Cremona, Teatro Ponchielli: “Der fliegende Holländer”

Cremona, Teatro Ponchielli – Stagione Lirica 2013
“DER FLIEGENDE HOLLÄNDER”
Opera romantica in tre atti
Musica e libretto di Richard Wagner
Der Holländer THOMAS HALL
Daland PATRICK SIMPER
Senta ELENA NEBERA
Erik KOR-JAN DUSSELJEE
Mary NADIYA PETRENKO
Steuermann GABRIELE MANGIONE
Orchestra “I Pomeriggi Musicali”
Coro del Circuito Lirico Lombardo
Direttore Roman Brogli-Sacher
Maestro del coro Antonio Greco
Regia Federico Grazzini
Scene Andrea Belli
Costumi Valeria Donata Bettella
Luci Pasquale Mari
Video Luca Scarzella
Coproduzione Teatri del Circuito Lirico Lombardo
Nuovo allestimento

Cremona, 17 Novembre 2013Nella cornice intima e raccolta del Teatro Ponchielli di Cremona, delizioso scrigno impreziosito da un’acustica sorprendente, si è consumato un grande spettacolo: la messinscena di “Der fliegende Holländer” (L’Olandese volante) di Richard Wagner, una prima assoluta per il pubblico cremonese.
L’allestimento, ideato e diretto da Federico Grazzini, rappresenta un esempio perfetto di ciò che si possa fare, anche con scarsi mezzi, quando si hanno idee valide, competenze concrete e, soprattutto, rispetto nei confronti della trama e della musica. Il giovane regista fiesolano (già noto agli spettatori del Circuito Lirico Lombardo per aver realizzato un divertente “Barbiere” nel 2011), colloca la vicenda fiabesca del libretto nella metà del secolo scorso, in un non precisato paese nordeuropeo, in uno di quei piccoli centri la cui economia si basa prevalentemente sulla pesca. All’apertura del sipario, la scena rivela uno scorcio di porto, battuto da venti e da onde minacciose che s’infrangono spumeggianti sulla costa; in lontananza s’intravede un cantiere navale. Daland è il capitano di un peschereccio e la sua ciurma un manipolo di pescatori. L’arrivo del vascello fantasma sulle vorticose note wagneriane immerge la scena in una penombra lugubre dove il buio si veste di bagliori verdastri, mentre una densa coltre nebbiosa, spandendosi per il palco, introduce il tormentato Olandese, spettrale nel suo incarnato funereo ed imponente grazie alla figura alta, imperiosa, avvolta in un cappotto nero come la notte. Nel secondo atto, Senta è una lavoratrice in una stireria industriale; una ragazza che, nell’inseguire i suoi sogni, dimostra in realtà di possedere un carattere volitivo e ribelle, così come la capacità di astrarsi dallo squallido contesto che la circonda (non a caso, è l’unica a portare i lunghi capelli sciolti ed il camice aperto, a differenza di tutte le altre operaie, costrette ed omologate da divisa e copricapo). Erik, addetto alla sicurezza nella fabbrica, è un uomo gretto, irascibile, talvolta manesco e vive il rapporto con Senta, o, meglio, il senso di possesso nei suoi confronti, come un’ossessione che lo divora.
Gli aggiustamenti operati da Grazzini, sia nel tratteggiare i personaggi principali, sia, ad esempio, nel coup de théâtre finale (in cui Senta, per darsi alla morte, strappa una pistola dalle mani di Erik per puntarsela alla testa), concorrono a delineare il tocco squisitamente personale del regista e, al contempo, costituiscono modifiche formali che attualizzano contesto e vicenda senza intaccarne minimamente la sostanza originale.
Oltre alla brillante trasposizione scenografica, Grazzini si destreggia abilmente anche dal punto di vista del coordinamento dell’azione. Disponendo, occorre sottolinearlo, di cantanti-attori in grado di assecondarlo, il regista gestisce lo spazio in modo sapiente, come evidenzia, ad esempio, la simmetria che caratterizza il duetto fra l’Olandese e Senta durante il loro primo incontro, nella costante e reciproca tensione dell’uno verso l’altra, o come il grande momento corale che apre il terzo atto, quando i marinai e le fanciulle, posizionati in proscenio, si rivolgono all’equipaggio del vascello fantasma, mentre dal fondo della sala, giunge (tramite uno strepitoso effetto d’amplificazione) la spettrale risposta: sensazionale.
