Lucca, Teatro del Giglio: “Napoli milionaria”

Lucca, Teatro del Giglio, Stagione Lirica 2012/2013
NAPOLI MILIONARIA
Dramma lirico in tre atti di Eduardo De Filippo
Musica di Nino Rota
Gennaro Iovine GIUSEPPE PELLINGRA
Amalia, sua moglie GAIA MATTEINI
Maria Rosaria, figlia PAOLA SANTUCCI
Amededo, figlio SAVERIO PUGLIESE
Errico Settebellizze DARIO DI VIETRI
Peppe ’o cricco VEIO TORCIGLIANI
Riccardo Spasiano, ragioniere JUAN JOSÉ NAVARRO
Federico
ANTONIO SAPIO
O miezo prevete
GIANLUCA TUMINO
Pascalino ’o pittore
ANDREI BOGATS
Il brigadiere Ciappa
GIAMPIERO CICINO
Johnny
, sergente americano FRANCISCO JAVIER LANDETE
Adelaide Schiano
SOFIO JANELIDZE
Assunta
, sua nipote EMANUELA GRASSI
Donna Peppenella
RALUCA PESCARU
Donna Vincenza
TERESA GARGANO
Rituccia
, l’ultima figlia di Gennaro ELEONORA MASCIA
Orchestra della Toscana
Direttore
Matteo Beltrami
Ensemble vocale del progetto L.T.L. Opera Studio 2012
diretto da
Mauro Fabbri
Regia
Fabio Sparvoli
Scene e costumi
Alessandra Torella
Luci
Marco Minghetti 
Lucca, 24 febbraio 2013

Il dramma lirico di Eduardo De Filippo con la musica di Nino Rota, rappresentato a Lucca qualche giorno fa, è il risultato della produzione congiunta di tre teatri toscani: il Teatro del Giglio di Lucca,  il Teatro Goldoni di Livorno (in scena il 15 e 16 marzo 2013) e il Teatro Verdi di Pisa (il 23 e 24 marzo 2013). Lo spettacolo è il frutto del Laboratorio Toscano per la Lirica Opera Studio che dal 2001 è impegnato alla scoperta, selezione e formazione di giovani talenti dell’opera lirica, sia cantanti, sia maestri collaboratori. Il nostro plauso va a tutti coloro che sono coinvolti nel progetto perché, a giudicare dallo spettacolo di Lucca, il risultato è di ottimo livello.
Si apprezza innanzitutto la scelta di un’opera rappresentata raramente: prima di ora, il 22 giugno 1977 al 20° Festival dei Due Mondi di Spoleto e, nel luglio del 2010, al 36° Festival dell’Itria di Martina Franca (Taranto).
Sembrerebbe che gli strali della critica avanguardista ai tempi del suo debutto (che non perdonava a Nino Rota la contaminazione con generi più popolari) condizionino ancora le scelte dei direttori artistici dei teatri italiani, cosicché il musicista milanese è noto ai più per le celebri colonne sonore di film e per Il cappello di paglia di Firenze, che ha avuto una discreta fortuna teatrale. Napoli milionaria è invece un’opera di grande valore. Nasce dall’elaborazione dell’omonima commedia che Eduardo scrisse nel 1945 e rappresentò con successo in Italia ed Europa. Racconta degli effetti negativi della guerra sulle coscienze individuali e collettive, rappresentati nella sua Napoli più consueta, quella dei bassi e della povera gente.
La sottigliezza psicologica dei personaggi della commedia qui, nell’opera lirica, sfuma a favore della splendida musica di Rota che sostiene e riempie di nuovi contenuti la vicenda grazie alle varie modulazioni sonore man mano che dalla farsa si passa al dramma e alla tragedia finale. Gli echi di Ravel, Stravinskij, perfino di Castelnuovo-Tedesco, mescolati con Gershwin, il ragtime e lo swing, conferiscono all’opera quel travaglio che Eduardo ha cercato di rappresentare con un finale più cupo rispetto al dramma originale. Un finale che tiene conto delle disillusioni del boom economico e dell’esplosione dei conflitti sociali negli “anni di piombo”. La celeberrima frase “Ha da passà a nuttata” con la quale l’autore chiudeva il dramma nel 1945 è sostituita nel 1977 da “La guerra non è finita e non è finito niente”. “Non è più l’avventura d’una coscienza, ma la cronaca di una degradazione collettiva nella falsa prosperità creata da una situazione eccezionale, e proiettata nell’illusorio clima festivo d’una città affamata d’illusione”, come scrisse Fedele D’Amico commentando l’opera lirica al suo debutto a Spoleto. L’opera al Teatro del Giglio di Lucca riesce a esprimere in maniera articolata il dramma di De Filippo e di Rota.
Il regista Fabio Sparvoli realizza uno spettacolo complesso e completo in cui i molti personaggi che affollano la storia si muovono con disinvoltura sul palco. Efficaci sono i momenti di canto di protagonisti e comprimari per la loro presenza scenica e le scene collettive sono ben riuscite grazie agli abili movimenti di ciascuno degli attori. Se la scenografia, firmata da Alessandra Torella che cura anche i costumi, non si discosta da quella tradizionale della povera dimora – trasformata nel secondo atto in elegante abitazione quando la famiglia raggiunge l’agiatezza economica –, la particolarità è data dall’abile uso delle luci (di Marco Minghetti con Silvia Marchetti). Una scena fra tutte: quella di sesso sul letto di casa tra la figlia Maria Rosaria e il soldato americano che la metterà incinta, in cui i giovani corpi sono definiti da una luce che riesce quasi a staccarli dal palcoscenico in un improvviso effetto plastico. Buono anche l’intermezzo coreografico che, grazie all’agilità degli attori, le luci e i bei costumi rappresenta adeguatamente la gioia della Liberazione.
Ottimo l’Ensemble vocale del progetto LTL Opera Studio 2012 diretto da Mauro Fabbri. E buona l’esecuzione dell’Orchestra della Toscana che Matteo Beltrami dirige con carattere e vigore, forse troppo, dal momento che, spesso la musica ha sovrastato la voce di alcune cantanti, tanto che dal pubblico si è levata la protesta di uno spettatore che ha invitato il maestro a fare piano… Bisogna però ammettere che la voce di alcuni a volte era deboluccia, anche perché il controllo del diaframma e della respirazione non è cosa da poco nel canto, soprattutto mentre si recita e ci si muove e questi ragazzi, tutti giovani e di talento, hanno dimostrato di aver lavorato con impegno ed entusiasmo alla realizzazione di un prodotto artistico di ottima fattura.
Tra i protagonisti, si distingue per l’uniformità della sua prova canora, Dario Di Vietri che interpreta Errico Settebellizze con voce corposa e puntuale esecuzione dall’inizio alla fine. Giuseppe Pellingra che interpreta Gennaro Iovine e Gaia Matteini nella parte di Amalia, sua moglie, sono apparsi un po’ discontinui alternando momenti di grande espressività con qualche caduta di tono (e di voce). Migliore forse l’esibizione di Paola Santucci nel ruolo della figlia Maria Rosaria che nel primo atto desta qualche perplessità, ma che si riscatta in quelli successivi. E bravo Saverio Pugliese nei panni del figlio Amedeo che col bel timbro di voce e buona recitazione ha dato vita a un personaggio convincente. Gli altri cantanti offrono un’esibizione nel complesso buona (chi più e chi meno) e lo spettacolo conquista per la coesione globale di tutti gli elementi che compongono l’opera.


