Brescia, Teatro Grande: “Tosca”

Brescia, Teatro Grande – Stagione d’Opera e Balletto 2012
“TOSCA”
Melodramma in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
dal dramma omonimo di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini
Floria Tosca MIRJAM TOLA
Mario Cavaradossi RUBENS PELIZZARI
Il Barone Scarpia SEBASTIAN CATANA
Cesare Angelotti ZIYAN ATFEH
Il sagrestano PAOLO MARIA ORECCHIA
Spoletta PAOLO ANTOGNETTI
Sciarrone/un carceriere DANIELE CUSARI
Un pastorello LUISA BERTOLI
Coro del Circuito Lirico Lombardo
Coro di voci bianche “Claudio Monteverdi” di Cremona
Orchestra “I Pomeriggi Musicali”
Direttore Giampaolo Bisanti
Maestro del coro Antonio Greco
Maestro del coro di voci bianche Hector Raul Dominguez
Regia Elena Barbalich
Scene e costumi Tommaso Lagattolla
Luci Giuseppe Ruggiero
Video Nicola Di Meo
Allestimento Fondazione Lirico-Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari
Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo: Ponchielli di Cremona, Grande di Brescia, Sociale di Como, Fraschini di Pavia.
Brescia, 7 Ottobre 2012

La “Tosca” di Giacomo Puccini ha inaugurato la nuova stagione lirica del Teatro Grande di Brescia. E si è trattato di un’inaugurazione particolarmente felice dal punto di vista scenico, poiché sempre più di rado accade di assistere ad un allestimento d’opera che sappia coniugare mirabilmente eleganza ed incisività, tradizione ed innovazione e, soprattutto, che riesca ad essere contemporaneamente misurato ed efficace.
Elena Barbalich, regista veneziana, mette in scena il dramma ispirato al lavoro di Victorien Sardou con l’apporto essenziale delle scene e dei brillanti costumi firmati da Tommaso Lagattolla. L’assenza di scenografia, classicamente intesa, è ampiamente riempita dal gioco ad incastro di neri pannelli mobili che, come tasselli di un domino, vanno a svelare, di volta in volta, scorci di un fondale infinitamente mutevole per soggetto, colore, prospettiva e luminosità. Tali pannelli compongono e scompongono silenziosamente  gli elementi utili al momento narrativo, grazie a quell’effetto che, in fotografia, viene chiamato ritaglio. Il grande sipario in velo che incornicia il palcoscenico per tutta la durata dell’opera, contribuisce poi a donare quell’aspetto pittorico e vagamente fané ai personaggi ed alle loro gesta, il tutto valorizzato dallo stupefacente disegno luci di Giuseppe Ruggiero e dalle proiezioni video discrete e raffinate ad opera di Nicola Di Meo. Risulta assai personale il tocco con cui la Barbalich incastona nella narrazione alcuni tableaux vivants di stampo sia religioso che neoclassico: fra tutti, una fedele rappresentazione iconografica della tortura di San Sebastiano, in evidente parallelismo con la drammatica sorte di Cavaradossi. Più inserita nel solco del “già visto” (ma non per questo meno efficace nel risultato), la concezione visiva dell’ultimo atto, realizzato mediante l’ausilio di un’illuminazione palesemente ispirata alla tecnica scenica delle ombre cinesi.
Musicalmente parlando, la direzione di Giampaolo Bisanti ha saputo trarre dall’orchestra de “I Pomeriggi Musicali” un suono tornito, ma mai pesante o tronfio, ovunque sorretto da dinamiche pertinenti. Molto attento pure alla situazione sul palcoscenico, il giovane direttore dimostra di possedere quella sensibilità capace di valorizzare il canto, senza che questo risulti mai sovrastato o penalizzato dal turgore orchestrale. Tuttavia, la performance complessiva ha sofferto di un cast disomogeneo per caratteristiche e rendimento. Il tenore bresciano Rubens Pelizzari ha voce piacevole, soprattutto nel registro centrale, discretamente morbida ed appare a proprio agio nella tessitura di Mario Cavaradossi. Qualche suono sfocato nel passaggio di registro ed un paio di acuti leggermente aperti non vanno a sminuire una performance comunque soddisfacente, anche volendo considerare l’interpretazione fin troppo semplificata del ruolo e la comunicativa bonariamente paesana. Lo Scarpia di Sebastian Catana è ottimo dal punto di vista scenico: il suo personaggio esibisce una cattiveria fiera e risoluta (nulla a che vedere con l’orripilante orco cui puntano altri interpreti), ma tende ad affossarsi nell’aspetto vocale, a causa di un timbro piuttosto sbiancato e di un’emissione che tende ad andare nel naso più di quanto si vorrebbe sentire. Paolo Maria Orecchia nei panni del Sagrestano è molto bravo nel rifuggire il taglio macchiettistico che tanto opprime questo personaggio, proponendo un ometto scostante e perennemente imbronciato. Soltanto discreti i comprimari, molto buono il Coro del Circuito Lirico Lombardo e davvero eccellente la prestazione del Coro di voci bianche “Claudio Monteverdi” di Cremona.
Resta da dire della Tosca di Mirjam Tola: vocalmente fuori parte, perennemente forzata, corta nei fiati ed incerta nell’intonazione. Un vero peccato, giacché una “Tosca” senza Tosca non può che costituire un evidente paradosso.

One Comment

  1. Pierluigi

    Sono in gran parte d’accordo con quanto Lei asserisce. All’altezza mi è parsa la prova dell’orchestra ben condotta dal M.ro Bisanti e davvero bello lo spettacolo nel suo insieme. Il migliore del cast? Sicuramente il baritono Catana,a mio avviso bravo non solo dal punto di vista della recitazione ma in buona sostanza anche dal punto di vista vocale. La prova del bresciano Rubens Pelizzari è parsa certamente corretta e anche gradevole ma anche troppo genrica. Ma certo Tosca dov’era? La “cantante” Tola non è poi così male, ma non è Tosca: la sua organizzazione vocale è troppo lontana da quanto esige Puccini e credo che la stessa cantante sia conscia di questo: ma allora perchè accettare Tosca? Oltretutto non è nemmeno il caso di osare simili ruoli che finiranno senza dubbio per rovinarle la voce. Peccato davvero!

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