“O paese d’ ‘o sole”: Vittorio Grigolo in concerto alla Scala

Milano, Teatro alla Scala – Recital di canto 2013
Tenore, Vittorio Grigolo
Pianoforte Vincenzo Scalera
Vincenzo Bellini: Dolente immagine di Fille mia – Vanne, o rosa fortunata – Malinconia, ninfa gentile – Per pietà, bell’idol mio
Gioachino Rossini: da Soirées musicales – La danza
Gaetano Donizetti: da Il Duca d’Alba – Inosservato, penetrava… Angelo casto e bel
Giuseppe Verdi: da Il corsaro – Ah sì, ben dite… Tutto parea sorridere
Francesco Paolo Tosti: Chanson de l’adieu – Pour un baiser – Ideale – ‘A vucchella – L’ultima canzone
Stanislaus Gastaldon: Musica proibita
Ruggero Leoncavallo: Mattinata
Ernesto De Curtis: Ti voglio tanto bene
Vincenzo D’Annibale: ‘O paese d’ ‘o sole
Milano, 7 Gennaio 2013

Un vero e proprio “one-man-show” ha inaugurato la nuova stagione dei recital di canto del Teatro alla Scala di Milano: il tenore Vittorio Grigolo, attesissimo da orde di fans di tutte le età che gremivano il Piermarini, ha dato vita ad uno spettacolo che gli anglosassoni definirebbero larger than life, capace di suscitare opinioni diverse e contrastanti. Chi guarda al bel Vittorio come ad una star della Nuova Lirica, impegnata ad apparire negli show televisivi di mezzo mondo, infiammandone gli spettatori con il mito dell’Italian Tenor, allora, durante il concerto scaligero, avrà avuto l’impressione di trovarsi di fronte ad una perfetta celebrazione (ed autocelebrazione) di tale meccanismo dello show business. Se, viceversa, ci si recava in questo teatro, pensando di ascoltare un cantante giovane e dotato che si cimentava con un programma tutto italiano, eterogeneo e piacevole (ancorché un poco ammiccante e ruffiano nel suo essere concepito come un sampler delle incisioni discografiche del tenore), con l’intento di compiacere un pubblico fornito di una qualche “memoria di ascolto”, allora questo concerto avrà destato ben più d’una perplessità.
Grigolo fa il suo ingresso in abito scuro e camicia lievemente sbottonata, come da copione. Il recital inizia con quattro arie da camera di Bellini, gemme di poetica musicale, dal carattere intimistico, ben note ai più. Il tenore passeggia per tutto il palco, fa pose, aggrotta la fronte ed accompagna tali atteggiamenti con un canto magniloquente e stentoreo, imponendo rallentamenti, spesso vistosi, nelle dinamiche (sovente coronati da pianissimi di dubbia posizione), nella continua ricerca dell’effetto strappacore che sta a Bellini come un drammone neorealista starebbe ad un film di James Ivory. Subito dopo, le vorticose note provenienti dal pianoforte introducono “La danza” di Rossini, brano che, col suo ritmo di tarantella, offre al cantante la possibilità di scaldarsi ulteriormente e di concludere con una nota tenuta parossisticamente ad libitum. La prima parte del concerto si conclude con due arie d’opera, terreno su cui il tenore si muove meglio e nel quale può far valere le ragioni di una vocalità generosa (e costantemente esibita) e di un temperamento scenico, più che interpretativo, carico di sicurezza e convinzione. L’aria, completa di cabaletta, da “Il corsaro” di Verdi mostra il piglio eroico e determinato (la voglia di “pira” è sempre lì, irrefrenabile), mentre l’aria da “Il Duca d’Alba” di Donizetti sembra soffrire di una lettura un po’ meno personale. Già a questo punto della serata, non si può fare a meno di notare come l’emissione di Grigolo, tesa com’è al canto spianato, tutto pago di se stesso, manchi di rinnovare in questa sede, la bella impressione che il tenore aveva destato ai tempi del suo Roméo scaligero, laddove la maggiore rifinitura vocale ed il senso della misura profusi nell’affrontare il personaggio messo in musica da Gounod, avevano prodotto risultati eccellenti.
Dopo l’intervallo, il cantante ricompare in smoking, completo di farfallino al quale si ribella già nel corso della prima delle cinque canzoni scritte da Tosti. Fra queste, spiccano la “Chanson de l’adieu” e “Pour un baiser”, i cui testi in lingua francese riescono ad imporre briglie più robuste all’esuberante baldanza del tenore. In conclusione del programma ufficiale, una rosa di brani popolarissimi fornisce a Grigolo il pretesto per abbandonarsi agli eccessi di quella comunicativa che tanto gli piace (e che tanta parte di pubblico apprezza), fatta di inginocchiamenti, mani sul cuore e lucciconi agli occhi. In tale contesto, è parso assolutamente naturale che il bel Vittorio si sia concesso il tempo di un breve discorso, citando “le persone a me più care che stasera sono tutte qui”, parlando poi dell’Italia come del “paese del sole” (e, difatti, il recital si conclude con “O paese d’ ‘o sole” di Vincenzo D’Annibale) e ricordando che il 7 gennaio si celebra San Luciano, ma che “non sono stato io a scegliere questa data!”A seguire, cinque bis: una “furtiva lagrima” (“questa è l’aria con cui ho incominciato la mia carriera e faceva tremare le gambe anche a Beniamino Gigli!”) cantata tutta col fiato, invece che sul fiato, “Mamma”, accolta da un’ovazione, un’affaticata “Amor ti vieta” dalla Fedora di Giordano e, dulcis in fundo, “’O sole mio” più “Non ti scordar di me”. Spettatori in festa.
Al suo fianco, discreto e quasi reticente nell’alzarsi in piedi per ricevere la meritata parte dei numerosi applausi, Vincenzo Scalera ha accompagnato con solidissimo mestiere e grande professionalità. Foto Rudy Amisano

