“Les Étoiles”a Roma. Grande pubblico per la grande danza all’Auditorium Conciliazione

“LES ÉTOILES”
Gala internazionale a cura di Daniele Cipriani
“Gran Pas Classique”
Coreografia Victor Gsovsky
Musica Daniel Auber
Interpreti: Liudmila Konovalova e Davide Dato
“Lady of the Camellias”
CoreografiaVal Caniparoli
Musica Frédéric Chopin
Interpreti: Lucia Lacarra e Marlon Dino
“Ballet 101”
Coreografia Eric Gauthier
Musica Jens Peter Abele
Interprete: Vladimir Shklyarov
“Spartacus”
Coreografia Yuri Grigorovich
Musica Aran Khachaturian
Interpreti: Ivan Vasiliev e Maria Vinogradova
“Tschaikovsky pas de deux”
Coreografia George Balanchine
Musica  Piotr I Ciaikovsky
Interpreti: Tiler Peck e Gonzalo Garcia
“Spiral Twist”
Coreografia Russell Maliphant
MusicaMukul
Interpreti: Lucia Lacarra e Marlon Dino
“This Bitter Earth”
Coreografia Christopher Wheeldon
Costumi Valentino Garavani
Musica Max Richter (remix di una canzone di Clyde Otis)
Interpreti: Tiler Peck e Amar Ramasar
“Il lago dei cigni”Pas de deux  III atto
Coreografia Marius Petipa
Musica Piotr I Ciaikovsky
Interpreti: Liudmila Konovalova e Vladimir Shklyarov
“Labyrinth of Solitude”
Coreografia Patrick de Bana
Musica “Chaconne de Vitali” di Tomaso Antonio Vitali
Interprete: Davide Dato
“Diana e Atteone”
Coreografia Agrippina Vaganova
Musica Riccardo Drigo
Interpreti :Ivan Vasiliev e Maria Vinogradova
Defilé finale con tutti gli artisti
Roma, 18 marzo 2017

Straordinaria serata all’Auditorium Conciliazione con le étoiles internazionali, ospiti del gala a cura di Daniele Cipriani, giunto alla sua terza edizione e divenuto oramai per il pubblico romano, e non solo, un appuntamento da non perdere. Stelle a parte, il programma dello spettacolo è davvero ben costruito; si alternano celebri pezzi del repertorio russo a piccoli cammei della coreografia per lo più inglese e d’oltreoceano nel segno del balletto “moderno”, mettendo in rilievo le molteplici declinazioni della danza accademica oltre che le diverse scuole.
Si inizia con il Grand pas classique di Victor Gsovsky su musica di Daniel Auber, un omaggio al virtuosismo e alla perfezione della linea classica, in cui danzano Davide Dato e Liudmila Konovalova, formidabili soprattutto nei soli: lui solido e statuario, lei stupenda nei ripetuti développés.
Ritroviamo il giovane danzatore italiano, oggi primo ballerino del Wiener Staatsballet, in un drammatico solo del coreografo tedesco Patrick de Bana, Labyrinth of Solitude, che si caratterizza in particolare per la forza espressiva dei grands jetés, veloci ma puliti, bellissimi.
Ritroviamo invece la ballerina del Bolshoi Konovalova nel pas de deux del cigno nero dal III atto del Lago dei cigni, accompagnata dall’étoile-sorpresa Vladimir Shklyarov, entrambi eleganti, austeri, divini. Non possiamo che ammirare la bellezza di queste forme perfette, le braccia di lei lunghissime e pulsanti, le arabesques tenute, i voli spiccati di lui.
Principal del Teatro dell’Opera di Monaco di Baviera e del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, Shklyarov conquista il pubblico non solo per la purezza del suo stile noble, ma anche per l’interpretazione di Ballet 101, solo ironico del canadese Eric Gauthier, in cui una voce fuori campo introduce e accompagna una lezione dimostrativa di danza, ordinando all’unico ballerino in scena, in tuta e maglietta, di eseguire ben 101 combinazioni possibili di passi partendo dalle cinque posizioni base della danse d’école sulla musica di Jens Peter Abele. Il ballerino scompare, esausto, la scena si oscura e quando le luci si riaccendono vediamo sparsi a terra pezzi di un manichino. Il pubblico è divertito.
Altra coreografia dai toni leggeri e giocosi è il Tschaikovsky pas de deux di George Balanchine, che per il titolo decise di utilizzare la grafia con cui Čajkovskij stesso si firmò quando giunse a New York nel 1891. Danzata dai primi ballerini del New York City Ballet, Tiler Peck e Gonzalo Garcia, la coreografia non appassiona da subito ma ai due soli gli applausi si fanno sentire, il duetto diviene frizzante e grazioso concludendosi con il tuffo finale della ballerina sul partner e un’inattesa presa a pesce.

L’americana Tiler Peck ritorna insieme al collega Amar Ramasar in This Bitter Earth di Christopher Wheeldon dalla musica avvolgente – un remix di una canzone di Clyde Otis creato da Max Richter – ma con una coreografia non particolarmente incisiva, di certo delicata, impreziosita dagli eleganti costumi firmati da Valentino.
Più convincenti sono le spirali poetiche costruite in Spiral Twist di Russell Maliphant dalla coppia di sposi Lucia Lacarra e Marlon Dino sulle note struggenti di Mukul. Gli stessi ballerini si distinguono nel drammatico Lady of the Camellias dell’americano Val Caniparoli, in prima nazionale, il frammento più emozionante del gala, emozionante fino alle lacrime forse perché conosciamo la triste fine di Marguerite, forse perché toccante è l’interpretazione della danzatrice spagnola, piccola e gracile eppur forte negli ultimi impeti d’amore verso il giovane amato espressi nei continui slanci delle gambe, nei cambrés profondi e nell’estremo avvitamento, virtuosismi che si affiancano a momenti teneri e intimi della coppia, in cui i corpi sono particolarmente vicini, come quello in cui lui tiene in braccio la donna o la bacia sulla bocca.
Completano il quadro della grande danza due estratti da balletti del repertorio sovietico, entrambi interpretati da Ivan Vasiliev e Maria Vinogradova, coppia anche nella vita. Spartacus di Yuri Grigorovich, ispirato a un episodio della storia romana, vuole essere un omaggio al suo coreografo che quest’anno compie 90 anni. Lo stile à la Bolshoi è strabiliante, come sappiamo. Il possente Vasiliev tiene sopra la testa su una sola mano la sua ballerina, dalla linea perfetta e leggerissima. Il virtuosismo del passo a due, giocato sul dinamismo, sull’altezza delle gambe e sul gesto magniloquente, lascia il posto al tenero abbraccio finale adagiati sul pavimento.
Il gala si conclude naturalmente con un pezzo di assoluto virtuosismo eseguito nel puro stile pietroburghese. Si tratta del famoso pas de deux da Diana e Atteone di Agrippina Vaganova, l’indiscussa maestra autrice del metodo che prende il suo nome. Qui Vasiliev diventa davvero un fenomeno, i suoi salti incredibili oscurano la bellezza delle gambe di Vinogradova e ci lasciano a bocca aperta.
Nel défilé finale ritornano in scena tutti gli artisti, alcuni con un slancio spiritoso che non guasta alla danza, neanche a quella secolare! (foto Enrico Ripari)

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