Herman Prey. F. Schubert: “Schwanengesang” – Hugo Wolf: “Mörike Lieder”, Hans Pfitzner: “Eichendorff Lieder”

Franz Schubert: “Schwanengesang”, D.957; “Liebesbotschaft”, “Kriegers Ahnung”, “Frühlingssehnuscht”, “Ständchen”, “Aufenthalt”, “In der Ferne”, “Abschied”, “Der Atlas”, “Ihr Bild”, “Das Fischermädchen”, “Die Stadt”, “Am Meer”, “Der Doppelgänger”, “Die Taubenpost”. Hermann Prey (baritono), Walter Klien (pianoforte).
Registrazione: Vienna, Sofiensaal, 13-15 aprile 1963
Bonus Tracks: dall’album “Goethe Lieder”
Franz Schubert:”Heidenröslein” D.257, “An die Entfernte” D.765, “Rastlose Liebe” D.138, “Erster Verlust” D.226, “An Schwager Kronos” D.369, “Schäfers Klagelied” D.121, “Wilkommen und Abscheid” D.767. Registrazione: Londra, Decca Studios, Febbraio 1964 / Giugno 1963
Bonus Tracks: dall’album “Richard Strauss Lieder”
Richard Strauss: “Ich trage meine Minne” Op.32 nr.1, “Befreit” Op.39 nr.4, “Bruder Liederlich” Op.41b nr.4.
Hermann Prey (baritono), Karl Engel (pianoforte). Registrazione: Londra, Decca Studios, giugno 1963. T.Time: 78.52 1 CD Decca 4808171
Franz Schubert ed Herman Prey sono i protagonisti di questa nuova proposta dei Most Wanted Recital Decca che continuano ad esplorare l’archivio storico della casa discografica londinese.
Accompagnato da Walter Klien, Prey affronta la Schwanengesang D. 957, l’estrema raccolta schubertiana completata solo nel 1828 e pubblicata postuma. Raccolta atipica in cui manca l’unità dei maggiori cicli schubertiani e che piuttosto si presenta quasi come un documento testamentario delle tendenze dell’ultima produzione dell’autore. Mancanza di unitarietà testimoniata anche dalla pluralità degli autori: sette su testo di H. Ludwig Rellstab, sei di Heinrich Heine ed uno, sempre che non sia un’aggiunta postuma dell’editore di un brano estraneo al progetto originario, di Gabriel Seidl.
Herman Prey è stato uno dei maggiori baritoni tedeschi della sua generazione, in quanto si è dimostrato non solo particolarmente versato nel repertorio brillante ma anche capace di affrontare grandi ruoli drammatici. Il suo approccio alla liederista è alquanto diverso da quello di Fischer-Dieskau, dal momento che è meno analitico, meno legato alla valorizzazione di ogni singolo frammento di testo, più diretto, unitario, per certi aspetti teatrale. La prima parte della raccolta con i suoi toni più leggeri e popolari trova in Prey interprete ideale; la voce alta, squillante, nitida, l’estroversione dell’accento trovano in brani come “Frühlingssehnsucht” o “Abschied” con le loro atmosfere Biedermeier il terreno ideale di espressione.
La seconda parte – su testi di Heine – vede prevalere toni decisamente diversi; le atmosfere si fanno più tese e drammatiche e la stessa vocalità è chiamata a mostrare una robustezza ed una forza d’accento ben diverse rispetto a quelle dei brani precedenti. In tal senso è emblematico il primo lied di questa sezione “Der Atlas”  nel quale l’immane sforzo del gigante chiamato a reggere il mondo è reso con ventate di un eroismo titanico e pienamente romantico che fa di questa una delle pagine più wagneriane di Schubert; Prey trova qui un colore più scuro, più intenso e drammatico senza però ingrandire inutilmente i centri e mantenendo sempre corretta l’emissione e la posizione della voce mentre con la successiva “Ihr Bild” si torna a tessiture più alte e a una vocalità più chiara caratteristiche abituali per il cantante in modo che l’intero ciclo mostra l’attenzione esecutiva ed interpretativa del baritono tedesco.
Il programma originario è stato arricchito da una selezione di altri lieder dello stesso Schubert – questa volta al pianoforte è Karl Engel – che vanno dalla giovinezza del D. 138 “Rastlose liebe” ad un brano della piena maturità come il D. 767 “Wilkommen und Abschied” per altro caratterizzato da un gusto ancora quasi post-mozartiano. Particolarmente interessante il numero D. 369 “An Schwager Kronos” dall’andamento particolarmente mosso e molto teatrale – per certi aspetti assimilabile al celeberrimo “Erlkönig” – in cui Prey ritrova quella drammaticità e quel particolare colore vocale che già si è apprezzato in “Der Atlas”.
Chiudono il programma tre lieder di Richard Strauss accompagnati da Gerald Moore fra cui si segnala “Bruder Liederlich” caratterizzato da atmosfere decadenti, pervase di suggestioni orientali non prive di fascino.
