Roma, Terme di Caracalla: Soirée Roland Petit

Roma, Terme di Caracalla, Stagione estiva 2013
SOIREE ROLAND PETIT – GEORGES BIZET
Balletti di Roland Petit
Supervisione coreografica Luigi Bonino
Musiche di Georges Bizet
“L’Arlésienne”

Vivette SARA LORO
Frederi ALESSIO REZZA
“Carmen”
Carmen ISABELLE CIAVAROLA
Don José NICOLAS LE RICHE
Torero MANUEL PARUCCINI
La Capo bandita ALESSANDRA AMATO
Il Capo bandito ANTONELLO MASTRANGELO
Secondo bandito FABIO LONGOBARDI
Orchestra e corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Andriy Yurkevich
Scene e Costumi Christine Lauren, Antoni Clavé
Luci Jean-Michel Desirè
Allestimento del Teatro dell’Opera
Roma, 14 luglio 2013
La Francia a Caracalla. Georges Bizet e Roland Petit per L’Arlésienne e Carmen. Dolce e gradevole serata, due capolavori, interpreti di spessore, ottimo corpo di ballo, musica raffinata. L’unica nota negativa il poco pubblico. Titoli non adatti ad una serata estiva o non di grande richiamo? Troppe repliche per una platea così ampia? Altro? Il dato certo è stato l’apprezzamento degli appassionati prima per il drammatico, garbato, bellissimo L’Arlésienne. 1872, musiche di scena per il dramma di Alphonse Daudet. La collaborazione del musicista francese inizialmente piena di buone speranze e gioia per la possibilità di lavorare su un testo di valore non darà i risultati sperati. Il pubblico non gradisce. È il 1974 quando Roland Petit userà quelle splendide note, la suite n. 1 e 2, e disegnerà quell’affresco di campagna provenzale, cogliendo l’umiltà, il rigore, la forza della povera gente del sud in atmosfera gaia alla festa di sant’Eligio; ma anche la strisciante follia di Frederi che non può abbandonarsi a nuovi sentimenti d’amore per la bella e dolce Vivette avendo nella mente null’altra che l’Arlesiana. Balletto meraviglioso, poetico, semplice, di grande espressività, immagini, richiami geometrici a Les Noces della Nijinska ma anche di atmosfere, sensazioni, introspezioni. La Vivette di Sara Loro è calzante, tecnicamente precisa certo, ma così espressiva mentre aumenta la rassegnazione. Il suo bellissimo solo, drammatico nella sua semplicità e linearità, implorante senza mai eccedere mentre prende coscienza dell’ineluttabilità del suo destino. È poi Alessio Rezza a mettere l’impronta sulla serata. Egli descrive la tristezza, il dolore di Frederi per il suo amore ormai visionario, che lo porta lentamente, compostamente alla follia, sempre più esplosiva fino al drammatico epilogo. Inutile argomentare sulle arditezze tecniche, la precisione, la brillantezza virtuosa, giri vorticosi potenti e voluti, sbalzi che imprimono immagini nell’aria. Il ruolo è di spessore e a tutto tondo. Per lui ancora dopo le vicende scozzesi di James altra possibilità di dimostrare la maturità nel suo percorso di ricerca, presenza, capacità attoriale ed espressività mai sguaiata, sentita, emozionante fino all’incedere deflagrante del famoso solo finale. Bravi!. Altro tenore per il seguito della serata: Carmen. Petit da un arrangiamento del capolavoro teatrale di Bizet immagina in sintesi i cinque quadri tratti dal racconto di Prosper Mérimée. In realtà di quel racconto rimarrà poco eppure fu l’inizio di tutto: in primis delle altre Carmen in danza poi della nuova vita di Zizi Jeanmaire che divenne musa del coreografo e poi sua moglie. Prima di Carmen si chiamava semplicemente Renée, lottò per avere quella parte, accettò l’eccentrico taglio à la garconne e di assumere quel vago aspetto androgino; da li una sfavillante carriera. Considerata ancora oggi inarrivabile per quell’incredibile temperamento nonostante le grandi interpreti che si sono poi avvicendate possiamo solo immaginare il clamore dopo la prima al Prince’s Theatre di Londra del 1949. Tempi in cui un evento di danza ancora creava qualche scompenso. Quella cinica cattiveria, quella sfrontatezza sensuale, quell’erotismo esibito, quell’audacia seppur con un linguaggio classico che oggi potrebbe far sorridere, in un mondo di danzatrici ancora in tutù non si era mai vista. A Caracalla anche gli ospiti sono francesi, Isabelle Ciavarola e Nicolas Le Riche. La bella Ciavarola, impressionanti gambe lunghe, caviglie spezzate, non è una Carmen che manterremo impressa nella mente. Fragile quel temperamento, quel piglio necessario a disegnare il personaggio, ne troppo sensuale, erotica ne altrettanto sfrontata, forte e determinata. Certo gli occhi godono ma qualcosa le manca. Le Riche al contrario e al solito spicca per doti interpretative, tecnicamente e fisicamente non eclatante ma certo si impone al centro della scena. Virilità e sguardo sfidante nell’habanera del secondo quadro col suo incedere da torero, appassionato e risoluto nella camera da letto con Carmen prima di possederla ancora e poi drammatico nella lotta assassina finale tra i due amanti. Colori, scene, costumi, l’impianto in parte ancora oggi attuale con originali trame coreografiche e sceniche e tratti memorabili. Per il resto è stato un piacere ascoltare Bizet incorniciato dai ruderi ma anche per la bella e sensuale interpretazione dell’orchestra diretta da Andriy Yurkevich. Molti applausi ai protagonisti e naturalmente alla compagnia per l’ennesima bella prova.

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