Jean-Baptiste Lully (1632 – 1687):”Alceste ou Le Triomphe d’Alcide” (1674)

Tragédie en musique in un prologo e cinque atti su libretto di Philippe Quinault. Judith van Wanroij (Alceste, La Gloire), Edwin Crossley-Mercer (Alcide), Emiliano Gonzalez Toro (Admete, 2° Triton), Ambroisine Bré (Cèphise, Nymphe des Tuileries, Proserpine), Douglas Williams (Lycoméde, Charon), Étienne Bazola (Cléante, Straton, Pluton, Éole), Bénédicte Tauran (Nymphe de la Marne, Thétis, Diane), Lucia Martín Cartón (Nymphe de la Senne, Une nymphe, Femme affligée, Une ombre), Enguerrand de Hys (Lychas, Phérès, Alecton, Apollon, 1° Triton, Suivant de Pluton). Choeur de Chambre de Namur, Les Talens lyrique, Christoph Rousset (direttore). Registrazione Salle Gaveau, Paris, 13-16 giugno 2017. 2 CD APARTEMUSIC N. 0553

Alceste, ou Le triomphe d’Alcide” ha rappresentato fin dalla prima esecuzione del 1674 una dei titoli più contestati del catalogo di Lully. Già nei giorni successivi alla prima il partito di corte ostile al fiorentino cominciò una levata di scudi contro l’insolita reinterpretazione del mito euripideo proposta da Quinault e Lully. Ad offrire il fianco scoperto agli attacchi era la scelta di far condividere e interagire commedia e tragedia, integrando componenti comiche e caricaturali nella stessa vicenda tragica. Si tratta di una scelta non insolita nell’opera italiana del Seicento che affonda le sue radici in Monteverdi e che sarà tipica dell’opera veneziana ancora fino ai primi decenni del secolo successivo (si pensi al “Serse” di Händel o a “L’incoronazione di Dario” di Vivaldi) ma molto lontana dal rigoroso classicismo del gusto francese. Questo diverso gusto – fra i principali critici di Quinault vi fu Racine – unito ai sempre instabili equilibri di corte spiega molte delle ragioni del dibattito intorno a quest’opera da cui derivò la sostanziale stroncatura portata avanti in modo sostanzialmente acritico fino a tempi molto recenti. Le registrazioni prima di Malgoire e ora di Rousset permettono finalmente di farci un’idea più precisa dell’opera. L’ascolto rivela un lavoro che se non è un capolavoro – e salvo rari momenti manca dell’autentico colpo d’ala dei lavori migliori di Lully – e che risulta di certo allentata sul piano teatrale non manca però di piacevolezza con alcune punti di assoluta qualità musicale come la struggente trenodia corale del III atto. Difficile immaginare interprete migliore di Christoph Rousset in questo repertorio. Perfettamente accompagnato da quella stupenda compagine che sono Les Talens lyrique mostra di conoscere e amare come forse nessun’altro questo repertorio. Rousset dona a Lully tutta la teatralità e la brillantezza che questa musica possiede e che spesso si tende a sottostimare. Colori sgargianti, infallibile senso ritmico, cura dei dettagli strumentali e del fraseggio orchestrale trasmettono una vitalità e un’energia cui è difficile resistere.L’altissimo numero di parti, spesso impegnate per sezioni ridotti ha portato alla scelta di affidare  di più ruoli a ciascun cantante ma prima di passare alle singole prestazioni è giusto rimarcare l’ottima padronanza linguistica e stilistica di tutti gli interpreti, anche quelli non di madre lingua francese. Nel ruolo della protagonista troviamo Judith van Wanroij collaboratrice abituale di Rousset in questo repertorio e già apprezzata in altre registrazioni. Soprano lirico dal canto morbido e vellutato sorretto da un’ottima musicalità e da una notevole espressività si trova perfettamente a proprio agio nel lirismo dolente e aristocratico della regina. Al suo fianco Emiliano Gonzalez Toro regge benissimo l’alta tessitura di Admete, quasi da haute-contre mantenendo però una giusta robustezza anche negli altri settori. Alcide è il basso statunitense Edwin Crossley-Mercer, voce ampia, scura, sonora ma emissione e linea di canto non sempre raffinatissime, di certo il personaggio al riguardo concede non poco. Delizioso il mezzosoprano chiaro Ambroisine Bré nel ruolo di Céphise la spregiudicata ancella di Alceste portatrice di una filosofia edonistica che la fa sembrare una proto-Despina ma capace anche della giusta dolcezza negli accenti di Proserpine. Enguerrand de Hys presta a ben sei ruoli la sua vocalità tenorile agile e scattante risultando parimenti efficacie nel carattere faceto di Lychas e nell’autorità di Apollo fino al ruolo en-travesti della furia Aletto affidata a voce maschile come di prassi nel barocco francese per queste figure mostruose. Douglas Williams mostra la giusta solidità sia nel ruolo villain di Lycomède sia in quello di Caronte cui Lully affida un’insolita aria dal tono leggero e svagato. Étienne Bazola con la sua voce di baritono chiaro è più a suo agio nella leggerezza di Eolo che nell’autorevolezza di Plutone oltre a cimentarsi anche nei ruoli di Cléante e Straton. Brave Bénédicte Tauran e Lucia Martín Cartón che si dividono i vari ruoli femminili di contorno e splendido il Choeur de Chambre de Namur che conferma ti tenere pochi confronti in questo repertorio.

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