Pesaro, Rossini Opera Festival 2012: “Ciro in Babilonia”

Pesaro, Teatro Rossini, XXXIII° Rossini Opera Festival
“CIRO IN BABILONIA”
Dramma con cori di Francesco Aventi. Revisione sulle fonti coeve della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi, a cura di Daniele Carnini e Ilaria Narici
Musica di Gioachino Rossini
Baldassare MICHAEL SPYRES
Ciro EWA PODLEŚ
Amira JESSICA PRATT
Argene CARMEN ROMEU
Zambri MIRCO PALAZZI
Arbace ROBERT MCPHERSON
Daniello RAFFAELE COSTANTINI
Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Will Crutchfield
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Regia Davide Livermore
Scene e progetto luci Nicolas Bovey
Videodesign D-Work
Costumi Gianluca Falaschi
Nuova produzione in collaborazione con Caramoor International Music Festival e Museo Nazionale del Cinema di Torino
Pesaro, 13 agosto 2012

La musica di Rossini è oro liquido e il cesello di eccellenti interpreti ed esecutori  le restituisce la forma che le è propria, tanto più preziosa se è quella di un Rossini agli esordi della sua carriera di compositore. Del Ciro in Babilonia non è stato ancora reperito l’autografo e l’edizione presentata a Pesaro, al Teatro Rossini per l’apertura del ROF 2012 si basa su varie fonti autorevoli e sullo spartito dell’800 edito da Ricordi come altre opere di Rossini riproposte e curate dal festival pesarese. La recita cui mi riferisco è quella del 13 agosto. Per la nuova produzione di quest’opera, inaudita ai più, al ROF e in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna, è stata fatta un’operazione di doppio binario scenico per cui all’azione svolta dagli interpreti corrispondeva uno schermo cinematografico su cui scorrevano immagini e cortometraggi dalla ricercata patina arcaica e retro riproducendo una pellicola di cinema muto con striature e aloni caratteristici dello scorrimento della proiezione. Là comparivano anche didascalie tratte dal libretto e incorniciate con una grafica con tanto di intestazione ROF in uno stile tra il liberty e il deco. Suggestiva e frutto di una potente idea registica che ha voluto riprodurre per il Ciro rossiniano, datato 1812, una sala cinematografica di inizio ‘900 gremita da un pubblico (parte del coro) in sontuosi costumi analoghi che, secondo la regia di Davide Livermore, assiste alla proiezione di un film sulla storia di Ciro, il re persiano e le sue vicende di prigioniero del re assiro Baldassare. Altrettanto sontuosi e sorprendenti erano i costumi, quali poteva ideare uno stilista di epoca deco, per gli interpreti che li indossavano come attori di un film muto d’epoca. Di qui la grande funzionalità dell’invenzione registica che permetteva al pubblico di colmare la distanza della sensibilità odierna dalle situazioni presenti nell’opera rossiniana attraverso la mediazione del genere cinematografico ai suoi albori con le pose retoriche e appassionate dei suoi attori dalla mimica accesa e sostitutiva del sonoro, con il trucco dai forti contrasti, i copricapo e i decori dei costumi geometrici dal bicromatismo bianco e nero che sfumava  nella serie di grigi caratteristici di una vecchia pellicola. I diversi livelli scenici (spettatori del film muto – svolgimento dell’opera con i suoi interpreti – proiezioni sullo schermo) offrivano una lettura complessa e densa di interesse anche grazie a un loro intreccio intelligente e una serrata dinamica dei personaggi nelle singole scene, che in un’opera-oratorio come il Ciro in Babilonia, rischiano di risultare statiche e stereotipate come già un contemporaneo recensore del 1816 aveva a dire con l’espressione “rancidissime risorse” riferita a situazioni del Ciro: quella ad esempio della “madre prigioniera col puttino” e il “rondeau con le catene”. Di soggetto biblico-storico rivisitato in chiave melodrammaturgica, Ciro in Babilonia presenta già tutti i caratteri e gli stilemi compositivi del Rossini maturo con i suoi autoimprestiti e la sua somma abilità ri-creativa.
