Robbins, Preljocaj, Ekman. Il serio e il non serio della danza al Teatro dell’Opera di Roma

Roma, Teatro dell’Opera di Roma, stagione di balletto del Teatro dell’Opera di Roma 2016-2017
THE CONCERT”
Musica  Frédéric Chopin 
Coreografia Jerome Robbins ripresa da  Jean-Pierre Frohlich
Scene  Saul Steinberg e Edward Gorey
Costumi  Irene Sharaff 
Luci  Jennifer Tipton Riprese da Perry Silvey
Ballerina Susanna Salvi 
First Man Manuel Paruccini 
Direttore  David Garforth
“ANNONCIATION”
Musica  Stéphane Roy (Crystal Music), Antonio Vivaldi(Magnificat)
Coreografia  Angelin Preljocaj ripresa da Claudia De Smet
Scene Angelin Preljocaj
Cosumi  Nathalie Sanson
Luci  Jacques Chatelet
L’Archange Eleonora Abbagnato 
Marie Rebecca Bianchi
“CACTI”

Musica  Joseph Haydn, Ludwig van Beethoven, Franz Schubert (arrangiata e orchestrata da Andy Stein), Gustav Mahler 
Direttore David Garforth
Coreografia Alexander Ekman ripresa da Spenser Theberge e Nina Botkay
Scene e costumi Alexander Ekman
Luci  Tom Visser
Testi Spenser Theberge
Quartetto Sincronie

Interpreti principali Claudio Cocino, Annalisa Cianci 
Direttore David Garforth
Orchestra, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
Roma, 2 aprile 2017