Hermann Prey 2Hugo Wolf: “Der Gärtner” nr.17, “Auftrag” nr.50, “Nimmersatte Liebe” nr.9, “Begegnung” nr.8, “Jägerlied” nr.4, “Er st’s!” nr.6, “Fussreise” nr.10, “Auf einer Wanderung” nr.15, “Heimweh” nr.37, “Gebet” nr.28, “Verborgenheit” nr.12, “Gesang Weylas” nr.46, “Selbstgeständnis” nr.52, “Der Tambour” nr.5 (da Mörike Lieder); Hans Pfitzner: “Der Gärtner”, “Die Einsame”, “Im Herbst”, “Der Kühne”, “Abschied” (Cinque Lieder Op.9). Hermann Prey (baritono), Gerald Moore (pianoforte). Registrazione: Londra, Decca Studios, Aprile 1965
Bonus tracks: dall’album “Richard Strauss Lieder”
Richard Strauss: “Zueignung op.10 nr.1, “Nichts” op.10 nr.2, “Die Nacht” op.10 nr.3, “Breit über mein haupt” op.19 nr.4, “Wie sollten geheim siehalten op.19 nr.4, “All mein’ Gedenken” op.21 nr.1, “Du meines herzens Krönelein” op.21 nr.2, “Ach lieb, ich muss nun scheiden” op.21 nr.4, “Ruhe, meine Seele” op.27 nr.1, “Morgen” op.27 nr.4, “Nachtgang” op.29 nr.3, “Freundliche vision” op.48 nr.1, “Mit deinem blauen Augen” op.56 nr.4. Hermann Prey (baritono), Gerald Moore (pianoforte). Registrazione: Londra, Decca Studios, giugno 1963. T.Time: 79.58 1 cd Decca 480 8172
Registrato negli stessi anni, questo secondo recital accompagnato integralmente da Gerald Moore, è centrato sul repertorio del tardo Ottocento e del Novecento e viene in qualche modo a completare il precedente volume basato su Schubert e quindi sulla fase iniziale del romanticismo di cui vediamo qui gli ultimi ed estremi frutti.
La parte principale del programma appare dedicata ad Hugo Wolf con l’integrale dei lieder composti nel 1888 su testi di Eduard Mörike scomparso non troppi anni prima la composizione del ciclo. Come sempre in Wolf il ciclo liederistico viene a dipanarsi come una sorta di teatro degli affetti con i vari brani che – sul modello originariamente introdotto da Schubert – vengono a raccontare una storia nei suoi sviluppi e nei suoi contrasti. La voce di Prey con la sua innata comunicativa e il non comune carisma teatrale si trova perfettamente a suo agio nella scrittura di Wolf spesso ricca di richiami ad un universo espressivo popolare che la schiettezza espressiva del cantante esalta al meglio. E’ così nei lieder brillanti che aprono il ciclo, “Der Gärtner” e “Auftrag”, con il loro andamento ritmico quasi danzante e la forte carica teatrale di sapore quasi da commedia in musica. “Nimmersatte liebe” è un brano emblematico della concezione teatrale di Wolf con la prima parte lirica ed estatica che poi si infiamma di accensioni drammatiche permettendo a Prey di far sfoggio di una voce non solo ottimamente gestita ma alquanto rilevante per squillo e potenza. Tratti simili si ritrovano nell’andamento teso e mosso del successivo “Begegnung”.
La parte centrale della raccolta dal taglio decisamente più lirico e dolente è sempre cantata molto bene ma forse manca la scintilla dei brani più scanzonati in cui Prey riesce a dare il meglio di se stesso e che ritroviamo nel conclusivo “Der Tambour” con la sua alternanza di atmosfere arcane e misteriose e ritmi di rataplan entrambe colte da Prey che realizza alla perfezione le mutevoli dinamiche del brano.
Il programma originale era poi completato da 5 lieder di Hans Pfitzner, estremo epigono del tardo-romanticismo tedesco nella prima metà del Novecento. Nonostante l’abilità di scrittura resta un sentore di artificiosità, di un mondo espressivo più costruito che autenticamente posseduto con il ricorso ad una tavolozza espressiva sostanzialmente patetica e poco variata che dà anche limitate occasioni al cantante di mettere in evidenza le proprie doti di interprete il cui canto sempre più o meno simile nell’insieme.
Per completare la durata del CD è stata poi inserita una più ampia selezione di lieder di Richard Strauss rispetto a quella presente sul CD precedentemente descritto. Anche in questo caso troviamo l’insuperabile tocco di Gerald Moore che qui riesce come forse nessuno ad unire la sensibilità per le ragioni del canto alle suggestioni timbriche del gesto pianistico che trova forse il suo apice nelle sonorità liquide, quasi impressioniste di “Nichts”. Qui si sente a volte la mancanza di quella sofisticazione quasi manieristica che è componente di questa musica e che forse solo Fischer-Dieskau fra i baritoni è riuscito a cogliere appieno. Prey canta comunque molto bene – “Ruhe, meine Seele” – è un’autentica lezione di canto a fior di labbro – e nei brani più estroversi si mostra pienamente a proprio agio, così che più che nella celeberrima “Morgen” merita di essere segnalato in “Ach, weh mir unglueckhaftem Mann”, brano intriso di una vivacità popolaresca che calzerebbe a pennello al Barone Ochs e che Prey esegue con una convinzione e una forza espressiva veramente trascinanti.

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