Una conversazione con Maria Billeri

Maria Billeri, soprano pisano, si diploma in canto giovanissima al Conservatorio “Frescobaldi” di Ferrara e consegue successivamente il Diploma di Laurea di II livello in Discipline Musicali (Canto, indirizzo lirico-teatrale) presso l’Istituto Musicale “Mascagni” di Livorno. Vince importanti concorsi nazionali ed internazionali come il “Luciano Pavarotti International Voice Competition” a Philadelphia e, in seguito alla vittoria ottenuta al concorso AS.LI.CO., debutta nel ruolo di Mimì ne “La Bohème” di Puccini. Il suo debutto internazionale avviene al Teatro dell’Opera di Stato di Praga nel 1998 con Elisabetta di Valois nel “Don Carlos” di Verdi. Si afferma brillantemente con il ruolo della Prima Corifea in “Assassinio nella Cattedrale” di Pizzetti al Teatro Regio di Torino, sotto la direzione di Bruno Bartoletti (2000). Il suo repertorio comprende, fra gli altri, ruoli quali Giorgetta (Tabarro), Tosca, Leonora (Trovatore), Amelia (Simon Boccanegra) e Santuzza. Nel 2009 interpreta Norma al Teatro Verdi di Pisa e al Teatro Sociale di Como, sotto la direzione di Alessandro Pinzauti e Daniele Rustioni. È del 2010 il grande successo per la sua interpretazione di Medea nell’omonimo titolo di Luigi Cherubini presso il Circuito Lirico Lombardo. Nell’estate del 2011 debutta come Abigaille nel “Nabucco” di Giuseppe Verdi all’89° Festival dell’Arena di Verona. Nell’ottobre dello stesso anno, è nuovamente Norma al Teatro Verdi di Sassari. Nel maggio del 2012 torna al Teatro Regio di Torino interpretando il personaggio della sacerdotessa druidica, diretta dalla bacchetta di Michele Mariotti, in una serie di recite che registra ampi consensi di pubblico e critica. Il prossimo 23 novembre debutterà il ruolo di Elvira nell'”Ernani” di Verdi presso i teatri del Circuito Lirico Lombardo, sotto la direzione di Antonio Pirolli e con la regia di Andrea Cigni. Per maggiori informazioni su Maria Billeri, ecco il link al suo website.

