San Francisco: recital del tenore Mark Padmore

San Francisco USA, San Francisco Performances, Herbst Theatre
Mark Padmore interpreta Schumann, Berg e Schubert
Al pianoforte Jonathan Biss
Robert Schumann:Gesänge der Frühe, Opus 133 
Alban Berg
Sieben Frühe Lieder
Franz Schubert
Sei Lieder da  Schwanengesang, D. 957, Nos. 8-13
Der Atlas; Ihr Bild; Das Fischermädchen; Die Stadt; Am Meer: Der Doppelgänger
Robert Schumann: Dichterliebe, Opus 48; Die Lotosblume, Op. 25, No. 7 from Myrten
San Francisco, 6 ottobre 2012

La settimana scorsa ha avuto luogo la serata di apertura di Schumann: Under the Influence, un’ampia serie  concerti a livello internazionale. Tenuti dal pianista Jonathan Biss, accompagnato da diversi collaboratori, questi concerti, curati personalmente da Biss stesso, intendono esaminare il lavoro di Robert Schumann ad un livello più profondo ed intimo. Il Liederabend è stato il secondo di una serie di due concerti offerti da San Francisco Performances con la partecipazione del tenore inglese Mark Padmore. Sull’onda dell’entusiasmo per il progetto, Biss ha dichiarato di voler “mostrare la musica di Schumann esattamente per quella che è – profondamente poetica, fragile, ossessiva, evocativa, bizzarra, viscerale.” In questa serata, il duo è davvero riuscito nell’impresa.
La prima parte del programma è stata un po’ approssimativa, partendo con un’esecuzione solista di Biss in un certo senso sciatta e banale dell’ultima composizione per pianoforte di Schumann, Gesängeder Frühe. Sono seguite le Sieben Frühe Lieder di Alban Berg, di solito appannaggio di soprani e mezzosoprani.  I lieder sono risultati sorprendentemente facili all’ascolto e  assai assimilabili allo  stile di un  Mahler o di uno Strauss piuttosto che di Schoenberg, col quale Berg studiò per sei anni. Padmore si è maldestramente  affidato allo spartito e non è sembrato interamente a suo agio, come se la musica non fosse ancora del tutto assimilata partita. Ha spiccato il lied “Schilflied”, cantato con brillante lucidità e un senso di meraviglia tali da sentirsi quasi trasportati in quel percorso segreto che porta alla foresta incantata illuminato dalle luci della sera. La dizione tedesca di Padmore è forse una delle più belle che abbia mai sentito. Chiara, brillante e leggera. Pronuncia le finali e le consonanti con chiarezza, ma riuscendo a non far sembrare duro il suono delle parole.
Dopo  Berg, il programma ha offerto sei lieder tratti  dal ciclo Schwanengesang, (No. 8-13 )di Schubert, i cui testi sono stati scritti dal grande poeta tedesco Heinrich Heine. Immediatamente si è capito che Padmore conosceva il repertorio così bene che le canzoni sembravano fermamente radicate in ogni singola cellula del suo corpo. Ha cantato per il pubblico questa volta, come se volesse invitarci a intraprendere un viaggio con lui, sebbene si trattasse di un viaggio nella miseria e nella sofferenza. E, per coloro fra di noi che erano disponibili, che viaggio è stato! Ha eseguito “Der Atlas” con amarezza e furia, cantando con convinzione ed esplosività. La giocosa e civettuola “Das Fischermädchen” ha offerto un breve sollievo dall’oscurità e dalla disperazione. Biss ha sostenuto il tenore in ogni momento, la sua esecuzione attenta non solo ha definito l’atmosfera di ciascun aneddoto, ma ha anche offerto immagini colorate accompagnate da racconti sfumati e dettagliati. Il tremolo nelle ottave gravi prodotte dalla sua mano sinistra si accompagnava agli arpeggi frizzanti in settima diminuita (prima inversione) che imitavano le vorticose folate di vento della sua mano destra in “Die Stadt” e il risultato è stato così inquitante da far venire i brividi. Biss ha dipinto un quadro desolante di arbusti che rotolano spinti dal vento in una città fantasma abbandonata; una terra desolata in cui restano solo ricordi di un amore perduto. Allo stesso modo, Biss ha evocato la nebbia e ha creato il suono dell’acqua in piena in “Am Meer” mentre Padmore cantava “Der Nebel stieg, das Wasser schwoll.” Ultimo lied  “Der Doppelgänger,” un momento di vero e terrificante teatro lirico. Mentre cantava della visione del suo doppio, Padmore guardava fisso nello spazio, immoblizzato e con gli occhi sbarrati per il terrore, fissi su un punto come se stesse davvero guardando il proprio spettro.
La seconda parte della serata è stata dedicata al “tour de force” del Dicterliebe di Schumann. Il ciclo si apre con “Im wunderschönen Monat Mai.” La lentezza sia del pianoforte che della voce crea un impatto particolare durante gli ultimi due versi di ciascuna stanza. Si percepiva un tal senso di climax, che il cantante pareva pieno di desiderio quasi fino a scoppiare come i boccioli che fioriscono nella dolcezza del mese di maggio. Padmore ha fatto mostra di un’impressionante agilità vocale nella vivace “Die Rose, die Lilie, die Taube, die Sonne” seguita immediatamente dalla tranquillità e dalla calma di “Wenn Ich in Deine Augen seh’.” Impossibile sfuggire all’ironia di “Ich Grolle Nicht,” che era imbevuta di amarezza e indignazione. Padmore è uno di quei rari artisti capaci di mantenersi con successo in equilibrio sulla linea sottile che separa il canto espressivo da quello apertamente sentimentale, quando si tratta di confrontarsi con l’arte del Lieder tedesco e in “Hör’ ich das Liedchen klingen” le leggere inflessioni nella sua voce raccontano la storia di una melanconia interna profonda e dolorosa che si cela sotto un’esteriorità calma e stoica. “Die alten, bösen Lieder” ha concluso il ciclo e non poteva rappresentare scelta più adatta. Per seppellire tutte le vecchie, rabbiose canzoni in una grande bara e farla affondare nel profondo del mare – una conclusione catartica e soddisfacente auspicabile anche per tutte le relazioni fallite che uno raccoglie nel corso della vita. Benché il lied inizi con un deciso senso di fermezza, il lungo postludio pianistico ha l’ultima parola, dissolvendo il dolore a partire dall’ultimo verso. Con un tasto maggiore, Biss crea un’atmosfera di serenità e una sensazione di leggerezza e deriva mentre sembra di vedere la bara sprofondare con grazia verso il fondo del mare, dove riposerà in un sonno pacifico.
Padmore e Biss hanno dimostrato di essere un duo  assolutamente brillante. Entrambi si sono esibiti in questa intricata danza fra poesia e musica con grande intelligenza, sensibilità e introspezione. La purezza della voce di Padmore è penetrante e divina. È stato uno dei recital di Lieder migliori a cui abbia assistito. Unico bis: “Die Lotosblume” di Schumann su testo  Heine.

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