Cremona, Teatro Ponchielli: “A midsummer night’s dream” di Britten

Cremona, Teatro Ponchielli – Stagione lirica  2016-2017
“A MIDSUMMER NIGHT’S DREAM”
Opera in tre atti. Libretto di Benjamin Britten e Peter Pears tratto dall’omonima commedia di William Shakespeare.
Musica di Benjamin Britten
Oberon RAFFAELE PE
Tytania ANNA MARIA SARRA
Puck SIMONE COPPO
Theseus FEDERICO BENETTI
Hippolyta ARINA ALEXEEVA
Lysander ALEX TSILOGIANNIS
Demetrius PAOLO INGRASCIOTTA
Hermia CECILIA BERNINI
Helena ANGELA NISI
Bottom ZACHARY ALTMAN
Quince NICHOLAS MASTERS
Flute ROBERTO COVATTA
Snug ROCCO CAVALLUZZI
Snout CLAUDIO GRASSO
Starveling DARIO SHIKHMIRI
Quattro fate CORO VOCI BIANCHE
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro Di Voci Bianche Mousike’ – Smim Vida Di Cremona
Direttore Francesco Cilluffo
Maestro del coro voci bianche Raul Dominguez
Regia Ferdinando Bruni e Elio de Capitani
Scene Carlo Sala
Costumi Ferdinando Bruni
Luci Nando Frigerio
Nuovo Allestimento in collaborazione con Teatro Elfo di Milano. Coproduzione dei Teatri di OperaLombardia
Cremona, 7 ottobre 2016
Un’opera ha successo solo se il compositore riesce a riempirla di tanti tipi di musica diversa
era il suggerimento che Benjamin Britten era solito dare, una riflessione che chiarisce perfettamente l’orchestrazione del suo “A midsummer night’s dream”, fedele, seppur con alcuni tagli, per struttura drammaturgica e narrativa, all’originale shakespeariano. La musica del compositore britannico valorizza, come suggerisce Elio De Capitani, la potenza espressiva del canto e la straordinaria capacità evocativa, cromatica, timbrica, ritmica, melodica, dissonante e con gli insinuanti suoni che evocano in orchestra il bosco stesso arriva, in un certo senso, a superare per risultato lo stesso drammaturgo. Fatte queste necessarie premesse, andiamo nell’allestimento che venerdì 7 ottobre è stato proposto dal Teatro Ponchielli di Cremona.
Le scene di Carlo Sala sono semplici: l’ingresso del palazzo di Theseus, una poltrona, una vasca da bagno e del muschio e dell’edera che si infittiscono e si diradano a seconda di dove si svolge l’azione. Tutte però risultano funzionali e ridisegnano i tre piani principali su cui si sviluppa la vicenda e che coinvolgono altrettanti gruppi di personaggi. Da una parte abbiamo gli artigiani, poi il quartetto di innamorati e quindi il mondo di fate ed elfi. Britten caratterizza questi tre gruppi con atmosfere musicali specifiche: popolareggiante per i primi, di impronta romantica per i secondi ed eterea e sognante per gli ultimi. Solo a un personaggio, molto ben tratteggiato e curato dai registi Ferdinando Bruni e Elio de Capitani, è permesso oltrepassare il confine tra il mondo reale e il mondo fatato: il Puck che in questo allestimento è molto ben interpretato da Simone Coppo che rende tutte le sfumature di questo complesso personaggio. La sua indolenza, la sua ironia, il suo sarcasmo, il suo essere esecutore dei voleri del Re degli Elfi, Oberon, il suo incidere confusionario, il suo importunare umani e non umani con freschezza e furbizia. Ben gestite le luci di Nando Frigerio che davano profondità alla scena ed evidenziavano gli spazi suddetti, e molto suggestivi i costumi di Ferdinando Bruni. Tutti molto belli, ma veramente interessante quello di Puck poiché caratterizzato da tratti appartenenti al mondo degli umani, a tratteggiare il suo poter spostarsi tra i mondi. Anche Botton, ad un certo punto, travalica il confine dei mondi, come se le due realtà, fino ad allora