Venezia, Palazzetto Bru Zane: primo appuntamento del Festival dedicato a Antoine Reicha

Venezia, Scuola Grande San Giovanni Evangelista, Festival Antoine Reicha, musicista cosmopolita e visionario, dal 23 settembre al 4 novembre 2017
QUARTETTI DA PRAGA A PARIGI”
Quartetto Ardeo
Violini Carole Petitdemange, Mi-sa Yang
Viola Yuko Hara
Violoncello Joëlle Martinez
Antoine Reicha: Quatuor op. 49 n° 1 en ut mineur; Quatuor op. 90 n° 2 en sol majeur
Venezia, 23 settembre 2017
Riprende, dopo la pausa estiva, l’attività concertistica del Palazzetto Bru Zane: argomento del nuovo festival d’autunno è la figura di un altro “illustre sconosciuto”, tra i compositori francesi dell’inizio del XIX secolo. Dopo Étienne-Nicolas Méhul e Charles-Simon Catel è la volta di Antoine Reicha, un musicista, originario di Praga, naturalizzato francese, che frequentò Beethoven e studiò la musica di Haydn, prima di stabilirsi a Parigi, dove, grazie alla sua fama di maestro del contrappunto, ottenne la cattedra di armonia e contrappunto presso il Conservatorio della capitale francese. Tra i suoi allievi si annoverano musicisti del calibro di Liszt, Berlioz e Franck, mentre tra le sue importantissime opere didattiche, spicca quel Traité de haute composition, che rappresenta un’opera decisamente proiettata verso il futuro. Autore quasi totalmente dimenticato, dell’immenso corpus di musica da camera di Reicha sono ancora oggi in repertorio solo i pionieristici quintetti per strumenti a fiato. Nondimeno la qualità delle altre partiture – in particolare quelle relative ai quartetti per archi – impone una più attenta valutazione di questo compositore, che costituisce un trait-d’-union tra il classicismo viennese e il romanticismo francese.
L’esecuzione del concerto inaugurale del festival era affidata al Quatuor Ardeo, il cui nome – costituito dal verbo latino corrispondente all’italiano “ardere” – allude all’accesa passione con cui le quattro giovani musiciste, che compongono tale formazione, affrontano il loro repertorio. Nato nel 2001, il Quatuor Ardeo vanta una discografia che comprende, tra l’altro, la prima registrazione mondiale dei primi due quartetti di Koechlin (2007), e quella, realizzata con il sostegno del Palazzetto Bru Zane, di tre quartetti di Reicha, contenuti in un CD uscito nel 2014. In programma per la serata inaugurale – che ha avuto come sontuosa cornice la Sala capitolare della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista – erano proprio due di questi tre quartetti.
Nel Quartetto op. 49 n. 1, pubblicato nel 1804-1805 durante il soggiorno del compositore a Vienna e fortemente segnato da richiami a Mozart, le giovani strumentiste hanno dato prova, per così dire, di un appassionato rigore, marcando, senza peraltro perdere la compostezza stilistica, certe audacie armoniche e una diffusa teatralità che caratterizza questo lavoro: il che si è colto nel perentorio primo movimento, Allegro assai, dove è evidente, a livello tematico, la presenza del Grande Salisburghese, e soprattutto nel successivo Adagio, composto secondo la tecnica rigorosa del canone, ma anche espressivo e teatrale grazie alle corone e a inattese strutture armoniche, nonché nel Minuetto con Trio dai contrasti stilistici a dir poco sconcertanti; infine, nel conclusivo Allegro, dalla struttura tripartita, rigorosamente costruito in forma sonata, che presenta un dialogo serrato tra il primo violino e il violoncello, inframmezzato da intempestivi interventi dei quattro strumenti all’ottava, cui si contrappone un secondo tema semplice e cantabile, che viene lungamente rielaborato nello sviluppo centrale.
Sotto l’egida di Haydn si colloca invece il Quartetto n. 2 in sol maggiore, che fa parte dei Sei Quartetti op. 90, pubblicati a Bonn e a Parigi attorno al 1820. Anche qui le interpreti hanno sfoggiato una sicura padronanza tecnica, ma anche una buona dose di brio e un irrefrenabile piacere di fare musica, come si addice all’esecuzione di un’opera che si avvicina al mondo del sommo maestro del classicismo viennese: dal primo movimento, Allegro scherzando, che procede sotto il segno – tutto haydniano – della levità e del gioco, dopo una breve introduzione calma e serena, al secondo movimento, Andante, in cui alla prima parte, che ha i caratteri di un inno – come certi movimenti lenti dei quartetti di Haydn –, si contrappone l’agitata sezione centrale in modo minore, cui segue l’ultima parte in forma di dialogo alla pari tra tutti gli strumenti, secondo un procedimento tipico del quartetto viennese; al ludico Minuetto, caratterizzato da continui scambi tra i vari strumenti di motivi brevissimi e da contrasti di sfumature; al conclusivo Allegro, che riprende la tradizione dei finali lievi e festosi dei quartetti viennesi del tempo.
A conclusione della serata, corrispondendo al sonoro e prolungato apprezzamento del pubblico, le interpreti hanno concesso un sostanzioso fuoriprogramma: Méditation per quartetto d’archi di Guillaume Lekeu – il geniale compositore belga, deceduto nel 1894, all’età di soli 24 anni –, di cui il Quatuor Ardeo ha reso con intensa espressività tutta la struggente mestizia.

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