8 Comments

  1. Marbin

    Accetto le critiche intelligenti , motivate e spesso anche meritate nei confronti di qualunque cantante, ma definire Grigolo “un cesso” denota non solo scarsa educazione e rispetto ma anche uno sciocco e piuttosto spocchioso disprezzo delle qualità di questo Artista.

  2. Andrea Dellabianca

    Per correttezza, si segnala che il commento di Marbin fa riferimento all’intervento di un altro lettore che la redazione ha ritenuto di dover rimuovere a causa dell’inappropriatezza del suo contenuto.

  3. Valerio Bruzzone

    Non ero al concerto, quindi non mi pronuncio su quello. I velati (ma neanche tanto!) rilievi del nostro recensore mi trovano pienamente concorde, stanti le impressioni che ho avuto dagli ascolti di Grigolo. Mirabile quel “cantata tutta col fiato, invece che sul fiato”. Il sig. Grigolo può piacere, per carità, e i gusti non si discutono, ma credo che sia molto sopravvalutato, al pari di diversi suoi coevi colleghi; vedremo se fra 10 anni sarà ancora in carriera. Sulle qualità di questo Artista, mi chiedo: quali? Non per spocchia, ma perché laddove ci sono carenze tecniche mancano le qualità di base. Io non so neanche leggere la musica, ma la ascolto da almeno 40 anni, e riesco a cogliere la differenza tra un divo odierno e, non faccio nomi, ma solo cognomi, un Bjoerling o un Bergonzi.

  4. Sergio Buccianti

    Al concerto di Grigolo ero presente e di cantanti guardate che nella mia vita ne ho ascoltati parecchi dal vivo.Tutti i più grandi del dopoguerra inclusi i due ricordati da Valerio Bruzzone.Da Grigolo cosa vogliamo di più,è giovane,già affermato per meriti suoi,affronta un repertorio giusto per la sua voce che col tempo potrà includere altri titoli più pesanti dal Ballo al Trovatore.Mi sembrate un pò tutti esagerati nel recensirlo trovando in lui difetti che altri noti tenori ,anche del passato più remoto, avevano ben più evidenti.Sopravvalutato,non mi pare e poi chi sono i suoi coevi colleghi?Della sua generazione penso siano proprio pochini.Son già dodici anni che è in carriera e fra dieci e molto oltre lo sarà ancora tranquillamente.Intanto un concerto non è un’opera ed il cantante è ovvio che “gioca in casa” e si da completamente al pubblico e se si “sbraca” un tantino è comprensibile.Certo tutto può esser perfettibile ma ricordiamoci che il mondo è cambiato e di conseguenza è cambiato il mondo della lirica dove non solo è necessaria una bella voce e lo studio costante (e questo Grigolo la ha),ma si deve interpretare anche fisicamente per “dar retta” a strane realizzazioni registiche.Vi immaginate un Bergonzi,un Bjorling,una Caballè,ecc. che si rotolano in uno stagno (come Kaufmann e la Dasch) oppure in un letto sdraiati (come la Ciofi e Grigolo)e cantare!Quale sarebbe il risultato?A voi l’ardua risposta.

  5. Athena Grigolo

    Caro Sig Sergio Braccianti, Io mi purtroppo essendo un po’di parte, posso solo concordare assolutamente con lei, solo chi conosce intimamente Vittorio,è al corrente dei sacrifici che ha dovuto fare dalla tenera età di tre anni….quando i miei genitori accortosi delle sue doti,( ereditate da uno zio tenore) gli imposero gli studi appropriati…..e i sacrifici che continua a fare ai giorni d’ oggi!!!! francamente non mi cambierei con lui, lui è felice e mette l anima in tutto quello che fa’ e non l ho mai sentito lamentarsi.E visto la giovane età, secondo me è di tutto rispetto e meritata la carriera che sta’ facendo…..un abbraccio e grazie, saluti Athena

