San Francisco Opera:”Tosca”

San Francisco, War Memorial Opera House, Stagione Lirica 2012
“TOSCA”
Opera in tre atti di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
dal dramma omonimo di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini
Cesare Angelotti  CHRISTIAN VAN HORN
Sagrestano DALE TRAVIS
Mario Cavaradossi MASSIMO GIORDANO, BRIAN JADGE
Floria Tosca  ANGELA GHEORGHIU, MELODY MOORE, PATRICIA RACETTE
Barone Scarpia ROBERTO FRONTALI, MARK DELEVAN
Spoletta JOEL SORENSON
Sciarrone AO LI
Pastorello ETIENNE VALDEZ, RYAN NELSON FLACK
Un carceriere RYAN KUSTER
Coro e Orchestra della San Francisco
Direttore d’orchestra Nicola Luisotti
Regia Jose Maria Condemi
Scenografia e costumi (basati sulla produzione originale della Compagnia del 1932 disegnati da Armando Agnini) Thierry Bosquet
Luci Christopher Maravich
Direttore del coro Ian Robertson
San Francisco, 15 e 24 novembre 2012
Il San Francisco Opera ha concluso la sua stagione autunnale del 2012 con una su cui ha calcato un po’ la mano. Come strategia di marketing, la compagnia ha promosso le due protagoniste dei due cast alternativi di questa produzione come le “Dive in duello”. E chi mai si lascerebbe scappare una sfida, specialmente uno fra due “primedonne”? Da parte mia, ero curiosa di vedere chi avrebbe interpretatoo meglio Tosca, perciò mi sono recata a vedere entrambi i cast in due sere diverse.
Alcuni giorni prima del debutto, dal  teatro arrivavano notizie di tensioni. Durante il periodo delle prove,  fonti interne alla produzione divulgavano la notizia che lavorare con la Gheorghiu era un vero e proprio incubo. La cantante si rifiutava di seguire le indicazioni del regista, causando frustrazione in tutti i suoi colleghi. Sembrava che lo spettacolo dovesse ruotare tutt’intorno a lei. Con un simile comportamento da diva, uno si aspetterebbe un’esibizione che possa rivaleggiare con quelle della Callas. Invece così non è stato: non solo la Tosca della Gheorghiu non lascia segno, ma non è nemmono riuscita a concludere la recita.
In un’intervista col Blomberg News, la Gheorghiu ha dichiarato: “Sono una sostenitrice delle telecamere e dei microfoni e di tutto ciò che viene registrato perché questo è l’unico modo di lasciare una testimonianza.”  In effetti è così questo è anche l’unico modo per cogliere la voce altrimenti non udibile della diva – attraverso l’amplificazione di una registrazione. Nonostante la mia ottima posizione in teatro, la sua voce è parsa quanto mai  debole e di volume assai modesto per questo ruolo. La Gheorghiu ha interpretato una Tosca manierata e priva di passione. La sua interpretazione  è stata sterile come l’ambiente di un laboratorio per analisi. Ogni sua movenza è sembrata studiata,  meticolosamente calcolata per massimizzare il suo fascino sul palco, come se stesse posando per un servizio fotografico. Pensavo: Sono  a teatro o in uno studio di posa? Non c’era nulla di spontaneo nella sua esibizione. Il suo personaggio è sembrato non evolvere e non ha guadagnato nuovi livelli di complessità. Anche quando Scarpia le suggerisce che il suo amato Mario possa essere fuggito con un altra donna, la sua disperazione è sembrata finta. Così si è concluso il primo atto.
Dopo il primo intervallo, un nervosissimo David Gockley, General Director, è salito sul palco per annunciare che la signora Gheorghiu era stata colta da una forte indisposizione intestinale e ci ha pregato di pazientare. Al pubblico è stato chiesto di attendere per altri quindici, venti minuti, affinché la sostituta di Angela Gheorghiu, Melody Moore, potesse indossarne il costume. Si fosse trattato di un qualsiasi altro soprano, il pubblico si sarebbe dimostrato molto più comprensivo. Ma dato che si trattava della “famosa” Angela Gheorghiu, nota per i suoi capricci e un  comportamento scarsamente  professionale che hanno già compromesso i rapporti con il Covent Garden di Londra (dove dovrebbe apparire ne “La rondine” a luglio), il Met e il Lyric Opera il Chicago, molti hanno storto il naso e commentato ironicamente sul malessere della  signora. Fortunatamente la Moore ha rasserenato gli animi, calandosi nel ruolo con convinzione  e autentica passionalità.
