Verona, Teatro Filarmonico: I Romantici russi

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Sinfonica 2012/2013
Orchestra dell’Arena di Verona
Direttore  Silvio Viegas
Pianoforte  Giuseppe Albanesi
Sergej Rachmaninov: Concerto n.2 in do minore per pianoforte e orchestra
Alessandro Solbiati: Raggio
Modest Petrovič Musorgskij: Una notte sul Monte Calvo
Aleksandr P. Borodin: Danze Polovesiane da Il Principe Igor
Verona,  16  febbraio  2013
L’ottavo concerto della stagione sinfonica della Fondazione Arena di Verona al Teatro Filarmonico è stato completamente dedicato alla musica russa, a parte un breve pezzo contemporaneo (ormai un appuntamento fisso) del compositore milanese Alessandro Solbiati.  Il programma comprendeva tre opere amatissime del pubblico, sia per la loro vena  intensamente romantica e melodica, sia per il fatto che tutte e tre, per queste loro caratteristiche,  sono state, e continuano ad essere sfruttate come colonne sonore in famosi film hollywoodiani e non, musical e perfino sigle televisive.
E’ il caso del Concerto n.2 per pianoforte di Rachmaninov  che ha riempito la prima parte del programma con Giuseppe Albanese, solista, e il direttore brasiliano Silvio Viegas al suo debutto con l’orchestra areniana.  Dopo un’iniziale serie di accordi di crescente potenza che ricordano i rintocchi di campane, e che sembrano esprimere l’ineluttabile, il concerto si avvia con slancio  con il tema principale  di chiara ispirazione russa affidato al caldo suono degl’archi sopra una base di insistenti e forti arpeggi del pianoforte.  Segue un movimento che alterna melodie piene di pathos con momenti di grande drammaticità, dove i voli virtuosistici del pianoforte, spesso in modo rapsodico, si intrecciano con la ricca orchestrazione che fa largo uso delle sezioni individuali degl’archi nonché degli strumenti a fiato per proferire i temi secondari più belli. Anche nel secondo tempo, una delle creazioni più belle e celebri del compositore, con le sue toccanti melodie nella grande tradizione romantico Tchaikovskiana, i diversi strumenti hanno il piacere di passarsi le frasi più espressive e emotive, mentre il pianoforte li accompagna, per poi aprirsi in un nuovo squisito tema che porterà al culmine del movimento prima di tornare  alla tranquillità e pace dell’inizio. Dopo gli episodi brillanti e un po’ esteriori che caratterizzano l’inizio del terzo movimento (“Allegro scherzando”), l’oboe, all’unisono cone le viole, presenta un tema riflessivo, particolarmente caro al compositore. Da qui il tema passa al pianoforte che lo svilupperà alternando brillantezza a introspezione, in un crescendo maestoso di brillantezza e virtuosimo che porta a un finale glorioso che ha un effetto infallibile sul pubblico.
Il solista ha affrontato con piglio le grandi sfide tecniche, scegliendo tempi piuttosto svelti che sfoggiavano le sue capacità e evidenziavano il lato virtuosistico del concerto. Purtroppo questa scelta ha portato a sacrificare i momenti più intimi e espressivi.   Se, a volte, mancava  una certa larghezza di respiro e profondità di suono, d’altra parte, non si è mai lasciato andare a facili sentimentalismi e non gli è mai mancata la tenuta per affrontare un concerto così arduo. Il direttore d’orchestra non sembrava di avere sempre completo controllo sugli stacchi di tempo, e all’inizio del primo tempo si è notato una certa instabilità fra orchestra e solista, che fra l’altro era sommerso sotto la forte dinamica orchestrale.  Un strepitoso successo di un teatro esaurito che ha continuato a chiamare il pianista alla ribalta, e al quale Albanesi ha concesso tre bis, uno più virtuosistico dell’altro, incluso Moszkowski, Etincelles e Earl Wild-George Gershwin, Embraceable You, che hanno concluso la prima parte.
La seconda parte del concerto si è aperto con un breve pezzo incisivo e raffinato, Raggio di Alessandro Solbiati, dedicato al compositore Niccolò Castiglioni. Il pezzo ha colpito per  la sua struttura chiara e riconoscibile, la sonorità e strumentazione cristallina, i colori luminosi e l’orchestrazione limpida e efficace nel tessere insieme caratteri e sfumature contrastanti e complementari.  Il resto del programma era dedicato a due opere che esercitano sempre grande fascino sul pubblico: il poema sinfonico  Una Notte su Monte Calvo di  Modest Mussorgsky ispirato da leggende russe sulla festa delle streghe la notte di Walpurgis, e utilizzato dalla Disney come colonna sonora per Fantasia, e le Danze Polovesiane da Principe Igor di Borodin.  In quest’opera il capo dei Polovesi, il Khan, prende in simpatia Principe Igor e gli risparmiò la vita, anzi, per conquistarne l’amicizia e convincerlo ad allearsi con lui, radunò danzatrici, musicisti e schiavi per improvvisare dei festeggiamenti in suo onore e ammaliarlo con canti e danze. Ma il principe saprà resistere a queste tentazioni e, riuscendo a fuggire, fece ritorno nella sua patria.
Entrambi queste opere, che sono considerate rappresentanti della grande scuole “nazionale” di compositori che facevano parte “del gruppo dei cinque,” riflettono una grande influenza della musica russa tradizionale, con elementi russi e orientali nei ritmi e nelle melodie. Tutti e due contengono ritmi forti e incalzanti che trascinano il pubblico, e le bellissime melodie delle Danze Polovesiane sono una successione di motivi così popolari e famosi da essere state proposte come musical di Broadway di grande successo negli anni ‘50.  L’orchestra non ha avuto difficoltà a coinvolgere il pubblico nella ricca tavolozza di atmosfere oniriche, ritmi brillanti e melodie struggenti.  Una menzione speciale va agli ottoni, sempre precisi e compatti.  L’ultima danza conduce rapidamente il brano alla sua conclusione in un clima di esaltazione crescente, accolto con grande entusiasmo dal pubblico.

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