Definisciti con tre aggettivi…
Perfezionista, ostinata ed appassionata.
La musica è stata una vocazione?
E’ stata un’esigenza vitale. Ho voluto studiare musica a tutti i costi. In pratica ho cominciato a cantare prima che a parlare e da bambina ho chiesto insistentemente ai miei genitori di farmi studiare il pianoforte. Con mia grande delusione, ho dovuto aspettare un anno prima di poter mettere le mani su una tastiera, poiché occorreva innanzitutto studiare il solfeggio…che noia per una bambina! Ma ringrazio di averlo fatto: ho imparato subito il rigore nello studio della musica.
La tua famiglia ha influenzato le tue scelte?
Mio padre e mia madre hanno voluto che i figli scegliessero di studiare ciò che preferivano. Mio fratello e mia sorella sono entrambi architetti ed io sono l’unica musicista della famiglia. Solo una volta mio padre è intervenuto: per farmi cominciare a prendere lezioni di canto. Dirigevo un coro e quella che poi diventò la mia insegnante (Stefania Cappozzo Turchini) mi ascoltò cantare e mi disse che avrei dovuto pensare seriamente allo studio del canto. Io adoravo il pianoforte e credevo che sarebbe stata una perdita di tempo dedicarmi anche allo studio della vocalità. Passarono diversi mesi e mio padre fissò per me la mia prima lezione di canto, convincendomi a provare. Da quel momento non ho più potuto fare a meno del canto e della lirica.
Che cosa avresti fatto se non avessi fatto la cantante lirica?
La mia grande vocazione era la medicina. Alla fine del liceo ho dovuto fare una scelta, dato che non sarebbe stato possibile, per i miei genitori, aiutarmi economicamente sia negli studi di canto che in quelli di medicina. Così decisi di dedicarmi completamente solo ad una delle mie due grandi passioni. Non ho mai smesso di pensare a come sarebbe stata la mia vita come medico.
Qual è stato il tuo momento di maggior orgoglio?
Quando ho vinto i primi concorsi di canto e ho letto la gioia negli occhi dei miei familiari.
Qual è la delusione più grande che hai mai avuto?
Beh…delusioni nella vita ce ne sono tante…molte brucianti. Purtroppo ho molta memoria e le ricordo tutte. Allo stesso tempo, però, dopo aver metabolizzato il dolore, ho sempre avuto la capacità di andare avanti e fare finta che non fosse successo niente. Vivere in serenità è molto più importante che pensare alle delusioni e ciò che può intristire me e chi mi sta vicino, non merita di essere considerato.
Che cosa ti annoia?
Sentire ripetere le stesse cose molte volte. Oppure dover ascoltare le prediche fatte da chi pensa di sapere che cosa è bene per me, o il capire che una persona dice bugie.
Che cosa ti fa ridere?
Le occasioni per sorridere sono molto aumentate dalla nascita di mio nipote prima e dall’arrivo della mia gatta poi. Le risate, quelle grosse, le faccio spesso. Anche in questi giorni, in teatro, è capitato di ridere così tanto che non sono stata capace di ricominciare a cantare: magari un involontario errore di regia, un oggetto che si rompe o che ti cade in un momento drammatico.
Hai qualche paura?
La paura è un istinto primario: non si può non averne. Ho molte paure. Più di tutto temo per i miei cari. Sono molto protettiva e vorrei avere sempre tutto sotto controllo.
Che importanza dai al denaro?
La mia famiglia non ha mai navigato nell’oro: sono abituata alle rinunce, ai sacrifici. Ho sempre dovuto faticare molto per guadagnare. Ciononostante, per me il denaro è mezzo di sussistenza, mi serve per essere tranquilla economicamente, ma non è mai stato il motore della mia vita. L’allegra gestione del denaro pubblico, in ogni campo, è una cosa che mi fa rabbia. Non posso pensare a chi non ce la fa a finire il mese con lo stipendio o non viene addirittura pagato per il lavoro fatto. Lo sfruttamento del lavoro è una delle cose che mi indignano di più.
In cosa sei più spendacciona?
Di sicuro in tecnologia. Mi piacciono le novità ed amo stare al passo con i tempi. Subito dopo viene la passione per il trucco (anche in teatro porto i miei trucchi) e quella per le scarpe. Per fortuna ho un numero grande ed un piede molto difficile, così sono costretta a limitarmi. Il fatto di poter acquistare su internet è un vero disastro: l’unico modo per non andare in bolletta è usare una carta di credito ricaricabile e tenerla costantemente vuota.
Collezioni qualche oggetto?
No. Non sono particolarmente attaccata agli oggetti. Conservo solo le cose che evocano in me ricordi cari.
Quali sono le tue letture preferite?
