Pisa:”Les Contes d’Hoffmann”

Teatro di Pisa, Stagione Lirica 2013-2014  
LES CONTES D’HOFFMANN
Opéra-fantastique in quattro atti, libretto di Jules Barbier e Michel Carré
Musica di Jacques Offenbach
Versione di Pierre Barbier del 1907
Hoffmann MAX JOTA
Lindorf/Coppelius/Dottor Miracle/Dapertutto FEDERICO CAVARZAN
Antonia ERMINIE BLONDEL
Olympia CLAUDIA SASSO
Giulietta ANNA CONSOLARO
Niklaussse MARTA LEUNG KWING CHUNG
Spalanzani/Nathanael FABIO MARIO LA MATTINA
Madre SOFIA JANELIDZE
Crespel/Luther EUGENJI GUNKO
Andres/Cochenille/Frantz/Pittichinaccio QING XU
Hermann/Schlemil VEIO TORCIGLIANI
Orchestra Arché
Ensemble vocale del progetto L.T.L. Opera Studio 2013
Direttore Guy Condette
Maestro del Coro Marco Bargagna
Regia Nicola Zorzi
Scene Mauro Tinti
Costumi Elenca Cicorella
Disegno luci Michele Della Mea
Pisa, 8 febbraio 2014    
Magia dell’Arte. A volte ci sono opere che riescono a trasmettere più di quanto mostrano apparentemente. Nel caso specifico di questi Contes d’Hoffmann succede che, all’apertura del sipario, si gode immediatamente della musica, si apprezza la messinscena, ci si compiace delle belle e vigorose voci dei giovani cantanti, ci si sorprende piacevolmente di alcune soluzioni registiche, non se ne capiscono altre… Si torna a casa soddisfatti di aver assistito a uno spettacolo ben fatto. Poi, col passare dei giorni, si comincia ad avvertire una sottile inquietudine, si torna con la memoria alle scene visionarie di quello che sembrava un innocuo spettacolo di musica e bel canto, e improvvisamente ci si rende conto che quella rappresentazione ci ha trasmesso tutta l’ansia del protagonista rappresentata sul palcoscenico, che fu l’ansia di Jacques Offenbach quando trasformò in musica le pene dello scrittore Hoffmann. In una parola, abbiamo fatto la stessa esperienza psicanalitica simboleggiata dal disperato tentativo del poeta Hoffmann di conquistare tre donne, sintetizzate in una sola.
Questo vuol dire che lo spettacolo di Pisa è riuscito nel suo intento. Ha saputo interpretare lo spirito dell’opera e lo ha quasi contaminato al pubblico in sala, per lo meno agli spettatori più sensibili.  Merito senza dubbio di tutti i protagonisti di questa bella rappresentazione. A partire dal maestro direttore e concertatore Guy Condette che ha seguito con attenzione i giovani cantanti, ne ha curato la preparazione artistica e perfezionato la dizione del francese (arditissima impresa cantare in un’altra lingua!). E merito del regista Nicola Zorzi e dello scenografo Mauro Tinti e delle loro felici intuizioni in relazione al sottotesto di questi Contes, a tutto quello che non è manifesto e scorre sotterraneo, che è nelle atmosfere che la musica riesce a creare ed è implicito nelle sofferenze di Hoffmann e di Offenbach (di entrambi, scrittore e personaggio). La più bella trovata registica è, senza dubbio, quella di aver portato il cinema dentro l’opera, con sequenze di film proiettate su uno schermo per marcare temporalmente l’epoca e sottolineare come la settima arte sia stata, da quel momento in poi, la rappresentazione in immagini delle nostre coscienze e del nostro subconscio. I costumi di Elena Cicorella, con colori adeguati a scene e personaggi, interpretano la doppia anima di quest’opera, a cavallo tra l’operetta e la composizione colta. E le luci di Michele Della Mea esaltano le idee registiche di attrazione, sconcerto e paura rappresentate sul palco.
Bravissimi i cantanti. Max Jota, nella parte di Hoffmann, e Federico Cavarzan, nei ruoli di Lindorf/Coppelius/Dottor Miracle/Dapertutto, hanno saputo ben contrapporsi timbricamente e caratterialmente. Max Jota, con tono deciso, ha dato al personaggio quell’inquietudine necessaria a rappresentare lo smarrimento di una generazione di fronte ai capovolgimenti culturali che la seconda rivoluzione industriale provocò nell’animo di molti. Il Cavarzan, grazie a una voce intensa, a tratti inscurita per l’evenienza, risulta efficace e inquietante nella rappresentazione del Male. Marta Leung Kwing Chung, dalla bella voce vellutata, si addice molto alla parte di Niklausse, la musa protettrice del poeta. Straordinarie le capacità vocali di Claudia Sasso che interpreta con perizia e ironia la bambola/automa Olympia. Brava Erminie Blondel, il suo timbro morbido e l’interpretazione appassionata ricreano il personaggio fragile di Antonia in bilico tra il bene e il male. Ottima anche Anna Consolaro nella parte di Giulietta, la voce cristallina e la recitazione attenta a vezzi e movenze del personaggio, ne fanno una convincente cortigiana vivace e insidiosa. Ha dato ottima prova di sé anche Fabio Mario La Mattina che si distingue per colore e abilità nei ruoli di Spalanzani e di Nathanael. Lo stesso si può dire per Eugenji Gunko nel doppio ruolo brillante e drammatico di Luther e Crespel. Sofia Janelidze infonde con l’intensità della sua interpretazione un’aura di mistero e di angoscia al personaggio della madre. Abile anche Qing Xu, grazie alla sua versatile vocalità, a interpretare i molti ruoli di Andres/Cochenille/Frantz/Pittichinaccio, e bravo Veio Torcigliani nel ruolo gioioso di Hermann e più cupo e drammatico di Schlemil. Una menzione al maestro del coro Marco Bargagna per aver condotto l’ensemble vocale del progetto LTL Opera Studio 2013 al risultato di una buona uniformità e armonia. Lo spettacolo, andato in scena anche a Livorno il 13 e 14 febbraio scorsi, si replicherà al Teatro del Giglio di Lucca sabato 22 febbraio 2014 alle 20,30 e domenica 23 febbraio 2014 alle 16,00. Sarà poi ripreso al Teatro Coccia di Novara il 29 e 30 novembre 2014. Foto M.D’Amato – Firenze

 

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