Bergamo, Teatro Donizetti: “Maria Stuarda”

Bergamo, Teatro Donizetti – Bergamo Musica Festival 2012
“MARIA STUARDA”
Tragedia lirica in due atti di Giuseppe Bardari
Edizione critica a cura di Anders Wiklund
Musica di Gaetano Donizetti
Maria Stuarda MARIELLA DEVIA
Elisabetta JOSÈ MARIA LO MONACO
Leicester DARIO SCHMUNCK
Talbot MIRCO PALAZZI
Cecil MARZIO GIOSSI
Anna DIANA MIAN
Orchestra e Coro Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti
Direttore Sebastiano Rolli
Maestro del Coro Fabio Tartari
Regia Federico Bertolani
Scene Giulio Magnetto
Costumi Manuel Pedretti
Luci Claudio Schmid
Nuova produzione e nuovo allestimento Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti e Teatro Sociale di Rovigo
Bergamo, 12 Ottobre 2012

Il Bergamo Musica Festival “Gaetano Donizetti” prosegue la sua 7a edizione con la riproposta della “Maria Stuarda”, titolo non tra i più noti, ma lavoro che contiene pagine di notevole ispirazione. Ben si sa quanto il compositore bergamasco fosse affascinato da figure femminili al cui travagliato destino dedicò la maggior parte della produzione operistica, così come appare evidente la stilizzata idealizzazione che portò Donizetti ad una sorta di beatificazione in musica di alcuni personaggi storicamente esistiti, com’è appunto il caso della sovrana di Scozia, le cui gesta nella vita non furono propriamente riconducibili all’operato di una santa donna.
Una simile concezione estatica della protagonista non poteva trovare, ai giorni nostri, miglior esecutrice di Mariella Devia. Il soprano ligure che vanta ormai quarant’anni di carriera, si è resa testimone per eccellenza di un impegno, di una dedizione, di una serietà e, in una parola, di una professionalità nei confronti della quale non si può che dimostrare enorme rispetto e gratitudine. Un poco rigida durante il recitativo d’ingresso, la Devia ha poi preso quota già a partire dalla bella aria “O nube che lieve”, dove ha impartito una lezione di canto legato senza paragoni. Il sostegno del fiato, solido come una roccia, le ha permesso di posizionare correttamente tutti i suoni e di farli arrivare al pubblico con la giusta intensità e perfettamente intonati. Impeccabile nei duetti con Leicester prima e con Talbot poi, è giunta alla grande scena finale evidentemente affaticata, tanto che alcune frasi quali “tutto col sangue cancellerò” hanno mostrato incrinature e cedimenti nell’intonazione. Ma nell’aria di commiato “Ah! se un giorno da queste ritorte”, il soprano ha fatto ricorso a tutto il suo armamentario tecnico, dissimulando così la stanchezza e producendosi in un’esecuzione straordinaria del brano, concluso da un ottimo sovracuto. Sarebbe del tutto fuori luogo, a questo punto, sciorinare quei difetti, o mancanze, che hanno sempre caratterizzato il canto, o meglio, l’interpretazione della Devia, oggi come vent’anni fa e perciò non resta che “togliersi il cappello”, come hanno fatto i numerosissimi melomani accorsi a Bergamo per celebrare questa grande professionista del Belcanto.
Josè Maria Lo Monaco ha voce di bel colore e discreta ampiezza, ma ha esibito un’emissione svilita da durezze varie, unitamente ad un registro acuto abbastanza forzato. La sua Elisabetta si è comunque imposta per un atteggiamento scenico sufficientemente sicuro e disinvolto, ad onta del costume che richiamava alla mente una buffa somiglianza con la disneyana Regina Grimilde. Il tenore Dario Schmunck (Leicester) è interprete piuttosto monodimensionale e non possiede uno strumento particolarmente affascinante, ma ha cantato bene una parte di estrema difficoltà. Nella fattispecie, sia la prima scena con Talbot che il seguente duetto con Elisabetta espongono il cantante a parecchie insidie (una scrittura che insiste di continuo sul passaggio di registro e scomode note d’attacco scoperte), tuttavia Schmunck ha saputo rendere il tutto con un’emissione compatta e molto calibrata, ad eccezione di un paio di cedimenti di diaframma sulle note conclusive di alcune frasi. Assolutamente convincente il Talbot di Mirco Palazzi: bellissima voce di basso cantante, giovane nel timbro, ma già di bella rotondità e perfettamente proiettata; capace di intenzioni lodevoli e di mezzevoci suggestive, ancorché perfettibili nell’appoggio. Molto piacevole da vedersi e da ascoltarsi l’Anna di Diana Mian, mentre un gradino sotto è parso Marzio Giossi nei panni di Cecil.
Sebastiano Rolli ha diretto con metronomica perfezione (anche se la predisposizione a tempi lenti ha reso pesante la narrazione qua e là) un’orchestra che si dimostra, di prova in prova, sempre più consapevole di come si debba rendere al meglio la partitura donizettiana. Il Coro, particolarmente impegnato in quest’opera, non ha esordito nel migliore dei modi, ma ha saputo regalare un’esecuzione emozionante della grande pagina “O truce apparato!” al terz’atto.
Lo spettacolo su regia di Federico Bertolani si segnala per l’eleganza formale delle scene di Giulio Magnetto, per il bianco/nero dei costumi di Manuel Pedretti  e per le sempre efficaci luci di Claudio Schmid. Foto per gentile concessione del Bergamo Musica Festival “Gaetano Donizetti”

 

 

 

Lascia un commento