Un altro sguardo su…”Tosca” al Teatro Regio di Torino

La peculiarità dell’allestimento di Tosca proposta dal Teatro Regio di Torino è  rappresentata dalle scene firmate da Luigi Perego che paiono realmente viventi, che prendono attivamente parte alla vicenda, coinvolgendo il pubblico, innescando, a volte, un chiaro meccanismo di immedesimazione. Rappresentano la perfetta “materia” su cui Daniele Abbado ha potuto impostare la sua regia con l’obiettivo di calare l’opera pucciniana in un’atmosfera metafisica, senza però rinunciare ai simboli propri del dramma, come la cupola di Sant’Andrea, la statua sulla sommità di Castel Sant’Angelo e la grande sala di Palazzo Farnese. La sua è una regia tradizionale con delle chiare “licenze” personali, come la scelta di far morire Tosca di crepa cuore o infarto e non attraverso il solito lancio dalla torre della grande struttura ponteficia. Il regista milanese cura quasi maniacalmente i singoli gesti dei personaggi, fra cui spicca quello di Scarpia che ridisegna con atteggiamenti nobili e con tratti signorili. Delicata la scena in cui libera dalla mantella Tosca a cui segue, una volta soggiogato dalla brutalità e dagli istinti carnali, emersi in seguito al rifiuto della protagonista, un gettare a terra con sprezzo quella stessa mantella che prima aveva adagiato mollemente su una sedia, a presagire il suo tentativo di violare la donna sottomettendola su quello stesso pavimento. Abbado, inoltre, colloca in un tempo circolare e dilatato l’incedere di Tosca nel pugnalare a morte Scarpia, carico di tensione drammatica, e ben realizza il rituale funebre con i due candelabri accesi. Molto curato il finale del secondo atto quando la protagonista, prima di raggiungere il suo amato, si volta per un’ultima volta verso il corpo esanime di colui che aveva ucciso in una sospensione ricca di pathos.  Ritornando alle scene e alla magnifica gestione delle luci firmate da Valerio Alfieri, perfettamente in sintonia con la direzione di Abbado, nel primo atto notiamo una disposizione ordinata delle colonne, atte a rappresentare Sant’Andrea della Valle. Si percepisce una suggestiva profondità spaziale calata in un mood che va al di là del tangibilmente percepibile, dove a un certo punto sembra che quelle stesse colonne stiano quasi assistendo a quanto si stava dipanando. Lentamente il piano mobile si anima e modifica la struttura aprendosi al Te deum in un abbraccio che raggiunge il pubblico e lo ingloba portandolo sulla scena e facendolo accodare al corteo che inneggia Te deum laudamus: Te Dominum confitemur! Te aeternum Patrem omnis terra veneratur!, mentre dall’alto, dal posto occupato all’inizio da Caravadossi intento a ritrarre Maria Maddalena, il signorile Scarpia esclama Va’, Tosca! Nel tuo cuor s’annida Scarpia! Un finale curato registicamente nel dettaglio in cui volumi e spazi vengono occupati finemente, dove è evidente il rapporto di simmetria e opposizione dei due protagonisti maschili collocati in una posizione di superiorità rispetto agli altri attanti (a destra il pittore e a sinistra, la parte tradizionalmente legata al mefistofelico, il capo della polizia) e in cui ogni attore in scena è all’unisono con tutti gli altri, in un ordine corale impressionante.
Nel secondo atto, ambientato nella camera di Scarpia, al piano superiore del Palazzo Farnese, con la tavola imbandita, fra colonne non più sì ordinate, si impongono un piano inclinato che crea subito asimmetria tra i personaggi e la presenza di uno specchio deformante che sconvolge la visuale. Tale specchio lascia una firma e permette di rendere visibili il lato ombra, l’aspetto esoterico dei personaggi, la duplicità degli stessi, e quanto di machiavellico si stava consumando, attraverso occhi altri, quelli della stessa scena che propone una lettura chiara al pubblico. E tra tutto una sedia bianca al centro sicuramente per Tosca ma che non viene da lei usata e che quindi ci fa pensare alla rappresentazione di un banco degli imputati dove si attende di avere udienza o di ricevere un’ultima sentenza. Lo specchio alla fine, dopo l’omicidio compiuto dallo mano di Flora e dopo che ormai la giustizia terrena aveva fatto il suo corso, lascia il posto a un corridoio che permette alla protagonista di fuggire per raggiungere il proprio amato. In quella profondità oscura, in quelle scene che sembrano risucchiare la donna, si intravede il dramma che di lì a poco si sarebbe manifestato.
E il terzo atto rappresenta il culmine di questo ruolo attoriale della scenografia. Infatti, la scena si anima. Il fondale è un video (firmato da Luca Scarzella) che sembra parlare col pubblico, sembra illustrargli ogni singolo mattone di Castel Sant’Angelo, ogni minima parte dell’imponente tenuta ponteficia, e che propone immagini di arcangeli con un montaggio particolare che gioca e dialoga con l’imponente statua dell’Arcangelo Michele, il braccio armato e giustiziere di Dio, che domina il tutto, e che segue il movimento del piano inclinato. Svolge molteplici funzioni: farà da sfondo ai due amanti che si re-incontrano e preparano il piano per fuggire; serve a Tosca per nascondersi durante la fucilazione; e affianca la protagonista quando muore di dolore per la morte del suo amato. Proprio come se fosse un alleato, un protettore capace di ascoltare, ispirare, consolare e difendere i due amanti. E nel finale, dal fondale video, si distacca l’immagine di una donna che si muove in avanti verso il pubblico in un’ascensione liberatrice, avanza mentre Tosca è già a terra esanime accanto a Caravadossi. E in quel momento si dichiara apertamente la vitalità di queste scene in una dimensione trascendentale, che va al di là di tanta crudeltà e meschinità umana, proprio come le immortali melodie pucciniane – Recondita armoniaVissi d’arteE lucevan le stelle -, celeberrime pagine d’opera capaci di tramutare il dramma in un effluvio di bellezza. Dal binomio Abbado-Perego prende forma dunque un allestimento capace di sottolineare l’alto contenuto drammatico dell’opera pucciniana, così ricca di colpi di scena, e fortemente centrata sui tre protagonisti,  stretti tra amore e morte, verità e menzogna, lealtà e tradimento, speranze e invidie, allestimento reso altresì interessante dal costruttivo dialogo fra tecnologie multimediali e tecniche tradizionali.

2 Comments

  1. Corrado Aldrisi

    Fluido, ricco di immagini suggestive che presentificano quanto svoltosi in scena, senza esserci stati.
    Eleganza nella forma e potenza descrittiva.
    Bellissimo articolo
    Corrado

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