Roma, Auditorium Parco della Musica: Tributo a Rudolf Nureyev

Roma, Auditorium Parco della Musica
Tributo a Rudolf Nureyev. Il mito e la passione.
Gala internazionale di danza.
A cura di Daniele Cipriani, consulenza artistica di Valeria Crippa.
Video artisti: Ginevra Napoleoni e Massimiliano Siccardi
“La Sylphide”
Coreografia: August Bournonville
Musica:  Hermann Severin von Lovenskjøld
Interpreti: Ashley Bouder, Joaquin De Luz
“La Bella addormentata”

Coreografia:Marius Petipa
Musica: Pëtr Il’ič Čajkovskij
Interpreti:Evgenia Obraztsova, Denis Rodkin
“Don Juan”
Coreografia: John Neumeier
Musica: Christoph Willibald Gluck
Interpreti: Silvia Azzoni, Oleksandr Ryabko
“Le spectre de la rose”
Coreografia: Michel Fokine
Musica: Carl Maria Von Weber
Interpreti:Silvia Azzoni, Oleksandr Ryabko
“Don Chisciotte”
Coreogrfia: Rudolf Nureyev
Musica: Ludwig Minkus
Interpreti:Maria Yakovleva, Denys Cherevychko
“Chant du compagnon errant”
Coreografia: Maurice Béjart
Musica: Gustav Mahler
Interpreti:Friedemann Vogel, Oscar Chaconne
“Il Lago dei Cigni”
Coreografia: Rudolf Nureyev
Musica: Pëtr Il’ič Čajkovskij
Interpreti: Giuseppe Picone, Lucia Lacarra, Marlon Dino
“Lucifer”
Coreografia: Martha Graham
Musica:Halim El-Dabh
Interprete: Maurizio Nardi
“Diana e Atteone”
Coreografia: Agrippina Vaganova
Musica: Cesare Pugni
Interpreti: Ashley Bouder, Joaquin De Luz
“La Bayadère”
Coreografia: Rudolf Nureyev
Musica: Ludwig Minkus
Interpreti:Evgenia Obraztsova, Denis Rodkin
“Il Corsaro”
Coreografia: Marius Petipa
Musica di Riccardo Drigo
Interpreti: Maria Shirinkina, Vladimir Shklyarov
Roma 28 luglio 2013
In una calda e afosa serata romana va in scena l’evento danzante dell’estate. Nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, con la consulenza artistica di Valeria Crippa, profonda conoscitrice e studiosa dell’artista russo, Daniele Cipriani ci regala a vent’anni dalla morte un emozionante e mirabolante evento, un ricordo, un tributo al danzatore, artista, genio, mito per eccellenza degli appassionati di balletto del Novecento: Rudolf Nureyev. Par terre di stelle eccezionale con picchi di altissimo livello ed altri meno eclatanti come spesso accade in queste maratone, ma quel che ha più colpito è stata l’atmosfera creata da un pubblico attento, appassionato, di esperti e non, piccoli danzatori o aspiranti tali, ex ancora giovani altri meno, tutti carichi, pronti ad ammirare e a volte scatenare l’entusiasmo al cospetto degli artisti. E poi telecamere e luci, critici e giornalisti, interviste, sguardi di affettuosa riconoscenza, immagini da red carpet per quelle raffinate grandi interpreti; Carla Fracci in primis accolta da un caloroso applauso, e poi Elisabetta Terabust, Luciana Savignano, ambasciatrici della nostra danza nel mondo, ma soprattutto testimoni pelle a pelle del Nureyev dal volto umano, quello più vero e forse oggi più attraente. Già il giorno prima le tre artiste italiane, vanto della nostra cultura di danza, in un incontro conferenza dal titolo “Danzare con Nureyev” avevano ricordato, a volte confessato, qualche vizio, molte virtù, aneddoti in un emozionante pomeriggio revival, con particolari da dietro le quinte che sono stati pane per i denti dei ghiotti ballettomani presenti. Sul tappeto alcune delle varie anime dell’artista: dal grande repertorio che l’ha visto protagonista, alle sue personali rivisitazioni dei classici, all’interprete di creazioni pensate ad hoc da coreografi che ne hanno subito il fascino. Forse