tenute ben distinte, si sovrapponessero, permettendone il passaggio. Ben resa la scena che apre il secondo atto e in particolare la sottolineatura della diversità. La testa di asino terrorizza gli amici, facendoli scappare, mentre fa innamorare la Regina delle fate. Caricaturale la barba delle quattro fate delle voci bianche. La regia segue con grande attenzione la musica e tratteggia con evidenza i personaggi, a volte estremizzandone le particolarità quasi a renderli grotteschi e comici. Buona la gestione degli spazi e anche l’interazione tra gli attori e gli attori e gli oggetti scenici. Forse, in particolare nel primo atto, avremmo gradito un po’ di azione in più.
La direzione musicale di Francesco Cilluffo è stata piuttosto alterna nella resa della partitura. Ad eccezion fatta per il secondo atto – sicuramente il quadro meglio riuscito che raggiunge l’apice lirico nel finale – a volte si percepiva un certo trascinamento. Rispetto ai volumi e alle sonorità di insieme, invece, il direttore si è mosso con grande precisione e puntualità. La prova dell’Orchestra de I Pomeriggi Musicali è stata buona ed è risultata sempre capace di esprimere le singolari sonorità proprie della partitura.
Passando ai solisti, ben sostenuti dal compatto coro delle Voci bianche, ben capace di rendere l’atmosfera sognante del mondo incantato, si distinguono fra tutti  Zachary Altman (Bottom), Anna Maria Sarra (Tytania), Raffaele Pe (Oberon), Cecilia Bernini (Hermia), Angela Nisi (Helena), Paolo Ingrasciotta (Demetrius) e Nicholas Masters (Quince). Zachary Altman, nei panni di Bottom, è indubbiamente la stella della serata. La duttilità della sua voce gli garantisce di poter rendere le sfumature del personaggio con precisione,  un buon controllo dell’emissione e un notevole fraseggio completano la sua performance. Il soprano Anna Maria Sarra interpreta con raffinatezza i panni della Regina delle Fate. La sua voce limpida, il buon fraseggio, l’agilità vocale e la buona tecnica le garantiscono una notevole prova. Il controtenore Raffaele Pe incarna un Oberon sofisticato che fonde la parte più diabolica dell’orchestratore delle vicende in scena e lo stratega appassionato che fa di tutto per raggiungere il suo obiettivo, riavere il suo paggetto. Aggraziato nei movimenti, si caratterizza per l’emissione omogenea e morbida, la sicura intonazione e l’eleganza del fraseggio. Cecilia Bernini (Hermia) esprime il suo personaggio con estrema naturalezza e  varietà espressiva. Emerge una bella armonia tra  gesto e voce che raggiunge i presenti e la denota in modo chiaro. Angela Nisi (Tytania) si distingue, invece, per la limpidezza vocale, una buona tecnica e un’aggraziata presenza scenica. Paolo Ingrasciotta ben veste i panni di Demetrius, dotato di una voce profonda, robusta, ben strutturata e di una valida tecnica. Nicholas Masters mostra una voce solida, sicurezza nell’emissione e ci regala un brillante Quince.  Accanto a loro, si sono altresti distinti: Alex Tsilogiannis (Lysander) Federico Benetti (Theseus), Arina Alexeeva (Hippolyta), Roberto Covatta (Flute) la cui prova è stata veramente notevole dal punto di vista attoriale, Rocco Cavalluzzi (Snug), Claudio Grasso (Snout) e Dario Shikhmiri (Starveling), tutti e tre assolutamente nel ruolo. Nel complesso dunque un bello spettacolo, colorato, con degli slanci interessanti, ma non sempre brioso e capace di tenere alta l’attenzione dei presenti. Foto Alessia Santambrogio

 

 

 

 

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