Patricia “Pat” Racette, che si è esibita durante la serata del 24 novembre, rappresenta l’esatto contrario di Angela Gheorghiu sia sul palco che fuori. Ha una reputazione ineccepibile nell’ambiente e le compagnie operistiche continuano ad invitarla a cantare perché è una cantante fantastica che sa lavorare in team, professionale e gentile con tutti. La Tosca della Racette ha incarnato esattamente la mia idea di come questo personaggio vada interpretato: un complesso mix di ferocia, insicurezza, pietà e gioioso istinto. A differenza della Gheorghiu, la Racette si abbandona alla musica e si lascia trasportare. Non teme di esplorare anche gli aspetti meno piacevoli del personaggio di Floria Tosca (la gelosia, le nevrosi e l’insicurezza) e non ha paura di contrarre il suo volto in espressioni di strazio e orrore.  Di conseguenza, la Tosca vulnerabile della Racette riesce ad accattivarsi le simpatie del pubblico e a  entrare nei loro cuori. Ma la performance che davvero mi ha colpita più di tutte è quella del tenore Brian Jadge, che mi ha impressionata col suo Cavaradossi. Si è impadronito del ruolo ottimamente e la complicità con la Racette era innegabile. La prima volta che ho visto questo cantante in scena al SF Opera Adler Fellow nel 2009, in qualità di membro del “Merola Program”,  era parso goffo , dalla voce nasale e non particolarmente gradevole. Ma c’è da meravigliarsi del cambiamento avvenuto in pochi anni! Ora il Cavaradossi di Jadge trasuda sicurezza in ogni nota che canta (e le centra tutte). La sua voce potente e brillante riempie il teatro e quando affronta le note alte non c’è da preoccuparsi se le prenderà o meno – non sembra compiere alcuno sforzo. Sembra come se potesse cantare questo ruolo ad occhi chiusi. Il tenore italiano Massimo Giordano, invece, ha lasciato indifferenti in un certo senso. Benché non ci sia nulla da rimproverargli nella sua esibizione, questa si è rivelata anonima. Per un cantante che viene considerato “uno dei maggiori tenori al mondo” così come affermato nel suo sito web, mi aspettavo di più dalla sua esibizione. Infatti, ho decisamente preferito il canto e la recitazione di Jadge a quelli di Giordano.
L’elemento più debole del secondo cast è stato Mark Delavan (Scarpia) che ha mancato il personaggio. Per chi scrive, ciò che rende davvero eccitante il personaggio di Scarpia è la sua sottile ma pura perfidia. Come Jago, che il barone ammira e a cui guarda, Scarpia è un vero cattivo (al contrario di uno che,  ispira comunque simpatia) che è malvagio per il gusto di esserlo. Delavan (che ha interpretato un Woltan molto interessante nel Ciclo dell’Anello del 2011 sempre qui alla SF Opera), è stato uno Scarpia un po’ troppo simpatico. E’ parso impacciato e uno fondamentalmente buono di natura. Lo Scarpia di Delavan non ha saputo godere abbastanza  nel tormentare la povera Tosca e il suo Mario. Di conseguenza, è parso  inefficace e in qualche modo noioso: non ha intimorito e creato tensione drammatica. Ben più centrato lo Scarpia di Roberto Frontali, che ha  fatto sfoggio di maggiore Schadenfreude nella sua interpretazione. Nella sua voce si potevano sentire il tradimento e la crudeltà.
Nonostante il ruolo minore di Angelotti, la voce profonda e vigorosa di Christian Van Horn è stata impressionante e ha aiutato le mie orecchie a riprendersi sin dalle prime note. Joel Sorensen è stato uno Spoletta dai connotati comici e Dale Travis ha interpretato egregiamente il Sagrestano. Questa produzione molto tradizionale in realtà è stat un revival che mancava di immaginazione. Sono rimasta delusa nel constatare che il regista Jose Maria Condemi non abbia colto l’opportunità di dare nuova linfa o pensato di fare qualcosa di un po’ più azzardato, preferendo offrirci una regia di media routine. Nicola Luisotti è decisamente riuscito a far brillare l’orchestra in alcune occasioni, anche se, come nel caso della maggior parte delle sue performance, ci sono stati momenti in cui i tempi erano irregolari o in cui l’orchestra era in una bassa schiacciante. In alcuni momenti è sembrato che fosse talmente perso nella musica che dimenticasse che c’erano dei cantanti sul palco che cercavano di farsi sovrastare l’orchestra per farsi sentire. Photo by Cory Weaver

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