Ancora una volta quest’anno il programma di balletto che l’Opera di Roma proponeè particolarmente interessante con tre coreografie nuove per questo teatro e molto diverse fra loro per genere, stile e provenienza geografica degli autori. Con un ordine invertito dei pezzi però la serata avrebbe avuto un esito più felice. Il giovane e già acclamato Ekman, che chiude il trittico, per quanto originale in alcune scelte, non raggiunge la straordinarietà di Robbins: il suo The Concert (1956) rappresenta quasi un unicum nel repertorio del balletto novecentesco innanzitutto perché è un balletto comico, genere assai poco esplorato dai coreografi “moderni”.Tra il geniale Robbins e il promettenteEkman si inserisce Angelin Preljocaj, ben noto al pubblico italiano, con un pezzo denso e poetico tratto dall’episodio biblico dell’Annunciazione.Ammirevoli nelle tre coreografie sono iprimi ballerini, i solisti eil corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, diretti dall’étoile Eleonora Abbagnato, che in questa serata è anche sublime interpretedell’Angeloin Annonciation (1995).
L’esordio di The Concert è già esilarante:ilsipariettodi Saul Steinberg che raffigura l’interno di un teatro si è appena rialzato quando entra in scena una donna vestita di nero, la pianista Enrica Ruggiero; prende posto al pianoforte, sistema nevroticamente lo sgabello esta per iniziare a suonare ma… tutto a un tratto scorge un filo di polvere sui tasti e allora tira fuori un panno per spolverare… Finalmente pronta, inizia il concerto con la Berceuse op. 57, il palco si riempie di spettatori, ognuno con la propria sedia alla mano,che una volta accomodati si lasciano andare all’immaginazione sulle note di Chopin. Sono tutti deliziosi a partire dal composto First man, il primo ballerino Manuel Paruccini, e dalle due romantiche signorine interpretate da Elena Bidini e Arianna Tiberi. Eppure merita una particolare menzione Susanna Salvi nel ruolo della Ballerina,per la sua appassionata pantomima che culmina con un gioioso abbraccioal pianoforte, da cui non si stacca neppure quando a un certo punto le tolgono la sedia rimanendo sospesa sulle punte. La Salvi è notevole soprattutto nell’uso duplice della tecnica, a tratti privata della grazia tipica della danse d’école al fine di realizzarne una caricatura comunque sempre delicata. Più irruenta, ma ugualmente efficace, è Alessia Gelmetti nei panni di una Angry Lady dalle movenze mascoline che irrompe in scena e si abbandona a una gestualità enfatica e più quotidiana come grattarsi una gamba. La risata nasce nel vedere tanta stramberia e soprattutto in un contesto ballettistico, ma buona parte della comicità viene da alcune situazioni comiche inventate da Robbins, come l’entrata di una giovane maschera (Andrea D’Ottavio) intento a controllare i biglietti provocando un curioso scambio di postifra gli spettatori che crea solo apparentemente scompiglio fra loro, tanto sono presi dal potere della musica. Si susseguono in questo unico atto diverse scenette in cui la fantasia sfrenata dei protagonisti si proietta nel mondo della danza,ad esempio l’ensemble di ballerine in tutù che esegue una parodia delle Sylphides è divertentissimo: le sei giovani, “depositate” in scena da altrettanti ballerini, si guardano, non sanno cosa fare e poi iniziano a danzare tra movimenti imbranati, errori di posizionamenti e sguardi alle compagne più brave che ricordano meglio la sequenza.
A un anno dal debutto newyorkese di The Concert nasceva il francesePreljocaj da famiglia albanese, classe 1957. Il suo Annonciation, della stessa delicatezza e intensità del lavorodi Robbins, anche se lontani nel tema e nell’atmosfera, è una coreografia creata nel 1995 sul Magnificat di Vivaldi framezzato dai suoni elettronici del compositore canadese Stéphane Roy, qui su base registrata. In questo pezzo, forte e delicato al tempo stesso, si realizza magnificamente (è il caso di dirlo) la compresenza del Sacro e del Terreno, in un gioco serio di tensioni e distensioni di cui squisite interpreti sono l’arcangelo Gabriele/Eleonora Abbagnato e Maria/Rebecca Bianchi, perfettamente adatte ai due ruoli, l’una dal corpo ginnico e statuario, l’altra più gracile e delicata. I movimenti spigolosi dell’angelo in blu si compenetrano in quelli più morbidi della Vergine in bianco in un lungo passo a due in cui ci sembra di assistere a una sospensione del tempo. Maria è seduta su una panca, quando l’angelo le appare, alcuni suoi gesti sono quotidiani (si tocca i capelli, si sistema il vestito…) ma l’esecuzione lenta è come se li rendesse astratti, o comunque fuori dal nostro tempo.Il registro “recitativo” della corografia è sapientemente utilizzato dalle due danzatrici; il contatto creato dagli sguardi dell’una che si perdono negli sguardi dell’altra è anche rafforzato dalle stupende luci di Jacques Chatelet.
Conclude il triple bill l’atteso Cacti (2010) dello svedese Alexander Ekman, attivo giovanissimo già dal 2006, ma per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma. Certamente la coreografia di Ekman non lascia indifferenti. Lo spettacolo è visivamente potente, ma la lettura drammaturgica è faticosa. Senza una chiarificante nota del coreografo sul programma di sala in cui si spiega che «questo lavoro è una riflessione sul nostro modo di osservare l’arte e sulla nostra necessità di “capirla” e analizzarla» saremmo perduti oppuresemplicemente immersi nel ritmo avvolgente della danza e della musica(Haydn, Beethoven, Schubert e Mahler) diretta dal maestro David Garforth. Un quartetto d’archi (il Quartetto Sincronie) è in scena, mentre una voce fuori campo parla con tono ironico, marcando sulle parole dance, music, collaboration, technology, a new society.
In mezzo a questa molteplicità di suoni, i sedici danzatori si destreggiano piuttosto bene, energici e impetuosi, anche loro partecipano al registro sonoro con grida e battiti di mani, posizionati su altrettante pedane quadrate, al cui fianco sono sono situate le piante grasse che danno il titolo allacoreografia. Ammirevoli i componenti del corpo di ballo, che prendono parte a questo lavoro contemporaneocon un sprint ragguardevole, tra cui si distinguono Annalisa Cianci e Claudio Cocino in un estroso passo a due su un’ironica “conversazione registrata”. Ci auguriamo di rivedere presto questo attraente spettacolo, con le luci scattanti ed eloquenti di Tom Visser, per ritrovare il senso delle parole di Ekman. (foto Yasuko Kageyama)

 

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