Pesaro, Rossini Opera Festival 2012: “Il signor Bruschino”

Pesaro, Teatro Rossini, XXXIII° Rossini Opera Festival
“IL SIGNOR BRUSCHINO”
Farsa giocosa di Giuseppe Foppa.
Edizione critica della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi, a cura di Arrigo Gazzaniga.
Musica di Gioachino Rossini
Gaudenzio CARLO LEPORE
Sofia MARIA ALEIDA
Bruschino padre ROBERTO DE CANDIA
Bruschino figlio / Commissario FRANCISCO BRITO
Florville DAVID ALEGRET
Filiberto ANDREA VINCENZO BONSIGNORE
Marianna CHIARA AMARÙ
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Direttore Daniele Rustioni
Regia Teatro Sotterraneo
Scene e Costumi Accademia di Belle Arti di Urbino
Progetto Luci Roberto Cafaggini
Nuova produzione
Pesaro, 15 agosto 2012

Il terzo allestimento del ROF 2012 di Pesaro era quello de Il signor Bruschino cui ho assistito il 15 agosto (seconda recita). Lasciandosi alle spalle il datato spettacolo di Bruno De Simone con le sue stucchevolezze settecentesche, il Teatro Sotterraneo, complici le scene e costumi della Accademia di Belle Arti di Urbino, ha optato per costruire una situazione diversa e votata alla attualizzazione. Il gruppo di giovani artefici della avanguardia teatrale e registica italiana, il Teatro Sotterraneo ha creato una nuova attrazione per Pesaro: Rossiniland, parco di musiche, di memorie e di attrazioni rossiniane che viene presentato sulla scena del Teatro Rossini come un mondo parallelo in cui la vicenda del Bruschino diventa uno spettacolo per turisti e visitatori che vagano per il parco e assistono all’agire dei personaggi della farsa rossiniana che vengono collocati sulla scena come i figuranti dei cartoons a Disneyland con costumi di carta lucida e parrucche plasticate dai colori sgargianti.  I loro spettatori figuravano nelle più disparate formazioni: turisti per scelta e per caso, coppiette di vario orientamento, bighelloni di diverso tipo e una scolaresca con tanto di  maestrina in visita al fantastico mondo di Rossiniland. Negli angoli all’incrocio di vie in una Pesaro trasfigurata e turisticizzata con il fast-food, il distributore automatico e l’ascensore per accedere alla sopraelevata, le scene dell’opera si succedevano come spettacoli di strada e all’inizio della rappresentazione, prima dell’attacco della nota sinfonia, una donnetta delle pulizie entra sul palco con scopa e pattumiera canticchiando anzi stonando l’incipit dell’aria di Sofia Ah donate il caro sposo. Poi tutta la scena si anima, arrivano gli interpreti del cast che iniziano a vestire i costumi di scena e spunta un distinto orchestrale (Noris Borgogelli) a sollecitare gli altri e il direttore a dare inizio alla musica. I tratti dell’allestimento-divertissement c’erano tutti ed esibivano una visione registica del capolavoro rossiniano che si connette con l’attualità del fatto teatrale concepito non più come rappresentazione della realtà ma come realtà della rappresentazione. Tanto più la nostra sensibilità attuale apprezza Rossini per l’evidenza dell’artificio che per la pretesa di nasconderlo, come afferma l’illuminante saggio di José Luis Téllez: ecco allora giustificate le scelte registiche aventi per obiettivo il confronto con il nostro immaginario di una vicenda teatrale, quella del Bruschino, cui peraltro neanche Rossini mostra di credere troppo con i suoi non-sense e l’ingresso della realtà extramusicale nella sinfonia con il battito degli archi sul leggio e il sorprendente tito…tito…tito del figlio di Bruschino che alla fine dell’opera compare ubriaco e pentito. Elemento pre-potente di attualità nella lettura registica e scenica dell’allestimento era il locandiere Filiberto (Andrea Vincenzo Bonsignore) rappresentato come proprietario di un fast-food preda della crisi economica e sull’orlo del fallimento, perciò assetato di denaro e pronto a tutto, anche a brandire la mannaia insanguinata da macellaio. Per venire al cast vocale è inevitabile constatare l’inadeguatezza di alcuni interpreti, prima fra tutti Maria Aleida in Sofia, un sopranino di minimo spessore vocale, che appariva compiaciuta (immotivatamente) più della propria vocalità che consapevole del proprio ruolo di interprete rossiniana al ROF: piatta e inespressiva la sua lettura nei duetti con il tenore e con il basso, priva dello smalto e dello slancio dovuto la sua agilità nell’aria Ah donate il caro sposo, ha risolto le variazioni sbilanciando tutta la tessitura nella zona acuta (ma i suoni erano ben lungi dal galleggiare sul fiato) con palese secchezza della coloratura, tradendo un livello di preparazione vocale e scenico ancora troppo scolastico; duole pronunciarsi in questi termini, ma il ROF ci ha abituato a ben altri interpreti ed artisti. Altra spiacevole sorpresa, questa volta solo dal punto di vista vocale, era il Gaudenzio di Carlo Lepore, che si è trovato in una tessitura palesemente inadatta per la sua natura di basso pieno e non di bass-baritone; pur non facendosi prendere in contropiede dalle note estreme sul passaggio di agilità e di sbalzo nell’aria Nel teatro del gran mondo, è incorso in più di una ruvidezza e, nel duetto con il soprano E’ un bel nodo che due cori, la défaillance nota come goccia di muco (leggi: suono spezzato) purtroppo si è fatta sentire. Peraltro indiscusso padrone del palcoscenico, Lepore ha fatto dimenticare ogni difficoltà con l’estro della sua arte scenica e del suo magistero belcantista, risultando con il ben azzeccato Bruschino padre di Roberto De Candia il vero protagonista della serata. Esilarante la sua apparizione in scena con un segway elettrico. Buona prova quella del tenore David Alegret in Florville che ha dimostrato l’equilibrio necessario tra la resa vocale e quella scenica. Ottime infine le voci e le presenze degli interpreti comprimari: Chiara Amarù nel ruolo di Marianna, Andrea Vincenzo Bonsignore in Filiberto e di Francisco Brito nel doppio ruolo di Bruschino figlio e del Commissario. È stata infine una piacevole sorpresa l’efficacia della direzione del giovane M° Daniele Rustioni, al suo debutto a Pesaro, sul podio dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini che si riconferma grande e flessibile strumento nelle mani di un maestro della bacchetta quale fine lettore nonché “dicitore” di una partitura lieve e ricca di atmosfere timbriche, capace di riconoscere e valorizzare ogni elemento nei divertiti e raffinati contrappunti rossiniani tra voci e strumenti. Foto Amati-Bacciardi – Rossini Opera Festival di Pesaro

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