Firenze, Teatro Goldoni: “The Rape of Lucretia”

Firenze, Teatro Goldoni, 80° Festival del Maggio Musicale Fiorentino (1933-2013)
THE RAPE OF LUCRETIA
Opera in due atti di Ronald Duncan dal dramma Le Viol de Lucrèce di André Obey
Musica di Benjamin Britten
Male Chorus JOHN BELLEMER
Female Chorus CRISTINA ZAVALLONI
Collatinus ROBERTO ABBONDANZA
Junius PHILIP SMITH
Prince Tarquinius MILJENKO TURK
Lucretia KERSTIN CHAVEZ
Bianca GABRIELLA SBORGI
Lucia LAURA CATRANI
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Jonathan Webb
Regia Daniele Abbado
Scene, costumi e luci Gianni Carluccio
Video Luca Scarzella
Movimenti coreografici Daniela Schiavone
Firenze, 24 maggio 2013
Chi ha tradotto in italiano il titolo del dramma di Benjamin Britten, ha voluto edulcorare la brutalità che il termine “rape” esprime in inglese e l’opera è conosciuta da noi col titolo di “Il ratto di Lucrezia”. Ma qui non si narra di un rapimento, si mette in scena la più odiosa fra le sopraffazioni che da millenni la donna subisce da parte dell’uomo: lo stupro. Lo spettatore comprende, fin dalle prime battute, che si trova davanti a un’opera simbolica in cui la violenza carnale è scelta per rappresentare tutte le violenze di cui l’uomo è capace. All’indomani della seconda guerra mondiale, quando ancora le coscienze erano scosse dalle devastazioni del conflitto, Benjamin Britten e Ronald Duncan scelgono di mettere in scena un fatto di cronaca antichissimo, avvenuto alla fine del VI secolo a.C. e destinato a diventare il pretesto per la fine della monarchia e l’inizio della repubblica nell’antica Roma. La storia della violenza della giovane Lucrezia è stata raccontata per la prima volta da Ovidio, documentata da Tito Livio e ripresa da Shakespeare, fino ad arrivare al francese André Obey che nel 1930 la scelse come soggetto di un dramma al quale si ispira Ronald Duncan per il libretto di quest’opera. Lo spettacolo del 2001 riproposto nella suggestiva cornice del teatro Goldoni di Firenze risulta ancora convincente per l’ottimo livello artistico dei cantanti e dell’ensemble orchestrale e per l’efficace allestimento.
Il regista Daniele Abbado decide di rappresentare il dramma su tre piani. Il primo è quello dei video di Luca Scarzella, proiettati su un sipario che separa il pubblico dal palcoscenico, e sul quale scorrono immagini che illustrano gli interventi del coro e i loro commenti alle scene. Sono foto di vestigia romane, ma anche sequenze di violenze urbane, filmati che evocano regimi, riprese del conflitto mondiale del secolo scorso, immagini di repertorio della shoah: scene che rappresentano il reiterarsi delle condizioni politiche e storiche in cui si svolge il dramma (gli anni della dispotica monarchia di Tarquinio il Superbo) e il ripetersi delle violenze nella Storia. Gli altri due piani di rappresentazione sono sul palco. Su una passerella si muovono i due cantanti che incarnano il coro maschile e il coro femminile e che spiegano e commentano l’azione scenica dello spazio sottostante. Sotto di loro agiscono i personaggi del dramma. Nei momenti più intensi del dramma i due cori si calano nello spazio dell’azione come ad assistere allo svolgersi della vicenda pur appartenendo a un altro tempo.
Lo spettacolo di questa edizione del Maggio Musicale Fiorentino si apprezza per l’impeccabile prova dell’orchestra, composta da un organico ridotto a dodici esecutori (ma in grado di offrire al pubblico tutta la gamma estrema di colori e dinamiche richieste dalla partitura), diretti con misura e vigore da Jonathan Webb, che legge in chiave molto drammatica e incisiva il delicato equilibrio tra teatro e musica presenti in questo capolavoro del compositore inglese. Ottima in generale l’esibizione dei cantanti, dei quali si ammirano le capacità vocali, l’intonazione e l’intensa interpretazione. Nel ruolo dei “narratori” che fanno da tessuto connettivo in una drammaturgia volutamente ispirata al teatro antico, spicca la prestazione davvero emozionante del tenore John Bellemer nel ruolo del coro maschile, grazie a una vocalità molto solida e ad una articolazione del testo chiarissima ed incisiva, veicolo di tutta una serie di registri teatrali e musicali molto ampia. Qualche riserva vorremmo esprimerla, invece, nei confronti della pur brava Cristina Zavalloni, nella parte del coro femminile, dato che è risultata meno efficace nella parte più drammatica del suo ruolo: in effetti siamo di fronte ad una scrittura vocale molto complessa, che alterna a momenti molto tesi altri di grande lirismo (come la bellissima scena che introduce il “gineceo” con un’atmosfera schubertiana dell’arcolaio), nei quali la Zavalloni è risultata più convincente che nei primi.  Nel ruolo di Lucrezia il mezzosoprano Kerstin Chavez ha dato prova di ottima interprete, sia per una presenza scenica di grande carisma che per una voce di bel colore, capace di variare con facilità i diversi registri emotivi richiesti dal personaggio. In questo disegno idealizzato della donna romana piena di ogni virtù la Chavez è stata affiancata molto bene dalla figura della nutrice Bianca, interpretata con eguale sapienza scenica, vocale e musicale da Gabriella Sborgi. Invece, nel ruolo di Lucia, Laura Catrani, pur possedendo buone qualità vocali (molto ben dimostrate nei passaggi nel registro acuto e di agilità) ma forse adatta a una partitura musicale meno complessa, non è risultata altrettanto a suo agio come le altre due parti femminili. Nei ruoli maschili un trio di cantanti davvero di alto livello. Il basso-baritono Roberto Abbondanza ha tutta la musicalità e la capacità di articolazione del testo necessarie a rendere bene il ruolo di Collatinus, in una esecuzione facile e fluida del fraseggio di Britten a cui regala anche una calda cantabilità all’italiana. Nella parte del “cattivo” principe Tarquinio, il mancato ottavo re di Roma, un bravo e sicuro Miljenko Turk a cui non mancano certo grande facilità vocale (specialmente nel registro acuto), accento fiero ed autoritario uniti a presenza scenica di notevole efficacia. Così come la prova del baritono Philip Smith è stata ottima nel ruolo di Junius, in particolar modo efficace nel rendere l’energia del personaggio con buoni risultati vocali e musicali e con grande padronanza del testo.


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