La serata per Beniamino Gigli allo Sferisterio di Macerata

La necessità concreta di restaurare la tomba del celeberrimo tenore marchigiano ha mosso l’iniziativa di organizzare un concerto conclusivo del progetto “Vita e Arte di Beniamino Gigli” ad opera della Associazione Arena Sferisterio, del Comune di Macerata, del Comune di Recanati, della Provincia di Macerata in collaborazione con l’Associazione Beniamino Gigli, la Delegazione FAI di Macerata, il Rotary Club Macerata, il Rotary Club Recanati ‘Giacomo Leopardi’ e l’Associazione Paesaggio delle Eccellenze.
L’intento di rendere omaggio alla memoria di un grande artista del passato quello degli artisti intervenuti come protagonisti di un megaconcerto domenica 21 luglio all’Arena Sferisterio di Macerata; primo inter pares Francesco Micheli, direttore artistico del Festival, abilissimo nell’intessere una straordinaria sintassi emozionale tra un brano e l’altro offrendo al pubblico molto più di una presentazione: un coinvolgimento affettuoso e anche divertito con il mito gigliano che non disdegnava contributi particolari come la proiezione di foto a dimensione gigante del celebre tenore sulla immensa parete del palcoscenico durante l’esecuzione dei brani lirici e strumentali; una selezione in cui ogni immagine era consona in qualche modo con il carattere della musica, anche le due in cui Gigli era ripreso in costumi femminili: la prima da bambino, quando cantava come soprano e l’altra al Metropolitan di New York in vesti spagnolesche.

Micheli ha avuto il pregio di evocare in voce ed effigie il tenore recanatese, che era di casa anche a Macerata, e di renderlo presente tra gli spettatori illustrando i momenti più importanti della sua vita artistica con ascolti e filmati originali del grande cantante. L’orizzonte di attesa celebrativo per Gigli si era già formato a mezzogiorno durante uno degli Aperitivi Culturali agli Antichi Forni con i brillanti contributi del musicologo-vociologo Giancarlo Landini e la musicologa recanatese Paola Ciarlantini; i protagonisti della musica erano i tenori Nazareno Antinori, Fabio Armiliato e Aquiles Machado, il baritono Simone Piazzola (questi due impegnati anche in Trovatore), il basso marchigiano Andrea Concetti, che sostituiva lo Scandiuzzi infortunato, e i soprani Carmela Remigio e Daniela Dessì. Alla testa dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana era il M° David Crescenzi, già impegnato come maestro del coro nelle opere liriche, che ha diretto mirabilmente senza partitura, a memoria. Dopo la prolusione di Micheli e la sinfonia della Forza del destino di Verdi, a Daniela Dessì la sorvegliata e scaltrita interpretazione di “Io son l’umile ancella” da Adriana Lecouvreur e “La mamma morta” da Andrea Chénier in cui la Daniela nazionale ha mostrato ancora gli artigli di leonessa della lirica negli acuti sfolgoranti che riempivano l’arena maceratese. Con il suo compagno di vita e d’arte, il tenore Fabio Armiliato, (quello che ha subìto in passato come Cavaradossi un’effettiva fucilazione sullo stesso palcoscenico) ha intrecciato efficacemente e sensibilmente il duetto d’amore da Otello “Già nella notte densa” celebrando proprio lì, in sferisterio, il loro tredicesimo anniversario; lo stesso tenore ha offerto i brani “E lucean le stelle” da Tosca e l’Improvviso da Andrea Chénier, entrambi improntati a dinamiche di efficace presa sul pubblico con un saliscendi contrastante dal pianissimo del falsettone al generoso sfogo dell’ugola con qualche pericolosa oscillazione. Ma come non applaudire tanta generosa manifestazione di solidarietà per la causa Gigli? Perfino il basse-baritone Andrea Concetti è stato applaudito nella imbarazzante esecuzione di quello che è proprio il suo repertorio: l’aria del catalogo dal Don Giovanni mozartiano con cui ha aperto la parte vocale del concerto; e come chiedersi perché accettare se la sua non è voce da arena, costretta per l’occasione a stiracchiare i re – mi acuti dell’aria in questione? Il fatto che non andasse insieme con l’orchestra in più punti dimostra che il pezzo sarà stato preparato in fretta e furia all’ultimo momento con il M° Crescenzi. Meglio invece per Concetti, passato da Leporello in Don Giovanni, il duetto “Là ci darem la mano” con Carmela Remigio, questa sì a suo agio in ogni livello e sicura in tutte le scelte stilistiche: splendida esecuzione del bolero “Mercé dilette amiche” da I Vespri Siciliani di Verdi e dell’aria “O mio babbino caro” da Gianni Schicchi, eseguite con la precisione e la giusta espansione vocale che le sono proprie. Fra i trionfatori della serata, Aquiles Machado e Simone Piazzola: il primo ha offerto una lettura efficace  dell’aria “Quando le sere al placido” da Luisa Miller e, amabilmente introdotto da Micheli, ha poi accennato un’accattivante canzone sudamericana, il giovane baritono ha proposto “Il balen del suo sorriso”, la romanza del Conte di Luna, in cui si è già ben distinto per timbro e pienezza vocale nel Trovatore di scena in questi giorni a Macerata; indi simpaticamente insieme nel duetto dalla Bohème “Ah Mimì tu più non torni”. Applauditissimi. Il fulcro emozionale della serata e la sua deriva di tipo nazional-popolare si sono concentrati decisamente nelle canzoni napoletane di Nazareno Antinori, tenore benemerito dello Sferisterio (ultima sua apparizione nel 1997), che ha regalato al pubblico “Core ‘ngrato” (Cardillo- Cordiferro)  e  “Non ti scordar di me” (D. Furnò e E. De Curtis); l’omaggio a Gigli si è così completato con un esempio notevole di interpretazione del genere, quello della canzone, ben frequentato dal tenore recanatese e restituito da Antinori con eleganza di accenti, slancio misurato e bella empatia gestuale; anche il vibrato largo della voce non più giovane, ma amplissima, comunicava e induceva comunque all’emozione. Sull’onda di questa, prima della inevitabile standing ovation, il gran finale con “Mamma” di Bixio-Cherubini, la celebre canzone cantata da Gigli, intonata dal cast al completo e da tutto il pubblico.

One Comment

  1. Errico Bonelli

    Ormai,la scomparsa di un cantante lirico non fa più notizia;ne abbiamo avuto esempio con Corelli,Simionato,Taddei,La Scola,
    Licitra,ecc.Non fu così quando morì Gigli,uno dei più grandi tenori della storia del teatro lirico;forse la voce più bella in assoluto per timbro,dolcezza,tecnica;interpretazioni talvolta un po’ datate ma per comunicativa e anima difficilmente eguagliabili!Bene ha fatto Macerata a dedicargli un omaggio che non ho potuto ascoltare ma immagino degno.Un unico appunto:
    in questi concerti rievocativi non sarebbe più appropriato far eseguire arie dalle opere del repertorio del cantante commemorato?

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