Ampio merito va dato, poi, alle videoproiezioni, raffinatissime, di Luca Scarzella, fra le migliori mai viste in tempi recenti: d’effetto quasi tridimensionale, curate fino all’ultimo dei dettagli e costantemente pertinenti, quando non propriamente essenziali, alla narrazione.
Sul versante musicale, lo svizzero Roman Brogli-Sacher si disimpegna più che onorevolmente alla guida di un organico orchestrale opportunamente ridotto rispetto a quello previsto da Wagner. La sua direzione tende ad enfatizzare le morbidezze contenute nella partitura, grazie alla particolare cura profusa nella realizzazione dei passi più scopertamente lirici, mancando tuttavia di dare completo risalto alle dinamiche che animano i passi sinfonici più densi (uno per tutti, l’allegro con brio prescritto per la magnifica ouverture). Ciononostante, quella di Brogli-Sacher è una buona prova, caratterizzata da un lodevole controllo generale e dall’ottimo sostegno ad un canto che non risulta mai prevaricato dal turgore orchestrale.
Elena Nebera è attrice valida e sa calarsi completamente nel ruolo di Senta con la giusta intensità. Nonostante un esordio zoppicante (la tessitura della ballata la costringe a parecchi suoni artificiosi ed ingolati), nel prosieguo dell’opera, il soprano riesce ad allineare il canto alle belle intenzioni interpretative con cui dà vita e cuore al suo personaggio, culmine un finale vocalmente autorevole ed emotivamente partecipe. Nei panni dell’Olandese, il bass-baritone Thomas Hall esibisce una voce molto scura, robusta ed un’emissione ben proiettata. Il suo canto funziona bene finché si mantiene sul forte, mentre pena durante i tentativi di alleggerimento del suono, dove si avverte con chiarezza la presenza di qualche nota stimbrata. Anche considerando una seppur minima carenza di colori e sfumature, l’interpretazione offerta da Hall risulta, nel complesso, convincente. Il tenore Kor-Jan Dusseljee, veterano del ruolo di Erik, è molto bravo nel rendere l’aspetto violento e prevaricatore che caratterizza la visione registica del personaggio, grazie ad un canto volutamente ruvido e ad una recitazione nevrotica. Il Daland di Patrick Simper si esprime con una comicità insistita, sopra le righe, un po’ pesante da sostenere e nemmeno riscattata da una vocalità alquanto mediocre. Piacevole il “timoniere innamorato” interpretato da Gabriele Mangione, il quale dona un tocco di calore tutto italiano. Molto buona la performance dell’Orchestra de “I Pomeriggi Musicali” ed eccellente, a tratti formidabile, la prova del Coro del Circuito Lirico Lombardo, magistralmente preparato da Antonio Greco. Foto Niccolai & Fallisi

 

 

One Comment

  1. Pierluigi Dorici

    L’ascolto, oggi pomeriggio, al Teatro Grande di Brescia della recita pomeridiana che presentava un teatro pressochè esaurito, mi ha consentito di vedere per la prima volta il capolavoro giovanile di Wagner. Diciamo subito che, riuscire a un teatro di provincia di allestire in maniera decorosissima un’opera di questo repertorio è già di per sé un successo, però voglio anche dire che il cast non era proprio del più alto livello. Su tutti è emerso Thomas Hall nel ruolo del protagonista , ma gli altri, chi più (Elena Nebera nel ruolo di Senta) chi meno, non sono andati molto oltre la soglia del professionismo; tutti però hanno cantato e recitato con assoluta convinzione. Il vero punto debole, secondo me, era invece la direzione d’orchestra, poco personale e qua e là sfilacciata. Di contro concordo con la prova a tratti maiuscola del coro. Di buon livello lo spettacolo. Pubblico conscio delle difficoltà dell’operazione e quindi giustamente plaudente,

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