Santa Fe Opera Festival 2013:”La donna del lago”

Santa Fe, New Mexico — Santa Fe Opera Festival 2013
“LA DONNA DEL LAGO”
Melodramma in due atti di Andrea Leone Tottola, tratto da The Lady of the Lake di Walter Scott
Musica di Gioachino Rossini

Elena JOYCE DiDONATO
Uberto/Giacomo V  LAWRENCE BROWNLEE
Albina LACY SAUTER
Malcolm Groeme MARIANNA PIZZOLATO
Duglas d’Angus WAYNE TIGGES
Rodrigo di Dhu RENÉ BARBERA
Bertram DAVID BLALOCK
Orchestra, Coro e Artisti Apprendisti del Santa Fe Opera Festival
Direttore d’orchestra Stephen Lord
Maestro del Coro Susanne Shelton
Regia Paul Curran
Scene  e costumi Duane Shuler 
Santa Fe, 6 agosto 2013 
Le recenti riprese internazionali de La Donna del Lago di Rossini incentrate intorno al nome del mezzosoprano americano Joyce DiDonato hanno finalmente risvegliato l’interesse anche  negli Stati Uniti a partire da questa “prima” dell’opera a Santa Fe, in questa nuova coproduzione con il  Metropolitan Opera di NY, dove andrà in scena nel febbraio 2015 ancora con la DiDonato nei panni di Elena. La sua performance di certo giustifica il rinnovato interesse per questo lavoro, una partitura eccezionalmente gratificante in sé. Infatti, al di la della difficoltà di necessitare non di uno, ma di due brillanti mezzosoprani rossiniani e non di uno, ma di due tenori rossiniani, è difficile comprendere il perché La Donna del Lago sia stata trascurata per tanto tempo.
A differenza di molti registi di recenti produzioni europee, Paul Curran racconta la storia così com’è, usando i mezzi più semplici, pur mantenendo vivace l’azione sul palco: non dubitiamo nemmeno per un momento che i personaggi trovino questi conflitti pressanti e significativi, indipendentemente da quanto oscura ci possa apparire la politica nell’antica Scozia. Curran dà il meglio di sé nei dettagli più minuti: ad esempio il contrasto tra Giacomo e Malcolm è simboleggiato dai doni che presentano a Elena, un anello da parte del re (come prescritto dal libretto) e un bouquet d’edera dal guerriero scozzese.
La maggior parte dell’azione si svolge in una brughiera scoscesa e desolata che si estende fino all’orizzonte. Lo sfondo naturale con il cielo, il paesaggio montuoso e il deserto sono di una tale bellezza scenica che nessuno scenografo potrà mai riprodurre e benché non ci sia nessun vero lago in lontananza, ci si convince lo stesso di trovarsi  in un luogo selvaggio, magico, come quello descritto da  Scott, Tottola e Rossini. Per quasi tutte le sere durante l’aria, “O mattutini albori”, noi, al contrario vedevamo il sole tramontare tra le nuvole,  ma l’effetto visivo era lo stesso straordinario. Ovviamente tutto ciò non lo si vedrà al Met e verrà trovata una soluzione che possa sopperire a questa mancanza (probabilmente delle proiezioni). Sicuramente però a New York ci sarà il vantaggio di godere di uno spazio scenico decisamente più ampio di quello di Santa Fe dove,  alcune scene apparivano un po’ troppo intasate da scozzesi che andavano e venivano.
Nel ruolo di Malcolm, dobbiamo dire che (senza ombra di critica) il mezzosoprano siciliano Marianna Pizzolato non aveva nulla che la potesse fare assomigliare ad un giovane guerriero scozzese. A compensazione di ciò, la Pizzolato (che debuttava a Santa Fe), ha cantato con grande temperamento e fervore eroico, sfoggiando la sua bella voce dal timbro caldo, leggermente opaca. Il pubblico di Santa Fe le ha pienamente riconosciuto queste qualità tributandole un vivissimo successo personale. Prova convincente anche per René Barbera, che ha incarnato un vibrante e scenicamente convincente Rodrigo. Il tenore texano ha dominato l’impervia scrittura rossiniana, con una voce sicura, brillante e ben proiettata.
Il tenore Lawrence Brownlee (anche lui al suo debutto a Santa Fe), è stato un ottimo Giacomo. Brownlee e la DiDonato cantano di frequente insieme e questo è stato sicuramente un valore aggiunto alle loro scene, particolarmente armoniose sul piano vocale ed espressivo. Benché il suo canto in questa occasione non abbia fatto m
ostra della consueta pienezza, il suo timbro, caldo e suadente, è sempre seducente e il suo controllo del canto d’agilità superlativo. Come era ovvio, è stata Joyce DiDonato la vera e autentica protagonista della serata. Radiosa nei semplici costumi di Duane Shuler, la DiDonato ci ha sedotto con un canto sempre vibrante e appassionato. Chi scrive, che l’ha seguita e la segue da tempo, vede in questa artista una costante attenzione alla varietà di colori vocali, una totale padronanza del ritmo (che ha dell’incredibile), una dizione sempre  chiara e l’accuratezza musicale, anche nei passaggi più elaborati, che lascia sbalorditi.  La DiDonato non è mai uguale a se stessa, le sue interpretazione hanno una evoluzione costante. Grazie a una bella intesa con l’ottimo concertatore Stephen Lord la cantante qui si è soffermata sulla frase  “Tanti affetti,” come a cercarne di valorizzarne ulteriormente il significato emotivo. È solo un esempio dell’abilità della DiDonato di caratterizzare in un modo quanto mai personale ed unico il belcanto che, attraverso la sua voce,  appare ricco di sentimento e sempre espressivo. Dopo questa serata, possiamo veramente azzardare di avere assistito a “La DiDonato del Lago”. Foto Ken Howard © Santa Fe Opera Festival

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