In fatto di letture sono onnivora: fantascienza, narrativa, gialli, thriller, saggistica, manuali e trattati su svariati argomenti. Leggo di tutto e la sera non spengo la luce se non dopo aver fatto le ore piccole. Ho letto tutti i libri pubblicati di Stephen King e, in questo momento, sto finendo di leggere tutti i libri di Dean Koontz che sono riuscita a trovare in rete. Ho comprato un capiente ebook reader che mi consente di portare con me qualche migliaio di libri.
Il cantante o i cantanti preferiti?
Tanti. Su tutti, la Divina Maria Callas: è stata la prima cantante che mi ha emozionata e ha segnato il mio modo di studiare. Ho amato la sua enorme dedizione all’arte lirica e la sua forte personalità. Amo anche Renata Tebaldi per il colore stupendo della voce, Enrico Caruso e Rosa Ponselle per la modernità del loro fraseggio, Beniamino Gigli per l’apparente naturalezza dell’emissione, Mariella Devia e Alfredo Kraus per la perfezione tecnica, Dietrich Fischer-Dieskau, Nicolai Gedda…e questi sono solo una parte!
Qual è stato il primo disco che hai acquistato?
Un soprano del coro amatoriale che dirigevo, melomane convinta, mi regalava ogni tanto dischi delle opere più famose ed il mio primo acquisto è avvenuto piuttosto tardi. Appena dopo essermi diplomata in canto a vent’anni, in una torrida giornata di luglio, andai appositamente a Firenze e mi regalai, per festeggiare, “The Maria Callas Collection” ed una raccolta di arie da opere francesi, sempre cantate dalla Divina, su dischi in vinile a 33 giri.
Qual è il film che hai amato di più?
Uno dei film che ricordo sempre con commozione è “Philadelphia”: per il tema affrontato, per i magnifici attori e per la musica.
Qual è la stagione dell’anno che preferisci e perché?
Mi rassicura l’inverno: le pareti di casa che mi accolgono; la natura che dorme e si rigenera in vista della primavera…
Che rapporto hai con la tecnologia e qual è il gadget tecnologico di cui non potresti fare a meno?
La tecnologia è una delle mie passioni! Mi piace lavorare al computer. Non posso rinunciare al mio smartphone, che considero una delle cose più utili inventate negli ultimi anni.
Che rapporto hai con la televisione?
La accendo per i telegiornali e per cercare un bel film, magari di quelli di qualche anno fa. Ogni tanto mi appassiono a qualche serie televisiva, specie se tratta di medici o di fantascienza. Mi ha molto emozionata, ultimamente, la fiction “Caruso” con il bravo Gianluca Terranova: di tutt’altro genere, ma molto vicina al mio mondo. Non sopporto i talk show, le chiacchiere sensazionalistiche, lo sfruttamento mediatico del dolore. Ed il voler apparire a tutti costi di certi personaggi dello spettacolo, o comunque pubblici, che diventano mostri del “ritocchino”.
Che rapporto hai con la politica?
Quello che vedo e sento rispecchia il grande vuoto che esiste nel panorama politico italiano. Gente che aspira solo ad una “poltrona”, che spesso non sa neppure quale sia la vita reale di chi lavora con il minimo dello stipendio, che vive alle spalle di un popolo tartassato da anni di sprechi, di falsità, di burocrazia, che non tutela il patrimonio artistico della nostra nazione, che non aiuta la crescita culturale dei giovani, che toglie assistenza ai vecchi, ai malati, ai bisognosi, che non tutela le donne. Dato che non sopporto le bugie e le chiacchiere fini a se stesse, non posso avere un buon rapporto con questa politica.
Hai delle cause che ti stanno particolarmente a cuore?
Tante e riassumibili in una frase: l’aiuto ai più deboli. Ho sempre sperato che il mio lavoro potesse essere un mezzo per sensibilizzare la gente. Nel privato ho diverse attività che spero di poter seguire sempre di più e ho molti nuovi progetti per il futuro.
Giorno o notte?
Di sicuro la notte che, nella sua dimensione onirica, ti fa riflettere, placare, riposare, ripensare alla giornata trascorsa e ti prepara ad affrontare la successiva.
Qual è la situazione che consideri più rilassante?
La sera, la mia gatta accoccolata sulle gambe, la famiglia con me, una bella lettura o un lavoro manuale.
Qual è il tuo ideale di giornata?
Non esiste una giornata ideale. L’importante è che sia una giornata costruttiva!
Qual è la musica che di solito fa da sottofondo alle tue giornate?
Da mattina a sera ascolto musica sotto forma di vocalizzi, liriche di compositori italiani e stranieri di ogni epoca e moltissima opera, grazie ai miei allievi ed alla mia attività. Accendo spesso la radio e ascolto un po’ di tutto. Soprattutto quando viaggio in auto, non disdegno la compagnia dei motivi più gettonati, anche se non gradisco troppo le voci urlanti o gracchianti: deformazione professionale.