E un grande personaggio per un contralto femminile, Ciro, interpretato questa volta da una cantante d’eccezione: Ewa Podles. Credo che nessuna interprete attuale possa fregiarsi a buon diritto e a ragione del titolo di “contralto” come la Podles; la dirigenza artistica del ROF, designandola per il ruolo en titre, ha fatto senz’altro la cosa giusta riaffermando grande conoscenza della vocalità applicata al teatro d’opera e non solo alla discografia come si vede e/o si sente fare su altri fronti. Spessore, peso vocale in ogni settore dei registri, tenuta del colore e uguaglianza, ampiezza di intensità e di estensione, agilità e flessibilità vocali in ogni punto della tessitura fanno dimenticare anche quel tanto di inflessione slava emergente dalla vocalità del contralto polacco che ha dato del Ciro rossiniano un’interpretazione a mio dire assoluta da cui sarà difficile prescindere per gli anni a venire. Grande passione, senza alcuna intemperanza, ha caratterizzato la Podles in una parte che è senza dubbio la più estesa tra i ruoli in travesti rossiniani e che ha cimentato l’artista (di età non più verde) in scene di ampio respiro; così quella della prigione del second’atto con il recitativo accompagnato e il duetto con Amira e quella del supplizio con la grande aria T’abbraccio, ti stringo. Anche qui alto magistero vocale belcantista e di temperamento della suddetta per un personaggio di difficile resa scenica e vocale misto com’è di regalità e di tenerezza paterna e maritale.
A riscattare tanto oblio per quest’opera di indubbia bellezza l’eccellenza indiscussa e il successo degli altri componenti il cast: Michael Spyres in Baldassare ha fatto valere con equilibrio e freschezza quella estesissima vocalità di baritenore che anticipa i ruoli analoghi nell’Aureliano in Palmira e in Eduardo e Cristina; il soprano Jessica Pratt  nel ruolo di Amira, moglie di Ciro a lui contesa in nuove nozze dall’empio Baldassare, ha esibito strepitosa padronanza vocale e scenica nel ricoprire sensibilmente una tessitura a volte molto centrale e con incursioni nel grave per poi svettare trionfalmente in acuto e sovracuto; la Pratt si sente distintamente a teatro anche quando esegue dei pianissimi e fila magistralmente i suoni, inoltre l’ottimo insieme nei duetti con la Podles, ha permesso sempre l’emergere delle due personalità vocali.
Gli interpreti di fianco, il soprano Carmen Romeu in Argene ha dimostrato eccellente capacità di adeguare la voce al suo gesto scenico, cui la regia di Livermore ha destinato molto più che accompagnare un’aria da sorbetto. Infine i timbri ben definiti e dalla spiccata personalità vocale dei bassi Mirco Palazzi in Zambri e Raffaele Costantini in Daniello, e del tenore Robert Mcpherson in Arbace che denotano la grande attenzione del ROF nell’attribuire a vocalità solide ed affermate anche i ruoli di fianco e di comprimariato determinanti non meno delle prime parti la qualità dell’evento artistico. Particolare successo personale quello riscosso dal M° Will Crutchfield alla direzione dell’Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna, il cui Maestro del Coro era Lorenzo Fratini, con il merito notevole di stornare qualsiasi idea di barocchizzazione dalla musica di Rossini distribuendo piene sonorità tra orchestra, coro e cantanti la cui verità e giustezza vocale permette ogni tipo di dinamica nella piena osservanza della partitura. Il grande successo decretato dal pubblico all’opera di apertura del ROF 2012 non è dovuto solo alla dimensione musicale, ma anche all’altissima competenza delle maestranze e all’eccelsa qualità del lavoro d’arte delle Scene e Progetto luci di Nicolas Bovey, del  Videodesign  della D-WOK e  i costumi di Gianluca Falaschi. Foto Amati-Bacciardi – Rossini Opera Festival di Pesaro

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