  6. Valerio Bruzzone

    Non per polemica, ma per dire ulteriormente la mia.
    Onore al merito per i sacrifici di Vittorio Grigolo, ma questo non può impedire di esprimere le proprie opinioni, anche se non osannanti l’artista.
    I coevi a cui facevo riferimento erano proprio il bel Jonas Kaufman, Villanzon, e da ultimo aggiungo Francesco Meli, massacratore del ruolo di Gabriele Adorno nel recente Simone romano.
    “è cambiato il mondo della lirica dove non solo è necessaria una bella voce e lo studio costante (e questo Grigolo la ha),ma si deve interpretare anche fisicamente per “dar retta” a strane realizzazioni registiche.”. D’accordissimo!!
    Nel senso che, purtroppo, oggidì si guarda più all’avvenenza fisica che non a quella vocale, e, in nome di un malinteso senso della cultura e dell’innovazione, si permettono e si ricercano, operazioni registiche spesso demenziali. Penso che, più che sapersi rotolare in uno stagno, sia importante saper cantare senza ingolare.
    Il mondo della lirica è cambiato non perché siano venuti i marziani a imporcelo, ma perché si è dato spazio e potere decisionale a persone a cui dovrebbe essere data solo la ramazza (con tutto il rispetto per gli addetti alle pulizie). Nella bella intervista a Renato Bruson, il grande baritono accenna alle sue sacrosante ribellioni alla demenza.
    Il sig. Buccianti ricorderà, come me, il Bergonzi saldamente piantato sul palcoscenico, le braccia protese come ad impugnare l’aratro, un’epa di rara imponenza, la “èsce” emiliana(“Sce quel guerrier io fosci” per capirci). Però appena iniziava a cantare ti ammaliava.
    Sull’interpretare anche fisicamente, comunque, mi pare che Cappuccilli, Bruson, la Kabaivanska e la Cossotto se la cavassero mica male.
    Vogliamo poi parlare della Olivero? A metà anni Settanta ho visto una Magda sessantacinquenne cantare da par suo “vissi d’arte” sdraiata su un canapè. Magda poteva permettersi questo a altro, senza bisogno di registi liberi di circolare grazie alla Legge Basaglia (benemerita per tutto il resto).

    Comunque è bello potersi scambiare opinioni tra appassionati. Lo dico con convinzione, e colgo l’occasione per ringraziare gli autori di questo sito. Tra l’altro è grazie a voi che l’estate scorsa sono andato a Caracalla, incuriosito dalla recensione positiva del secondo cast di Norma, scoprendo tre artisti veramente pregevoli.

  7. Lilit Bleyan

    Oh yes, it’s so important – what he was wearing, how he walked – so many important details in just one article. I wish I were there to see whether or not he had polished well his shoes… Have mercy, it’s about art, it’s about emotion, it’s about music that comes from deep inside, together with brilliant and intelligent singing. There are hundreds of talented, professional artists in the world of opera, but there are unique singers like Vittorio that make us feel so deeply what they sing. And no need to worry about his career, he will shine even brighter in 10 years 🙂

  8. Sergio Buccianti

    Caro Signor Bruzzone (è per caso genovese?),con piacere mi son letto la sua risposta ed in parte mi trova consenziente sui poteri di chi comanda nei teatri e prende le decisioni.Quando accennavo al rotolamento nello stagno lo dicevo positivamente perchè i due di Lohengrin sono stati molto credibili sia scenicamente e maggiormente musicalmente (anche se ho poi letto critiche contrastanti e molto negative.Ma non ci faccio più caso ormai agli interpreti sono dedicati solo l’1% degli articoli mettendo in ultimo piano LA VOCE.E pensare che i musicisti hanno scritto molto e anche solo per loro).Riguardo a Bergonzi non è stato il mio tenore preferito ma l’ho sempre stimato per la sua alta scuola.E stato un pò come un Monti : un professore che toccava raramente le corde del cuore.Cioè non mi ha mai fatto scattare in piedi dall’emozione come faceva un suo coevo :un certo Franco Corelli.Il 27 gennaio sarò a Torino per Andrea Chenier dove tornerò ad aprile per Don Carlo e ascoltare nuovamente Marcelo Alvarez e Ramon Vargas (ora sono nel pieno della maturità artistica e vediamo se sono migliorati o no)mentre a metà Marzo sarò a Bari per la Muette de Portici dove canterà uno specialista,il tenore americano Michael Spyres,
    già in carriera da qualche anno.Lo vorrei scoprire sentendolo in teatro.Condivido pienamente il merito di avere la possibilità di scambiarci opinioni sulla materia e tenerla viva perchè vedo ancora pochi giovani che si avvicinano all’Opera con il rischio di smarrire il culto che dal dopo guerra fino ad oggi si è maturato nei confronti delle voci.Delle quali purtroppo non si scrive più non essendoci i titolati autori di prima escluso Giudici,Landini e Boagno che ancora spendono qualche parola.Un cordiale saluto

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