Brescia, Teatro Grande: “I Capuleti e i Montecchi”

Brescia, Teatro Grande – Stagione d’Opera e Balletto 2012
“I CAPULETI E I MONTECCHI”
Tragedia lirica in due atti e quattro parti su libretto di Felice Romani.
Musica di Vincenzo Bellini
Giulietta DAMIANA MIZZI*
Romeo FLORENTINA SOARE*
Tebaldo FABRIZIO PAESANO
Lorenzo PASQUALE AMATO
Capellio ALESSANDRO SPINA
Orchestra de “I Pomeriggi Musicali”
Coro del Circuito Lirico Lombardo
Direttore Giuseppe La Malfa
Maestro del coro Salvatore Sciammetta
Regia Sam Brown
Scene e costumi Annemarie Woods
Light designer Giuseppe Di Iorio
Coproduzione Teatri del Circuito Lirico Lombardo, Teatro dell’Opera Giocosa di Savona
Nuovo allestimento – Progetto vincitore European Opera-Directing Prize 2011 in collaborazione con Opera Europa e Camerata Nuova
(* Vincitori del Concorso AS.LI.CO 2012)
Brescia, 4 Novembre 2012

Gentile Pubblico, il Teatro Grande non condivide la scelta di alcune scene che potrebbero urtare od offendere la sensibilità degli spettatori, ma ha comunque ritenuto di dover rispettare la visione generale del regista. Ci scusiamo fin da ora. È questo, a grandi linee, il comunicato che si è diffuso dagli altoparlanti, pochi secondi prima dell’inizio de “I Capuleti e i Montecchi” opera di Vincenzo Bellini, nell’allestimento vincitore dell’European Opera-directing Prize del 2011.
Il regista britannico Sam Brown ambienta la storia nella Romania d’inizio ‘900, un paese popolato da numerosi clan zingareschi, in perenne rivalità, ossessionati dal senso di appartenenza alla famiglia, della quale difendono onore ed interessi. Un mondo in cui la mentalità maschilista soffoca e annichilisce la figura femminile, ridotta a mero oggetto di piacere sessuale e considerata solo nella sua funzione di “merce di scambio” per il rafforzamento di amicizie od alleanze. Ed è in quest’ottica che Brown pensa all’effetto shocker che deriva dalla messa in scena di uno stupro di gruppo, lungo quanto la durata della sinfonia: una giovinetta, esile quanto un giunco, legata con robuste corde, viene percossa, umiliata, posseduta a turno da una moltitudine di uomini bavosi ed ubriachi ed infine brutalmente uccisa da Tebaldo, durante la festa per il suo addio al celibato. Al termine della sinfonia, il loggione del Grande, puntuale come un orologio svizzero, si è fatto sentire protestando sonoramente con un coro di Schifo! Vergogna! Buuu!, fornendo quella pennellata di folklore che spesso contraddistingue i teatri di tradizione. Ciò detto, lo spettacolo è risultato efficace nel perseguire l’intento del regista unicamente nella prima parte, dove la prevaricazione maschile e la violenza in genere sono stati più evidenti (persino Romeo, duettando con Giulietta, è solito strattonarla ed insidiarla sessualmente); più noioso, invece, il secondo atto, quando le idee sono andate scemando e Brown ha dovuto, suo malgrado, attenersi maggiormente al libretto di Felice Romani. Le scene ed i costumi di Annemarie Woods sono parsi molto ben realizzati, anche se di connotazione equivoca (più di qualcuno, in sala, parlava di mafia siciliana), mentre le indicazioni sceniche del regista sono state seguite con buona professionalità da tutti i componenti del cast.
Su tutti, la Giulietta di Damiana Mizzi. Il giovane soprano pugliese, nonostante l’indisposizione annunciata prima che l’opera avesse inizio, ha composto un ritratto davvero incantevole dell’eroina shakespeariana: l’aria “Oh! quante volte, oh! quante” e pagina tra le più sublimi di tutto Bellini, è stata resa in modo ottimale, grazie ad un controllo calibratissimo dell’emissione, alla vocalità fresca e ad una dizione chiara e naturale. Anche nel prosieguo della partitura, la Mizzi si è dimostrata musicalmente preparata e non ha avuto alcuna incertezza nel sostenere la scrittura legatissima del personaggio. Non sullo stesso livello, Florentina Soare nei panni del protagonista maschile. La giovanissima cantante rumena possiede voce d’estensione chiaramente sopranile e perciò inadatta alle caratteristiche vocali di Romeo. Durante il primo atto, ogni affondo nel registro grave si risolve con suoni molto deboli e piatti, sempre in bilico quanto ad intonazione: la “tremenda ultrice spada” non abbaglia e, quindi, nemmeno impressiona. Tuttavia, appena la scrittura del personaggio sale, la Soare ritrova il giusto assetto e riesce a produrre note più convincenti, come nella romantica “Deh tu bell’anima”, la cui atmosfera morbidamente elegiaca sigla il momento migliore di una performance che è stata comunque salutata dal pubblico con calore e simpatia, anche in virtù di una recitazione piuttosto spavalda.
Delle voci maschili, si segnala quella dal bel colore di basso di Alessandro Spina (Capellio), mentre il tenore Fabrizio Paesano nei panni di Tebaldo ha esibito un’emissione incostante, pur dimostrandosi attore disinvolto. Quasi dilettantesco il Lorenzo di Pasquale Amato.
Giuseppe La Malfa ha diretto con sapienza un’orchestra sufficientemente impegnata (peccato solo per il perfido assolo del corno, all’inizio dell’aria di Giulietta), mentre Salvatore Sciammetta avrebbe senz’altro dovuto pretendere qualcosa di più dal coro, questa volta molto al di sotto del minimo sindacale.