6 Comments

  1. Dorotea

    A volte mi domando se coloro che scrivono le recensioni abbiano visto lo stesso spettacolo di noi spettatori!
    Soprattutto mi chiedo come sia possibile mettere sullo stesso piano la prova di Gennaro/Pellingra con la prova di Amalia/Matteini? Dal punto di vista vocale mi è sembrato che il primo non fosse pronto a sostenere un tale ruolo, tanto che molto spesso veniva coperto dall’orchestra! La Matteini, invece mi è sembrata omogenea durante tutta l’opera e soprattutto nel finale ha dato prova di professionalità e tecnica vocale…
    Non capisco le perplessità sulla Maria Rosaria del primo atto…
    Una sola cantante ha destato in me GRANDI perplessità e non l’avete nemmeno nominata e questo è grave!!!

  2. Alberto Bartolomeo

    Sì, è vero. Ha ragione Luca B. Avevo trovato questa informazione sulla rappresentazione al lirico di Cagliari ma scrivendo l’articolo me ne sono dimenticato. Chiedo scusa ai lettori.

  3. Alberto Bartolomeo

    Gentile Dorotea, la fruizione dell’arte è un’esperienza del tutto personale, meglio sarebbe se ciascuno potesse assistere allo spettacolo per farsene un’idea propria. Il recensore cerca di descriverlo obiettivamente per come l’ha visto e sentito. Non ho nominato altri cantanti perché mi sono limitato a dare un giudizio sugli interpetri principali.

  4. Dorotea

    Gentile Alberto Bartolomeo, da ciò che mi risulta quando un cantante “secondario” ha una scena con un’aria, viene recensito! Si è accorto della bellezza della voce di Amedeao nonostante non canti arie e ben venga; si è accorto delle perplessità su Maria Rosaria nel primo atto nonostante cantasse poche frasi, e ci può stare, considerato che “la fruizione dell’arte è un’esperienza del tutto personale”; non si è accorto, però di una intera scena, nel secondo atto, con relativa aria molto complessa, che durava circa 10 minuti? L’obiettività del recensore dovrebbe essere fuori discussione come il gusto personale, ma mi sembra che Le siano sfuggiti dei dettagli rilevanti… Chiedo scusa, ma certe cose a chi ha assistito ad uno spettacolo e se ne è fatto un’idea, saltano all’occhio!

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