Qual è la vacanza o il viaggio che vorresti fare e che non hai ancora fatto?
Le ultime vacanze le ho fatte, credo, una decina di anni fa. Se potessi, vorrei fare dieci giorni di mare in un posto sperduto e solitario, facendo bagni, lunghe nuotate ed immersioni.
Qual è il tuo piatto preferito?
Un piatto tradizionale che ha le sue radici nella cucina popolare e che preparava la mia nonna materna, cioè il baccalà in agrodolce con uvetta e pinoli. Purtroppo, viste le calorie e considerato che si tratta di un cibo piuttosto indigesto, sebbene prelibato, lo mangio al massimo una volta all’anno.
Se ami cucinare, qual è il tuo piatto forte?
Adoro cucinare! E sperimentare sempre piatti diversi. In questo periodo mi riesce piuttosto bene una ricetta di caponata un po’ rivista e, dato che siamo in stagione, la vellutata di zucca. Fra i dolci, la torta Sacher. Faccio confetture e marmellate con frutta biologica ed amo preparare prodotti lievitati da forno.
Sempre se cucini…il tuo piatto veloce per eccellenza…
Spaghetti aglio, olio e peperoncino…che non mangio quando devo andare in teatro!
Vino rosso o bianco?
Di sicuro rosso e corposo, anche se sono quasi astemia.
Il posto dove si mangia peggio?
Mi dispiace, ma non ce la faccio a reggere la cucina tedesca.
A chi non conoscesse la tua voce, cosa faresti ascoltare?
Vorrei che chi non mi ha mai ascoltata dal vivo venisse in teatro ad una rappresentazione, magari di Norma o di un’opera di Verdi: non penso di possedere una voce particolarmente fonogenica.
Come tieni allenata la tua voce?
Facendo lezioni agli allievi, facendo regolari esercizi di tecnica e respirazione ed andando a lezione di spartito almeno due volte a settimana dalla mia pianista, la Signora Pieralba Soroga Manghesi: sono più di venti anni che mi sopporta.
Norma e Medea, due personaggi la cui interpretazione ti è valsa numerosi apprezzamenti da parte di pubblico e critica. Quali difficoltà si incontrano nel realizzarli?
Sono opere che hanno scritture stilisticamente molto differenti.
Da parte mia, ho cercato di essere attenta al rispetto delle indicazioni dei compositori ed alla loro appartenenza storico-musicale. Poi ho cercato di rappresentare le emozioni delle due eroine ed i loro forti contrasti interiori. Ho anche ascoltato alcune interpretazioni dei grandi del passato, ma senza esserne influenzata più di tanto: preferisco rimanere fedele a me stessa ed alle mie caratteristiche vocali.
Elvira nell’“Ernani” di Verdi: come reputi questo ruolo?
Un ruolo non completamente definito dal punto di vista della scrittura musicale e dell’evoluzione del personaggio, specie dal punto di vista teatrale. Adoro la sua aria di sortita. Elvira non riesce a cambiare un destino al quale dall’inizio vorrebbe opporsi con la forza del suo amore per Ernani.
Se ti fosse data l’opportunità di scegliere un ruolo molto lontano dalle tue caratteristiche vocali, cosa ti piacerebbe cantare?
Tutti i meravigliosi ruoli da mezzosoprano! In primis, Dalila del “Samson et Dalila” di Camille Saint-Saëns.
Cosa fai un’ora prima di salire sul palco?
Un’ora prima sono di sicuro in sala trucco e rompo i timpani ai truccatori ed ai parrucchieri con i vocalizzi…mi odiano!
Cosa non manca mai nel tuo camerino?
Lo spartito, la mia borsa, un phon, il mio cellulare.
A cosa pensi quando ti guardi allo specchio?
Vedo una donna che ha sempre affrontato la sua vita con onestà e rigore.
Il tuo motto?
Avanti, nonostante tutto e tutti.

4 Comments

  1. rigoletto1

    Splendida Maria,
    non vedo l’ora di sentirti nell’Ernani!!!
    La Norma a torino è stata da pelle d’oca!!!!!

    Vogliamo un bell’album!!!!

  2. Giorgio Bagnoli

    Gentile signora,
    è lei che si qualifica da sola. Prima di fare tanto l’offesa per la “censura” perchè non impara prima di tutto a qualificarsi con un nome e un cognome?…Comodo nascondersi dietro un “Lilli”….I commenti anonimi vengono automaticamente cancellati. Se lei è una fotografa della sig.ra Billeri, doveva pretendere che venisse citato il suo nome. Noi lo facciamo sempre e non abbiamo mai avuto problemi di nessun tipo con fotografi, sia di teatri che personali. Domani farò scrivere dal sig. Dellabianca alla sig.ra Billeri per avere chiarimenti a riguardo.
    Giorgio Bagnoli

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