Verona, Teatro Ristori: “Big Nightmare Music”

Verona, Teatro Ristori, Stagione 2017 / 2018
Orchestra “I Virtuosi Italiani”

Violino Aleksey Igudesman
Pianoforte Hyung-ki-Joo 
Verona,  23 febbraio 2018
Immaginate di essere in ritardo per un concerto: avete sfidato il traffico del venerdì sera, avete trovato un parcheggio di fortuna, sudaticci e preoccupati siete entrati quatti quatti in teatro e avete raggiunto il vostro posto (purtroppo in mezzo a una fila di platea, per cui qualcuno da scomodare c’è). Nella sventura avete almeno la fortuna di fare questa delicata operazione tra un brano e l’altro, senza interrompere la musica. Pensate insomma di essere invisibili ma sul palcoscenico c’è Aleksey Igudesman, che fa alzare le luci in sala e vi chiede da dove venite. Sperate non si stia rivolgendo a voi, che stia intrattenendo il pubblico con qualcun altro, magari in prima fila. Invece no, persiste: si sta rivolgendo proprio a voi. Farfugliate un timido “Vengo da Verona”. Igudesman, che più ostenta serietà più fa ridere, vi risponde con accento slavo ma in italiano comprensibile. “Io vengo dalla Russia e sono qui in tempo”. Si ride, si applaude e si trasforma in puro divertimento quella che poteva essere una situazione da incubo. Lo sarebbe almeno per chi scrive, che per fortuna non è stato protagonista di questo siparietto ma era solo due file dietro in un Teatro Ristori quasi interamente gremito (bel risultato per una replica fuori abbonamento) per la seconda sera consecutiva del duo Igdesman-Joo a Verona. Leggendo il programma di sala, le esilaranti biografie del duo (l’uno violinista russo, l’altro pianista inglese di ascendenza coreana come i tratti) non lasciano dubbi sulla natura della serata anche per chi non li conoscesse ancora: musicisti di pregio sì ma anche abili intrattenitori nel solco di artisti-cabarettisti quali Victor Borge o Danny Kaye , hanno proposto in due tempi un programma ricco di una dozzina tra gag già collaudate (visibili sul loro canale ufficiale YouTube) e brani nuovi (composti dallo stesso Igudesman, che è stato tra l’altro allievo di Hans Zimmer). Sul palcoscenico con loro si è vista la divertita e divertente partecipazione dell’orchestra di casa, I virtuosi italiani: sulle prime, la compagine si è mossa con una certa cautela (il Mozart molto turco o à la Bond) per poi trovare maggiore compattezza e colori estremamente interessanti nelle eclettiche composizioni di Igudesman, dal Vivaldi riletto e contaminato dell’Inverno da Le alter stagioni, al pop di Uruguay fino alle variazioni sull’Holberg di Grieg affidate alle mani di Joo. Tutto il programma vuole essere di puro intrattenimento e tanto i due noti numeri su Rachmaninov quanto il finale su I will survive hanno elargito risate per tutti. Pur apprezzando notevolmente il duo, ci si sente di notare a margine che l’allargamento all’orchestra di gag nate per violino e pianoforte di rado giova alla spontaneità e all’efficacia del numero comico.
Si apprezzano sempre e comunque l’abilità, l’eclettismo e l’istrionismo del duo, che trascinano in proscenio anche alcune parti de I virtuosi (uniti a giovine e bella percussionista) nella celebre Riverdance, bissata a furor di popolo in un teatro partecipe e acclamante.

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