Genova, Teatro Carlo Felice: “Falstaff”

Genova, Teatro Carlo Felice, Stagione dell’Opera 2016-2017
“FALSTAFF”
Opera in tre atti con libretto di Arrigo Boito da Shakespeare.
Musica di Giuseppe Verdi
Sir John Falstaff CARLOS ÁLVAREZ
Ford  ALESSANDRO LUONGO
Fenton  PIETRO ADAÌNI
Dottor Cajus CRISTIANO OLIVIERI
Bardolfo MARCELLO NARDIS
Pistola LUCIANO LEONI
Mrs Alice Ford ROCÍO IGNACIO
Nannetta LEONORE BONILLA
Mrs Quickly BARBARA DI CASTRI
Mrs. Meg Page MANUELA CUSTER
Mimi DEOS:  Luca Alberti, Filippo Bandiera, Andrea Dionisi, Maria Francesca Guerra, Nicola Marrapodi, Andrea Repetto Miradello, Roberto Orlacchio, Marco Pericoli, Davide Riminucci, Luca Vacchetta.
Figurante: Vanessa Locandro
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Direttore  Andrea Battistoni
Maestro del Coro Franco Sebastiani
Regia Luca Ronconi ripresa da Marina Bianchi
Scene Tiziano Santi
Costumi Tiziano Musetti
Luci A.J. Weissbard
Allestimento della Fondazione Teatro  di San Carlo, della Fondazione Teatro Petruzzelli Bari e della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Genova, 24 gennaio 2017
Dopo diciassette anni torna al Teatro Carlo Felice di Genova, Falstaff, ultimo ed eccezionale capolavoro teatrale verdiano. Un’opera straordinaria oltre per la qualità della musica, anche per la modernità della partitura e della drammaturgia musicale, aspetti che la inseriscono a pieno titolo nel teatro musicale novecentesco, di cui è degna pioniera. Falstaff infatti guarda al futuro, rappresentando un testamento lasciato ai compositori che verranno, un estremo sforzo creativo.
Il Falstaff del Carlo Felice, per la regia di Luca Ronconi, ripresa da Marina Bianchi, è ambientato in un vago passato, con dei semplici teloni come quinte e lo spazio scenico disegnato da Tiziano Santi attraverso l’uso di oggetti distribuiti a gruppi. E vediamo sul palco un letto, una poltrona, una persona appesa sullo sfondo, una carrucola mobile che offre a Don Cajus la possibilità di rivolgersi dall’alto a Falstaff, una vasca/bagnarola, dei mezzi a ruote con cui giungono le quattro donne, un baule, un paravento, qualche sedia, un albero al contrario con foglie dorate: grazie a questi oggetti vengono caratterizzati i diversi ambienti dell’opera. Il tutto con dei colori quasi seppiati, da fotografia del primo Novecento. Questo minimalismo obbliga gli attori a dover, con il loro corpo, occupare lo spazio e colmare tale minimalismo scenico. La cura maniacale del gesto, la mimica facciale anche esasperata e l’ironia sottile sono elementi caratterizzanti la regia del Maestro che punta moltissimo sul protagonista, che sicuramente non è gretto e volgare come vorrebbe il libretto, ma un personaggio non propriamente coerente, anzi pieno di contraddizioni. Come lo stesso regista aveva chiarito, è un personaggio astorico. È vero che appare burlone, ma è anche burlato; vive di espedienti, ma è anarchico, è squattrinato e vuole fare soldi. È vecchio, ma si sente giovane, e quindi risulta un po’ mitomane. Vi è in lui una sorta di infantilismo, come quelli che passano da collere furibonde a folgorazioni immediate. Tale resa, nel complesso, non ci è proprio spiaciuta. Grazioso e pieno il finale con i solisti con le gambe a penzoloni sull’orchestra e dietro tutto il coro a sostenerli e a far loro da cornice. Un modo originale per legare la buca al palco.
La concertazione è  notevole. Il Falstaff  non è un’opera che richiede prodigi vocali nel senso tradizionale del termine. Più che altro il Falstaff esige variet di colori e di accento e se poi qualche inflessione non è ortodossa, sotto il profilo del timbro e dell’emissione, la cosa ha limitata importanza nell’economia generale dell’opera. Ciò che contano sono la precisione, il ritmo, la spontaneità, continuità; Andrea Battistoni è riuscito a ottenere, dall’Orchestra del Teatro Carlo Felice e dal cast, precisione, ritmo, spontaneità, continuità e un calibrato equilibrio voci-orchestra.
Detto questo va sottolineata la prova del baritono a Carlos Alvarez che rende, con estrema naturalezza, tanto scenicamente quanto vocalmente, tutte le sfumature di Sir John.  Alessandro Luongo è un solido Ford. La voce è bella, il fraseggio vario e brillante.  Timbro pulito, buon squillo, ma anche una certa immaturità caratterizzano il Fenton di Pietro Adaìni. Il comparto femminile si avvale delle voci di Rocío Ignacio (Mrs Alice Ford), Barbara Di Castri (Mrs Quickly), Leonore Bonilla (Nannetta) e Manuela Custer (Mrs. Meg Page), sempre presenti sul piano interpretativo, più alterne e non sempre omogenee nella rispettive rese vocali. Valido l’apporto di Cristiano Oliveri (Dr.Cajus),  Marcello Nardis e Luciano Leoni, rispettivamente Bardolfo e Pistola. In particolare si distingue Nardis per la sua brillante  verve comica.

 

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