Junior BallettO di ToscanA, l’altro volto di “Giselle”

Parma, Teatro Regio, ParmaDanza 2014
“GISELLE”
Balletto in un atto unico
Drammaturgia, regia, coreografia Eugenio Scigliano
Musica Adolphe Adam
Giselle LAURA MASSETTI
Educatore MIRKO DE CAMPI
Istitutrice GIOVANNA PAGONE
Studentesse Chiara Afilani, Sofia Barilli, Giulia Cella, Martina Consoli, Elena Martinelli, Eleonora Peperoni, Myriam Tomé, Lucia Zimmardi
Studenti Joseph Caldo, Luca Cesa, Lorenzo Savino, Alberto Tardanico, Giovanni Visone
Junior BallettO di ToscanA
Luci Carlo Cerri in collaborazione con Andrea Narese
Costumi Santi Rinciari realizzati da Opificio della Moda e del Costume
In collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Vicenza, Arteven Circuito Teatrale Regionale del Veneto
Parma, 22 maggio 2014

Ha fatto benissimo il Teatro Regio di Parma a proporre la Giselle di Eugenio Scigliano creata per la Compagnia Junior BallettO di ToscanA come penultimo appuntamento del Festival ParmaDanza. Innanzitutto perché è semplicemente bella, ben pensata e altrettanto ben realizzata; e poi perché, se accostata a quella vista pochi giorni prima del Balletto di Maribor, ha consentito di mettere a confronto conservazione e ripensamento della tradizione ballettistica. La Compagnia nata nel 2005 può essere considerata a tutti gli effetti ‘la fase esecutiva’ della Scuola del Balletto di Toscana – tra i centri di formazione italiani più rinomati per il repertorio classico e contemporaneo -, potendo contare su interpreti selezionati di età compresa tra i sedici e i ventuno anni. Direttore artistico ne è Cristina Bozzolini, ex prima ballerina del Maggio Musicale Fiorentino e già fondatrice nel 1985 del Balletto di Toscana, compagnia purtroppo sciolta nel 2000: quindici anni di grande importanza per la creazione e la diffusione della danza made in Italy, affiancando a nomi internazionali come Hans von Manen e Angelin Preljocaj lavori di Virgilio Sieni, Massimo Moricone, Mauro Bigonzetti… Tra le tappe più rilevanti e recenti della giovane formazione toscana, ricordiamo la Coppelia di Fabrizio Monteverde del 2011 e il riallestimento de La Boule de Neige nel 2013, sempre di Monteverde, inserito all’interno del progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni 80-90) che vede la direzione artistica della giornalista Marinella Guatterini. Il progetto si pone come scopo quello di rimontare per giovani danzatori coreografie che hanno rappresentato gli albori della nostra danza d’autore – per l’appunto, negli anni ’80 e ’90 del ‘900 – e che rischierebbero di non essere più riprese: nel novero di questi repêchage, i primi due titoli sono stati Duetto (creato nel 1989) di Alessandro Certini e Virgilio Sieni e Calore (1982) di Enzo Cosimi.
Il nome di Eugenio Scigliano è profondamente legato al Balletto di Toscana, essendone stato figura di spicco già dal 1986. Per questa nuova Giselle, sempre sulle musiche di Adolphe Adam, il coreografo cosentino pensa ad un’ambientazione vittoriana. O forse sarebbe meglio dire, un’ambientazione dickensiana: una scuola, alunni in divise grigie, un educatore ed un’istitutrice. La scenografia è inesistente: lo spazio scenico viene interamente ricavato dalle magnifiche luci di Carlo Cerri. Cosa può fare Giselle in una scuola? Ovviamente innamorarsi… della persona sbagliata: cioè dell’Educatore che sembrerebbe essere legato all’Istitutrice. A Giselle, ormai respinta dal mondo e dai compagni, non resta altro che morire per poi rinascere nella notte eterna delle Villi. Rimangono quindi intatte alcune direttive del libretto originale: l’amore che sfocia nella morte e il mondo ultraterreno popolato dalle ragazze morte per amore. La cifra distintiva all’interno di questa Giselle può essere rintracciata nell’atmosfera gotica che pervade tutta la partitura: dai costumi, dalla scena spoglia fino alle Villi, vestite come le ambigue fanciulle di Picnic ad Hanging Rock (il film di Peter Weir del 1975) che conoscono segreti così grandi da non poter essere nemmeno raccontati, insieme bellissime ma che portano in viso l’inesorabilità della morte. Entrano in scena strisciando, contrariamente alla tradizionale danza delle Villi che è tutta verticale, una continua aspirazione al divino. Quasi contrappunto alla danza delle Villi, Giselle ricompare da morta saltando, ricordando l’Eletta del Sacre di Nižinskij: un sacrificio – e fra i più grandi – in fondo è stato compiuto. Ma, parlando più in generale, il gesto pensato da Scigliano è così teatrale da essere sempre immediato e capace di riempire la scena: le baruffe all’interno della scuola, la gestualità ampia e repentina pensata per l’Educatore, il fare predatorio dell’Istitutrice come l’ossessivo refrain del ragazzo che di tanto in tanto compare sulla scena saltando la corda… corda che sarà lo strumento di morte per Giselle. E la Compagnia risponde benissimo: sono giovani danzatori con tempra, talento, tecnica e voglia sincera di mettersi alla prova: sincerità artistica che, ahinoi, è sempre più difficile da trovare all’interno delle compagnie italiane. Ricordiamo qui il terzetto protagonistico: la dolcissima Giselle di Laura Massetti, l’Educatore di Mirko De Campi (assolutamente il migliore della serata) e la magnetica Istitutrice di Giovanna Pagone. Bel successo per un’ottima produzione. Foto Roberto Ricci – Teatro Regio di Parma

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