Salerno, Teatro Verdi:”Simon Boccanegra”

Salerno, Teatro Verdi, Stagione Lirica 2012/2013
“SIMON BOCCANEGRA”
Melodramma in un prologo e tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma Simón Bocanegra di Antonio García-Gutiérrez.
Musica di Giuseppe Verdi
Simon Boccanegra LEO NUCCI
Maria Boccanegra  ISABEL REY
Jacopo Fiesco CARLO COLOMBARA
Gabriele Adorno FABIO SARTORI
Paolo Albiani DIMITRI PLATANIAS
Pietro/popolano CARLO STRIULI
Capitano dei balestrieri FRANCESCO PITTARI
Orchestra Filarmonica Salernitana “Giuseppe Verdi”
Coro del Teatro dell’Opera di Salerno
Direttore Daniel Oren
Maestro del Coro Luigi Petroziello
Regia Riccardo Canessa
Scene e costumi Alfredo Troisi
Nuovo allestimento del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno
Salerno, 24 maggio 2013
“Simon Boccanegra”, commissionata a Giuseppe Verdi dal Teatro La Fenice nel 1886, dal dramma  Simón Bocanegra di Antonio García-Gutiérrez, già scrittore-fonte del Trovatore,  è  la storia di un corsaro genovese che nel Trecento  sale al trono dogale. La causa politica è solo la linea che unisce le  vicende private del protagonista che si snodano nell’arco di venticinque anni e che lo vedono coinvolto in aspetti privati e teneri, oltre che in quelli ‘istituzionali’.
La prima va in scena il 12 marzo del 1857 e l’insuccesso è clamoroso, quasi come quello de “La traviata” quattro anni prima. Ventidue anni più tardi, sotto suggerimento dell’ editore e amico Ricordi, Verdi riprende in mano la vecchia partitura del “ Simon Boccanegra” , rivolgendosi ad Arrigo Boito per le modifiche da apportare al libretto di Piave. Tra quelle più importanti, quasi tutte sul primo Atto, ricordiamo, l’inserimento della lettere di Petrarca  che condanna le lotte fratricide tra le due Repubbliche marinare, Genova e Venezia.  Il ‘nuovo’ “Simon Boccanegra” va in scena alla Scala di Milano il 24 marzo del 1881.
A Salerno è un ‘Simone’ di grande sobrietà, eleganza e efficacia, quello messo in scena in un nuovo allestimento ‘pensato’ per questo teatro da Riccardo Canessa. Le scene di Alfredo Troisi presentano la struttura delle sale dei palazzi pre-rinascimentali, più che gotici,  con leoni e massicce colonne e le luci piene sostengono anche esse questo rigore già  quattrocentesco, prospettico…oserei dire, con un  appropriatissimo, predominante colore,  l’avion che evoca atmosfere di composta e rassicurante solennità. Anche le scene esterne  mantengono questa volontà di definire con essenzialità, rese dalla sola presenza del verde dei giardini e da un albero di barca, in fondo al palcoscenico, nelle ultime scene,  quale elemento ‘marino’.  Sontuosi senza essere eccessivi i costumi, sempre di Alfredo Troisi, dai bei colori morbidi che,  con molte tinte pastello e  tocchi di tinte più vivaci, pochissimi,  ben si stagliano sulle scene fondendosi morbidamente in  esse. La vista ne risulta decisamente e stabilmente appagata.
In scena si alternano voci di evidente capacità timbrica ed espressiva. Leo Nucci, nel ruolo del titolo,  colpisce per la sua forza espressiva (a volte forse esasperata nel gesto, almeno per il gusto della scrivente) e la capacità di manifestare vocalmente i diversi aspetti della personalità di Simone, corsaro, doge, antagonista, padre.  Carlo Colombara, Fiesco, appassiona già dalla sua Aria A te l’estremo Addio, all’inizio del Primo Atto, sicuramente la più nota dell’Opera, in virtù della sua voce ‘sul fiato’ morbida ed espressiva che gli permette di presentare un modo di cantare giusto, senza forzature né dal punto di vista vocale, né da quello espressivo,  fluido e naturale, supportato da una presenza scenica piacevole.  Valga la stessa cosa per Dimitri Platanias, il cui Paolo risulta essere efficacemente perfido senza scadere mai in espressività grottesche o stentoree. Ottima, eccellente direi, la dizione e la chiarezza nell’articolazione. Voce bellissima,  quella di Fabio Sartori, Adorno, quanto lo sarebbe di più se fosse un po’ più morbida e sul fiato….ma intanto ci prendiamo questa bellezza timbrica che piace, senza dubbio.  Isabel Rey dipinge una Amelia/Maria convincente, anche lei naturale, senza gesti o atteggiamenti convenzionali. Piacevolissima in scena, emozionante e sensibilmente partecipe. Canta correttamente e  si evidenzia sempre nei pezzi d’insieme per legato e tranquillità tecnica. Buoni gli interventi di Carlo Striuli, sempre troppo concentrato sul suono roboante che sulla parola e Francesco Pittari. Decisamente quello che si dice un bel cast….finalmente……in tutto, musicalmente attenti, ricchi e vari nei colori, intonatissimi, sempre pronti ad assecondare il testo. E’ da molto che non sentivo a Salerno questa qualità.
La direzione di Daniel Oren è precisa e puntuale pur se infastidiscono, come sempre,  i troppi versi che appartengono più al folklore che all’esecuzione con pubblico, potrebbe risparmiarceli……è Oren, lo capisco, ma insomma……per il resto, nulla da eccepire. Coro e Orchestra rispondono con prontezza alle richieste espressive del Direttore e assecondano bene le esigenze sceniche e interpretative della partitura. Uno spettacolo di buona qualità, all’insegna della sobrietà e del buon gusto.  Pubblico plaudente e soddisfatto. Foto Massimo Pica

 


 

 

 

 

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