Pesaro, Rossini Opera Festival 2012: “Matilde di Shabran”

Pesaro, Adriatic Arena, XXXIII° Rossini Opera Festival
“MATILDE DI SHABRAN”
Melodramma giocoso di Giacomo Ferretti
Edizione critica della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi, a cura di Jürgen Selk
Musica di Gioachino Rossini
Matilde di Shabran OLGA PERETYATKO
Edoardo ANNA GORYACHOVA
Raimondo Lopez MARCO FILIPPO ROMANO
Corradino JUAN DIEGO FLÓREZ
Ginardo SIMON ORFILA
Aliprando NICOLA ALAIMO
Isidoro PAOLO BORDOGNA
Contessa D’Arco CHIARA CHIALLI
Egoldo GIORGIO MISSERI
Rodrigo UGO ROSATI, LUCA VISANI
Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Michele Mariotti
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Regia Mario Martone
Costumi Ursula Patzak
Scene Sergio Tramonti
Progetto Luci Pasquale Mari
Produzione 2004, riallestimento
Pesaro, 14 agosto 2012

È l’ennesimo trionfo per Juan Diego Florez che il 14 agosto all’Adriatic Arena di Pesaro ho ascoltato e veduto in Matilde di Shabran di Rossini nella ripresa, in formato grande arena, dello spettacolo al Teatro Rossini del 2004. La tentazione di considerare ormai storico l’allestimento di Mario Martone grazie all’immenso successo riscosso anche a livello europeo, viene arginata solo dal fatto che vi è presente lo stesso grande protagonista di otto anni fa. Eppure la Matilde risulta un eccellente banco di prova per eccellenti artisti che si sono affiancati anche in questa occasione al tenore peruviano. L’opera è davvero particolare: il lato comico e buffonesco si intreccia con quello serioso, a volte sinistro, come induce a pensare il personaggio di Corradino, che anticipa quello di Ory, tenore dalla tessitura astrale, anzi il ruolo tenorile rossiniano più avanzato, caratterizzato da un virtuosismo stralunatamente programmatico, che presenta quei caratteri di crudeltà misogina alternati alla tenerezza tipica dell’amoroso, tanto che, oltre al fascino del soggetto e della sua varietà di stile, si rimane colpiti dal suo sviluppo  psicologico che potrebbe solleticare più di un tentativo di interpretazione psicanalitica. Il tutto espresso nel più ardito ed esemplare linguaggio belcantistico ad usum del tenore. Florez è un autentico mago nel giocare con la voce e ha approfondito il personaggio con quelle interiorizzazioni del suono che fanno eccelsi i già acclamati vocalisti; il resto è tutto spettacolare, dagli acuti stratosferici, al canto di sbalzo che poggia sul suo noto squillo e, sia vocalmente sia scenicamente, tanta sicurezza dell’artista che sa rendere in apparenza facile e naturale ciò che è frutto di arte immensa. Ogni confronto con se stesso – teste il cd della Matilde incisa dalla Decca – è stato ampiamente sostenuto e superato.  Eccellenti artisti, quelli che formavano la compagine del cast,  sicuramente migliori dell’edizione 2004 ( cui ho assistito), hanno reso l’opera ancora più godibile e gratificante ad ogni livello perché il plurilinguismo del libretto e la varietà insolita del clima umorale delle situazioni richiedono le grandi capacità attoriali anche di uno strepitoso Paolo Bordogna nel ruolo di Isidoro che ha reinventato la napoletanità del personaggio tra il popolaresco e l’eroicomico con la precisione e il trasformismo che gli sono propri: il gesto di Bordogna, applicato al carattere idiomatico del canto in napoletano è quanto di più appropriato e fuori dalle piatte convenzioni, anche perché il cantante appartiene alla schiera di quegli animali da palcoscenico cui basta un cenno per delineare tutta una scena; per il resto nitidezza di dizione e la voce che sempre corre distintamente dappertutto. Grande signore della scena Nicola Alaimo, in Aliprando, ha esibito la sua notevole personalità vocale e attoriale senza correre il rischio di entrare in confronto con Bordogna e per la serie maschile l’eccellenza del cast termina con l’ottima prova del Ginardo di Simon Orfila in linea con tutti gli altri per precisione e naturalezza, dell’Egoldo di Giorgio Misseri e infine del Raimondo Lopez di Marco Filippo Romano che fanno notare anch’essi la grande attenzione del ROF nell’attribuire a vocalità solide e sicure anche i ruoli di fianco e di comprimariato determinanti non meno delle prime parti la qualità dell’evento artistico. Ugo Rosati e Luca Visani, validi artisti del coro del Teatro Comunale di Bologna si sono alternati durante le recite nella parte di Rodrigo.
Nelle parti femminili Olga Peretyatko in Matilde ha giocato le carte del suo successo nella serata soprattutto sulla padronanza scenica e su uno straordinario charme che trapelava dal suo solo porsi in palcoscenico; la sua vocalità ha un relativo spessore di soprano lirico di coloratura ed è risultata in questo ottima compagna vocale per Florez; nel Rondò Finale “Ami alfin?” ha trovato qualche piccola fiacchezza subito compensata dal bel modo di porgere coloratura e agilità. Anna Goryachova nella parte in travesti di Edoardo, un mezzosoprano di grande bellezza timbrica e di notevole capacità e ampiezza, ricorda tanto nel colore e nell’emissione la compianta Lucia Valentini Terrani, cara presenza al ROF nella sua prima fase. Nella grande aria “Ah perché, perché la morte” e poi nella cabaletta “Ah se ancora un’altra volta” ha fatto apprezzare la sua capacità di eguagliare e calibrare il colore nei diversi registri toccati da un ampio fraseggio: si tratta di un mezzosoprano acuto rossiniano che ha tutte le risorse vocali richieste in agilità, estensione, flessibilità e che attendiamo volentieri di sentire anche in altri ruoli focali della vocalità  rossiniana. Nella parte della Contessa d’Arco Chiara Chialli ha dato prova di essere un esilarante pendant femminile comico del buffo maschile dell’opera;  ha reso il personaggio con il cipiglio anche vocale di una caratterista mettendo in primo piano il lato arcigno e antipatico del mondo femminile con i suoi tradizionali sotterfugi e le sue presunzioni cui Corradino contrappone il suo misoginismo. La direzione di Michele Mariotti alla testa dell’Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna (il maestro del coro era Lorenzo Fratini) ha confermato l’ottima scuola e la grande personalità messa in campo durante questi anni al ROF esibendo morbidezza di gesto e ricchezza di evocazione timbrica e strumentale anche dai cantanti, oltre che grande efficacia nel gestire le sonorità dell’opera nei grandi spazi dell’Adriatic Arena di Pesaro. Spazi che hanno valorizzato e, oserei dire, potenziato le voci e l’onda sonora di orchestra e cantanti conferendo loro una certa tridimensionalità.  La bellezza strepitosa e travolgente di questo capolavoro ha mosso il pubblico a tributare il massimo onore a Florez che trova in Matilde di Shabran il suo attuale cavallo di battaglia, e lo spettacolo, già collaudato nel 2004, con le scene di Sergio Tramonti e i costumi di Ursula Patzak si attesta tra i più riusciti della storia del Rossini Opera Festival. Foto Amati-Bacciardi – Rossini Opera Festival di Pesaro

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