quest’ultima la parte più interessate, occasioni rare di rivedere vecchi pezzi entrati nella storia. Silvia Azzoni e Oleksandr Ryabko, magnifica coppia dell’Hamburg Ballet hanno interpretato il Don Juan di Neumeier, il seduttore per eccellenza che scopre nella “morte” la sua ultima conquista. Creato per Nureyev ed il National Ballet of Canada nel 1973, i due hanno dato vita ad un interpretazione emozionante, mirabile, raffinata ma intensa, grande pathos per il coinvolgimento e l’intesa portati con magnifica tensione muscolare, padronanza tecnica e controllo. Un ispirato Friedemann Vogel insieme al sanguigno Oscar Chaconne hanno riportato sulla scena i ruoli che furono nel 1971 di Nureyev e di Paolo Bortoluzzi nel Chant du Compagnon Errant di Maurice Bejart. Bellissima energia, ottimo affiatamento per danzatori così diversi nelle linee e nel temperamento in un brano commovente e intenso. Anche Martha Graham subì il fascino di Rudolph nel 1975 al punto da vedere in lui Lucifero, il portatore di luce. Danzato qui da un altro italiano, Maurizio Nardi, il pezzo sente il peso del tempo soprattutto se non interpretato con viscerale potenza e tempra emotiva. Tra le dive del classico un pensiero speciale a Lucìa Lacarra per lo straordinario cigno bianco dal Pas de deux del secondo atto. Linee mozzafiato, moderne, arti infiniti, si coniugano perfettamente ad un portamento dalla grande intensità emotiva nel rispetto della tradizione che ha ipnotizzato il pubblico. Anche l’altra diva, Evgenia Obraztsova, splendente interprete dalle linee pure in perfetto stile accademico russo colpisce per la bellezza delle pose e la tecnica potente ma raffinata. Peccato che l’intesa col suo partner Denis Rodkin, decisamente non alla sua altezza non fosse delle migliori. E poi il Don Chisciotte di Nureyev, forse l’impresa coreografica più riuscita dell’artista, con Maria Yakovleva e Denys Cherevychko dall’Opera di Vienna. Coppia affiatata non dall’eccezionale verve spagnola ma certo tecnicamente coinvolgenti soprattutto nel finale. Se del Corsaro ancora l’immaginario si sofferma sulla corsa animalesca dello schiavo-Nureyev e del suo poderoso solo anche in questo caso coinvolgente, accattivante e trascinante è stato Vladimir Shklyarov del Mariinsky di San Pietroburgo. Entusiasmanti anche Ashley Bouder e Joaquin De Luz nel virtuosistico Diana e Atteone della Vaganova pur non in perfetto stile russo; meno calzanti nel bellissimo pas de deux da La Sylphide di Bournonville a testimoniare il periodo danese di Nureyev ed il suo legame con l’indimenticabile Erick Bruhn. Poi altri due italiani, Giuseppe Picone e Claudio Coviello, presente e futuro. Picone, star internazionale, si è esibito nel difficile ruolo del Principe nell’adagio del primo atto da Il Lago dei Cigni, a dire il vero ci è parso un po’ sottotono; Claudio Coviello, insieme a Lusymay Di Stefano da La Scala di Milano, giovane, bello e dalle chiare doti fisiche lo vediamo lanciato verso grandi successi nonostante sia stato un po’ acerbo in quel capolavoro immaginifico che è Le spctre de la rose di Fokine. In questo vortice danzante e con le magnifiche ed emozionanti immagini di Ginevra Napoleoni e Massimiliano Siccardi, Nureyev non ha smesso ancora di essere protagonista della scena ne di abitare la nostra memoria; una conferma questa celebrazione che non ha tradito le aspettative e rimarrà nella nostra memoria e in quella del pubblico.

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