Roma, Teatro dell’Opera: una Coppélia che si colora di vintage

Roma, Teatro Nazionale, stagione di balletto del Teatro dell’Opera di Roma 2016-2017
“COPPELIA”
Balletto in due atti
Musica di Léo Delibes
Coreografia e drammaturgia di Giorgio Mancini
Coppélia ALESSIA GELMETTI
Swanilda ELENA BIDINI
Frantz ALESSIO REZZA
Coppelius MANUEL PARRUCCINI
Scene di Nicola Rubertelli
Costumi di Giusi Giustino
Luci di Patrizio Maggi
Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento del Teatro San Carlo di Napoli
Roma, 12 marzo 2017

Piacevole e fresca la Coppélia di Giorgio Mancini al Teatro Nazionale in questa prima rappresentazione aperta al grande pubblico, ma nelle prossime matinée specialmente destinata ai più giovani, secondo il progetto del Dipartimento di Didattica e Formazione del Teatro dell’Opera di Roma.
Di questa rilettura punto forte e incisivo è di certo l’allestimento originale, qui riproposto, del Teatro San Carlo di Napoli che nel 2009 aveva commissionato al coreografo uno dei capolavori del balletto ottocentesco con le musiche di Delibes. La messa in scena funziona particolarmente bene perché è essenziale ma non troppo, variopinta e delicata allo stesso tempo, con pochi elementi distintivi creati da Nicola Rubertelli, come le snelle e colorate sagome degli automi che poggiano sopra degli skateboard oppure la poltrona girevole in stile sixties su cui siede Coppélia in cima a una scala di ferro. Anche i costumi, firmati da Giusi Giustino, meritano una specifica menzione: da quelli vintage ispirati a Barbie, che nel 2009 festeggiava i cinquanta anni della sua nascita, a quelli più propriamente ballettistici nella scena in cui prendono vita personaggi di coreografie celebri.
Anche se l’ambientazione è novecentesca, la linea narrativa del balletto di Mancini rimane essenzialmente quella originaria di Arthur Saint-Léon e Charles Nuitter (1870) – che a loro volta avevano rivisitato il racconto di E.T.A. Hoffmann L’uomo della sabbia: Coppelius costruisce automi, fra cui la bella Coppélia, da cui il giovane Frantz è molto attratto. La fidanzata del giovane, Swanilda, ingelosita per la presenza di questa figura misteriosa, si inoltra con le amiche nel locale di Coppelius e qui scopre che la fascinosa sua rivale è in realtà un automa e che Coppelius vuole ingannare Frantz rubandogli l’anima per dare vita alla bambola. Il balletto si conclude con le nozze dei due scampati al pericolo.
Mancini stesso ci dice che, in questa sua rivisitazione del soggetto, Coppelius incarna la figura del coreografo alla ricerca della ballerina perfetta. Lo vediamo sin dal primo atto con la sua Coppélia in tutù, ma è nel secondo atto che si manifesta più chiaramente questa chiave metalinguistica, forse un po’ forzata e sin troppo vista al giorno d’oggi, ma comunque efficace nella misura in cui dà modo al coreografo di inventare una scena esilarante nel laboratorio di Coppelius/coreografo, dotato di sbarra per gli esercizi, in cui illustri personaggi come Kitri (Marianna Suriano), Giselle (Roberta Paparella), il Cigno bianco (Antonella Marcocchio), e perfino il Fauno (Marco Marangio) che a un certo punto con una nota umoristica indossa il gonnellino di tulle, Petruska (Alessandro Vinci), lo Spettro della rosa (Domenico Gibaldo) e il Principe (Andrea Forza) si animano, danzando meravigliosamente sotto i neon colorati di una scena che ricorda l’atmosfera del varietà. Tutti bravi.
Nel primo atto gioioso e leggero, ambientato in una piazza, con le danze di gruppo dei giovani in cerchio dal sapore hippie, si distingue invece la determinata e frizzante Swanilda in coppia con il bravissimo Frantz/Alessio Rezza, oltre che Manuel Paruccini nei panni di un sicuro e convincente Coppelius, il cui sogno però è destinato a infrangersi, quando «accerchiato dagli altri automi, abbraccia sconsolato la sua bambola prediletta Coppélia», intrappolato tra il vero e il falso dell’esistenza, avvolto nelle luci calde e suggestive di Patrizio Maggi. (foto Yasuko Kageyama)

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