Bergamo, Teatro Sociale: “La macchina” e “L’aumento”

Bergamo, Teatro Sociale, Bergamo Musica Festival 2013
“LA MACCHINA”
Opera per tre voci, due attori e ensemble (2013)
Libretto di Diego Giordano
Musica di Raffaele Grimaldi
Mirella Di Vita, soprano
Stephanie Lewis, mezzosoprano
Eduardo Hurtado, tenore
Jo Bulitt, attore
“L’ARTE E LA MANIERA DI AFFRONTARE IL PROPRIO CAPO PER CHIEDERGLI UN AUMENTO”
Opera da camera per un performer, due voci, un attore, ensemble e elettronica (2013)
Libretto di Giuliano Compagno
Musica di Vittorio Montalti
Ljuba Bergamelli, soprano
Salvatore Grigoli, baritono
Jo Bulitt, performer
Ensemble Nuovo Contrappunto
Direttore Mario Ancillotti
Regista e attore Giancarlo Cauteruccio
Assistente alla regia e costumista Massimo Bevilacqua
Direttore luci Loris Giancola
Tecnico video Alessio Bianciardi
Truccatrice e aiuto costumista Marilù Sasso
Regia del suono MARTLab – Simone Conforti e Marco Ligabue
Produzione la Biennale di Venezia, Teatro Studio Krypton Scandicci in collaborazione con Maggio Fiorentino Formazione – Accademia del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Conservatorio “L.Cherubini” di Firenze, UVI Sounds & Software (IRCAM Prepared Piano)
Bergamo, 30 Ottobre 2013

