’.
Il direttore coreano ha saputo mettere in luce nei brani strumentali (la sinfonia da  La forza del destino e il preludio all’atto quarto della Traviata) la straordinaria vena melodica unita ad una sempre più raffinata perizia compositiva, che caratterizza il Verdi maturo. Espressivo e attento alle indicazioni della partitura, Chung ha messo in rilievo la bellezza del suono: variegato e a tratti poderoso nella sinfonia, di cristallina purezza nel preludio.
Passando agli interpreti vocali, a nostro modesto avviso, il trionfatore in questo Gala operistico – e il pubblico si è fatto sentire con tutto il suo caloroso entusiasmo – è stato il baritono coreano  Julian Kim. Fin da “Io morrò” dal Don Carlo ha esibito un timbro pastoso ed omogeneo, un nitido fraseggio, un assoluto controllo della voce, un perfetto legato, che gli hanno permesso di rendere in tutta la sua struggente espressività la perorazione di Rodrigo. Le sue straordinarie doti vocali si sono poi ampiamente confermate nella celeberrima “Di Provenza il mare, il suol” da La Traviata, dove non ha fatto rimpiangere l’equilibrio, la misura di un Gino Bechi.
Ma anche gli altri due cantanti protagonisti di questo concerto operistico si sono dimostrati all’altezza del loro non facile compito. In “E lucevan le stelle” dalla Tosca  Giorgio Berrugi  (una voce chiara di tenore lirico che, forse, si apre un po’ troppo nel registro acuto)  ha esibito tutta la sua preparazione musicale (è, tra l’altro, anche valente clarinettista): incisivo nel declamato che caratterizza le battute descrittive iniziali, sul sottofondo dolcissimo dell’orchestra; appassionato con stile, senza eccessi e impennate veristiche nel resto dell’aria. Lo stesso si può affermare riguardo a “Che gelida manina” da La Bohème, dove in particolare ha saputo essere soavemente ‘romantico’, ma anche virile.
Cristallina e omogenea la voce di  Maria Agresta, ora morbida e dolce ora sfavillante negli acuti,  come nell’”Ave Maria” dall’Otello coll’accompagnamento di un’orchestra di analogo gemmeo nitore. Le sue ottime doti interperetative  si sono confermate – al pari di quelle di Berrugi – nel duetto finale del primo atto di Madama Butterfly, dove ha saputo dar vita ad una Cio-Cio-San adorabilmente ingenua senza essere stucchevolmente bambina, e in “Mi chiamano Mimì” da La Bohème, di cui ha dato un’interpretazione intensa, ‘romantica’, ma mai sdolcinata. La soirée si è felicemente e, forse in questo caso un po’ prosaicamente, conclusa con una serie di bis: una travolgente cavalcata dall’ouverture dal Guglielmo Tell di Rossini, il brindisi da La Traviata con l’intervento del  baritono Julian Kim, che tra l’altro si è associato nell’acuto finale …Apoteosi finale di applausi e …  “Bravi!”.

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