“Schiaccianoci” pop al Teatro dell’Opera di Roma

Roma, Teatro dell’Opera di Roma, stagione di balletto del Teatro dell’Opera di Roma 2017-2018
LO SCHIACCIANOCI”
Balletto in due atti da un racconto di E.T.A. Hoffmann, adattamento di Giuliano Peparini
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
Padre PAOLO GENTILE
Madre CRISTINA SASSO
François WALTER MAIMONE
Marie SARA LORO
Zio Drosselmeyer  ALESSIO REZZA
Nipote di Drosselmeyer  CLAUDIO COCINO
Bad boy ANTONELLO MASTRANGELO
La Regina dei fiocchi di neve ANNALISA CIANCI
Orchestra, étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Alexei Baklan
Coreografia Giuliano Peparini
Assistente coreografo Germana Bonaparte
Scene
Lucia D’Angelo e Cristina Querzola
Costumi Frédéric Olivier
Video Grafica
Gilles Papain
Luci Jean-Michel Désiré
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
Roma, 2 gennaio 2018
Appuntamento natalizio d’obbligo con Lo Schiaccianoci, un classico che si sa riempie i teatri, anche quando rivisitato in chiave pop come in questa sfavillante versione di Giuliano Peparini, in scena al Costanzi già dal 2015 con un evidente successo di pubblico che lo riconferma nelle stagioni successive. Con una importante formazione all’American Ballet School di New York e sotto la guida di Roland Petit al Ballet National de Marseille, dove viene nominato étoile nel 1997, nel nuovo millennio Peparini diviene popolare grazie alla partecipazione in qualità di direttore artistico del talent show televisivo Amici e alla regia del musical Giulietta e Romeo – Ama e cambia il mondo; ma forse più interessanti per noi le collaborazioni con il Cirque du Soleil e la direzione artistica di The House of Dancing Waters, un grandioso show acquatico in scena permanente a Macao (Cina).
La matrice spettacolare è alla base anche di questo Schiaccianoci. Certamente attrattivo l’apparato scenico, firmato da Lucia D’Angelo e Cristina Querzola, citazionista in alcuni punti come all’inizio del primo atto nella proiezione sul sipario di una veduta notturna dai comignoli parigini che ricorda Le Jeune homme et la mort di Roland Petit. Belli e stravaganti i costumi di Frédéric Olivier, eppure in alcuni numeri eccessivamente variopinti, come nel famoso Valzer dei fiori del secondo atto. L’adattamento di Peparini, non troppo distante dal libretto di Petipa (1892), tratto da Hoffmann e Dumas padre, mette al centro della storia il passaggio dall’adolescenza all’età adulta della protagonista Marie (Sara Loro). Il primo atto, che inizia in modo piuttosto fiacco in un salotto dell’alta borghesia dove ha luogo la festa del Natale animata da numerosi personaggi, ha una svolta con l’arrivo in scena dello zio Drosselmayer (Alessio Rezza), figura cruciale di questo balletto, che ha il compito di mostrare a Marie la strada verso l’età adulta, regalandole uno schiaccianoci che nel sogno della fanciulla prenderà le fattezze del suo giovane e timido nipote (Claudio Cocino). Il ruolo di Drosselmayer, interpretato a suo tempo proprio da Peparini nella versione di Roland Petit, questa sera è eseguito brillantemente da Alessio Rezza, fine danzatore dall’eleganza non comune che non a caso riceve proprio in questi giorni la nomina a Primo ballerino della compagnia, insieme alla collega Susanna Salvi. Il danzatore pugliese, che ha frequentato la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala e preso parte al Corpo di ballo dell’Opéra di Parigi, prima di arrivare al Costanzi nel 2010, è perfetto per questo ruolo, anche se non estremamente virtuosistico, perché è uno di quei danzatori che non ha bisogno di fare troppo per farsi notare sul palco, ma che d’altra parte riconosciamo per la qualità della tecnica, sicura e pulita. Altro elemento interessante di questo primo atto è la dimensione onirica, che prende il posto dell’edulcorata scena precedente attraverso uno spazio reso dinamico dalle magiche luci di Jean-Michel Désiré e dalle accattivanti videoproiezioni di Gilles Papain, e soprattutto con il fondamentale contributo del gruppo di danzatrici che rappresentano i Fiocchi di neve, trasportato dal moto del vento e capeggiato dalla talentuosa Regina, la solista Annalisa Cianci. Con l’arrivo del nipote di Drosselmayer che porta via Marie nel biancore della nevicata termina il primo atto.
«Volevo un sogno con i piedi per terra. In grado di raccontarci delle cose sull’oggi – dichiara il coreografo Peparini –, anche se l’ambientazione resta vaga: non siamo in un’epoca precisa, potrebbe essere cento anni fa come ieri. Io lavoro sull’allegoria. I fiocchi di neve che danno l’avvio al sogno di Marie saranno più sensuali, glamour come pin up degli anni Cinquanta». Il balletto continua, infatti, con il viaggio onirico, ma non troppo, di Marie in compagnia del suo bel principe Schiaccianoci, un tentativo del coreografo di innestare nel tessuto drammaturgico problematiche contemporanee, come lo sfruttamento – alcune domestiche spagnole sono «miseramente ammassate a lavorare» – o il bullismo – i topi che incontrano lungo le scale sono i Bad Boys compagni di scuola del fratello François (Walter Maimone). Da segnalare Antonello Marangio come Re dei topi/Bad boy, perfettamente calato nel ruolo, e i topi acrobati Giacomo Rizzo e Mike Derrua. Tuttavia, più originale ci sembra la rivisitazione delle danze esotiche a cui i due protagonisti assistono seduti su un trono: se poco funziona la danza cinese piuttosto finta, bella e divertente è la danza spagnola, di cui segnaliamo il solo ben riuscito di Simone Agrò, con uno scambio dei ruoli in cui le donne sono vestite da toreri e gli uomini da spagnole. Nella danza araba Marianna Suriano è particolarmente sensuale e convincente. Della danza russa segnaliamo, invece, il quartetto maschile costituito da Alessandro Casà, Walter Maimone, Massimiliano Rizzo e Marco Marangio per energia e vitalità, non a caso molto applaudito. In ultimo, piacevolissima è la danza di corte in costumi d’epoca. Non delude neanche la parte più accademica di questo secondo atto, ovvero il celeberrimo Valzer dei fiori, in cui notiamo con piacere la leggerezza di Francesca Manfredi/La Rosa, in contrasto alla pesantezza dei costumi. Buona la prova del corpo di ballo femminile. Per i protagonisti Sara Loro e Claudio Cocino il pas de deux finale è di sicuro il momento migliore, tecnicamente precisi e puri nella bellezza delle linee, nell’aplomb e nel poisson finale. Bravi anche nelle variazioni, entrambi delicati e graziosi. La grandiosità dell’impianto coreografico e scenico del balletto per fortuna non oscura le pregevoli qualità dell’intero corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Eleonora Abbagnato, che si mostra in perfetta forma. Foto Yasuko Kageyama

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