In concomitanza con la candidatura della città orobica a Capitale della Cultura Europea 2019, il Bergamo Musica Festival “Gaetano Donizetti”, spostando per una sera la sua sede presso il neo-ristrutturato Teatro Sociale di Città Alta, si reinventa nel Teatro delle Novità, con la proposta di due atti unici, realizzati grazie alla Biennale di Venezia: “La macchina” e “L’arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento”.
Ad onor del vero, il Teatro delle Novità rappresenta un ideale ricongiungimento con il passato: nel secolo scorso, Bindo Missiroli, uomo di cultura ed impresario teatrale, oltre che musicista e compositore, ideò e realizzò proprio a Bergamo il Teatro delle Novità che durò dal 1937 al 1973 e che permise di rappresentare, durante ciascuna stagione lirica, diversi titoli contemporanei. Missiroli, oltre ad aver ricoperto per alcuni anni il ruolo di direttore artistico del Teatro Donizetti, viene anche ricordato come uno dei principali fautori della “Donizetti Renaissance”, sviluppatasi a partire dal secondo dopoguerra.
La prima opera ad inaugurare l’edizione 2013 del Teatro delle Novità è “La macchina” di Raffaele Grimaldi, su libretto di Diego Giordano. L’opera, per tre voci, due attori e ensemble, è suddivisa in tre scene e racconta di un compositore di musica contemporanea che, trovatosi ad affrontare la propria personalità scissa, cerca l’accettazione sociale, di sé e del proprio lavoro, attraverso la psicanalisi. Una volta diagnosticatogli un “disturbo bipolare, aggravato da mania di persecuzione ed esaurimento di creatività”, viene invitato dal dottore e dalla sua assistente ad entrare nella macchina, la quale, a detta dei due, risolverà in men che non si dica le problematiche del paziente. Purtroppo, l’esito del trattamento non sarà quello agognato dal protagonista e così, dalla macchina uscirà un individuo diverso, abnorme nella sua mutazione (la parte peggiore del compositore) il quale, con fare minaccioso e schizoide, spingerà a forza il dottore e la sua assistente dentro l’insolito marchingegno, in un finale aperto. La musica di Grimaldi sigla un’atmosfera totalmente surreale e carica di ironia, sino all’ultima scena, in cui il manifestarsi dell’altro getta una luce più cupa ed angosciante sulla vicenda. Librettista e compositore spiegano che “il libretto e la musica si richiamano nel linguaggio, nell’andamento del ritmo drammatico, nello spirito e in alcuni specifici riferimenti formali (compaiono anche, tra l’altro, una ballata, un duetto e un concertato) alla gloriosa tradizione dell’opera comica italiana”.
“L’arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento” di Vittorio Montalti, su libretto di Giuliano Compagno, è tratta da un testo di Georges Perec. La storia sta tutta nel titolo: un uomo impiega ogni sua risorsa fisica ed intellettuale, non tanto per riuscire a convincere, ma ben più semplicemente, per riuscire quantomeno a chiedere, verbalizzandolo, un aumento al proprio capo. Il povero impiegato andrà incontro a molteplici vicissitudini (su tutte, la malattia infettiva e mortale che il capo contrarrà appena prima che il nostro “eroe” riesca ad aprir bocca), finché, al termine dell’opera, la voce narrante sentenzierà lapidariamente sull’impossibilità che il capo possa davvero concedere un aumento. L’aumento è un’opera da camera per un performer, due voci, un attore, ensemble e elettronica; il compositore ne illustra la struttura dichiarando che: “Da sempre ho sentito un forte bisogno di formalizzare i processi compositivi, di non lasciare nulla al caso nella scrittura. È di fondamentale importanza per me un’organizzazione precisa della materia musicale sia a livello microformale che a livello macroformale”.
Alla resa dei conti, entrambi i compositori mostrano di aver studiato, assimilato e rielaborato la lezione di Berio e di Corghi. Se nella macchina, Grimaldi rilassa e dilata la scrittura in un paio di momenti (ad esempio, mediante l’evocazione nostalgica dell’assolo di oboe nella Serenata n.10 di Mozart), l’aumento di Montalti trova la sua forza nella fusione tra voce e sintetizzatore, in un continuo ed inafferrabile duetto: effetti d’eco e di loop, riverberi, piani sonori stratificati e diversificati, il tutto governato con abile maestria. La messa in scena si giova sia delle videoproiezioni ad opera di Alessio Bianciardi (molto suggestive quelle che danno vita agli ingranaggi della macchina, così come luminosissime ed ipnotiche quelle che disegnano gli ambienti nell’aumento), sia del lavoro scenico svolto dagli artisti su indicazioni di Giancarlo Cauteruccio. A questo proposito, è indispensabile segnalare la grande prova dell’attore-performer Jo Bulitt: inquietante ed ambiguo nei panni della creatura uscita dalla macchina, così come nevroticamente agile ed iperattivo nei panni dell’impiegato. Il cast vocale, d’una preparazione e bravura somme, ha visto brillare la Mademoiselle Yolande del soprano Ljuba Bergamelli, cui Montalti riserva un vero e proprio rondò di presentazione che la cantante realizza in modo strepitoso. Inappuntabile il coordinamento musicale del direttore Mario Ancillotti alla guida dell’Ensemble Nuovo Contrappunto. Foto di Gianfranco Rota per gentile concessione del Bergamo Musica Festival

One Comment

  1. Fabrizio Maria Carminati

    Mi preme segnalare per completezza di informazione che:
    il Teatro delle Novità, dopo la chiusura del 1973, è stato faticosamente ripristinato con cadenza biennale dal sottoscritto nel 2000 con due opere in un atto commissionate a Carlo Galante e Carlo Boccadoro, “Ghost Cafè” e “la Donna nel quadro”, successivamente nel 2002 di Marco Betta/Andrea Cammilleri “il fantasma della cabina”(opera replicata in numerosi Teatri Italiani) e nel 2004 di Lucio Gregoretti il piccolo cantore e una Furtiva lagrima (entrambe ispirate alla vita di Gaetano Donizetti). La stessa iniziativa fu soppressa dall ‘attuale direttore artistico Francesco Bellotto perchè “proposta problematica rispetto alle dimensioni della Città, già Missiroli era costretto alla chiusura per mancanza di pubblico”(Bergamo sette 18 aprile 2008).Soddisfatto nel riscontrare che, a distanza di 5 anni,la guida del Teatro Donizetti si sia ravveduta in merito ad una proposta così importante auspico che l’iniziativa prosegua nell’utilizzo dello splendido contenitore del Teatro Sociale. Fabrizio Maria Carminati

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