Verona, Teatro Filarmonico: Beethoven e Mozart per il Secondo Concerto della Stagione Sinfonica veronese

Verona, Teatro Ristori, Stagione Sinfonica 2012 della Fondazione Arena di Verona
Orchestra dell’Arena di Verona
Direttore Giacomo Sagripanti
Pianoforte Chiara Opalia
Ludwig van Beethoven: “Egmont”Ouverture op.84
Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore op. 3
Wolfgang Amadeus Mozart: Sinfonia nr.41 in do maggiore K.551 ” Jupiter ”
Verona, 27 ottobre 2012
La Fondazione Arena di Verona ha inaugurato la sua stagione invernale -solitamente  si svolge al Teatro Filarmonico- nel vicino Teatro Ristori, una “gemma” splendidamente restaurata, riaperto dopo decenni di chiusura.  Un ciclo di 4 concerti dedicati alla prima Scuola Viennese, Haydn, Mozart e Beethoven, adatto al più “intimo” spazio del  Ristori, è stato scelto per aprire la stagione, che continuerà con il nuovo anno al Filarmonico con un repertorio tratto essenzialmente dal 19° e 20° secolo.
Tutti e quattro i programmi includono brani tra i più conosciuti e popolari di questi compositori, che nel secondo concerto del 27 ottobre include l’Overture da Egmont ed il Terzo concerto per pianoforte ed orchestra di Beethoven , e la Sinfonia n° 41 di Mozart, la Jupiter.  Il concerto con l’orchestra della Fondazione Arena di Verona è stato affidato a due giovani artisti all’inizio della loro brillante carriera, il direttore Giacomo Sagripanti e la pianista Chiara Opalia.  I due artisti hanno portato freschezza e competenza ad un programma “familiare”. Lo stile di Sagripanti è energico, espressivo e comunicativo, aiutato dalla sua scelta di non usare una bacchetta. La linearità dei suoi tempi ed il bilanciamento fra le diverse sezioni orchestrali, specialmente nella sinfonia, hanno mostrato la sua consapevolezza strutturale.  Particolarmente chiaro e trasparente è stato il canone a 5 parti nell’ultimo movimento della sinfonia, che ha portato la stessa ad un finale gioioso ed effervescente. Le entrate dei diversi strumenti erano chiare ed incisive e la combinazione dei legni era sottolineata con attenzione.  In generale, tuttavia, l’eccellente acustica della sala avrebbe consentito una maggiore tensione musicale se si fosse prestata maggiore attenzione alla qualità del suono e un più grande contrasto di dinamiche.
Chiara Opalia, una solista con un tocco chiaro e determinato, era accurata e fluida nell’esecuzione, favorendo un approccio lirico nel carattere scuro e patetico dell’unico concerto in minore di Beethoven. Il suo fraseggio era eloquente ed i suoi tempi non erano mai esagerati.  La sua espressività tendeva più al romantico che al classico, nel quale si è potuta esprimere liberamente nel bis scelto, il Liebestraum no. 3 di Liszt.  Sia il concerto che il bis sono stati accolti con calore dal numeroso pubblico presente. L’orchestra e la pianista erano ben bilanciati, particolarmente nella linea dei fagotti sugli arpeggi del pianoforte nel secondo movimento ed alla fine del medesimo movimento nel pianissimo dei corni. Questo momento è stato sfortunatamente rovinato dalla problematica intonazione da parte dei legni nel successivo accordo finale in mi maggiore.
Degna di nota è stata inoltre l’innovazione tecnologica nel sollevare ed abbassare il pianoforte sul palco tramite una piattaforma, evitando in questo modo la disturbante necessità che il piano ostruisca la visuale dell’orchestra durante la sinfonia o di dover interrompere il concerto per spostare i leggii e le sedie per far entrare il piano sul palcoscenico.  Una soluzione molto armoniosa. Foto Ennevi per Fondazione Arena di Verona

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