5 Comments

  1. ettore

    Per la seconda volta nel giro di una settimana mi trovo d’accordo su ogni parola della recensione. Avessi dovuto scriverla io avrei scritto esattamente le stesse cose.

  2. antonella

    ….Ma perchè il Teatro Grande dov’era quando è stato presentato il progetto di quest’opera?….. comunicato imbarazzante!

  3. rigoletto1

    Recensione azzeccatissima anche se aggiungerei che siamo nel complesso anni luce lontani sul piano interpretativo dalle performance “vere ed emozionanti”…la giovane età delle protagoniste spiega ma non giustifica…Tornando a casa mi sono riascoltato i Capuleti di Gruberova/Muti e…sembrava un’altra opera….

  4. Pierluigi

    Trascrivo quello che ho scritto sulla pagina di Como domenica sera dopo aver assistito allo spettacolo al Teatro Grande:

    Sono reduce dalla pomeridiana al Teatro Grande di Brescia dove l’opera ha ottenuto,a teatro pressochè esaurito, un bellissimo successo. Il merito va sicuramente al maestro Giuseppe La Malfa che ha diretto la bellissima partitura belliniana con la giusta delicatezza ma con gli scatti nei momenti giusti. Se il coro avesse sempre fatto il suo dovere…! E poi bravissime sia Damiana Mizzi che Florentina Soare. I timbri fusi a meraviglia negli splendidi duetti e il notevole controllo dell’emissione vocale di entrambe hanno garantito la giusta ricezione dei momenti canonici. Gli altri interpreti erano decorosi…e la regia? Vi è stata una lieve contestazione dopo la sinfonia in cui compare la scena incriminata che, in effetti, risulta del tutto gratuita e non compatibile con la partitura belliniana, così come altri particolari nel primo atto. Ma la contestazione è stata zittita dal pubblico che in fondo voleva gustare l’opera di Bellini. E così è stato sino in fondo. In definitiva, tanto rumore per nulla, visto che spesso si tollerano trasmissioni televisive ben più volgari e nessuno fiata.

  5. Salvatore Sciammetta

    Egr. Sig. Dellabianca,
    pretendo sempre molto da me stesso e dai cori che seguo. Non mi reputo superficiale né sprovveduto. Se le cose non funzionano come dovrebbero sono il primo a soffrirne e a dispiacermene.
    Cordiali saluti
    Salvatore Sciammetta

Lascia un commento