Macerata Opera Festival 2018: “Il flauto magico”

Macerata Opera Festival 2018, Arena Sferisterio
“IL FLAUTO MAGICO” (Die Zaubeflöte)
Opera tedesca in due atti basata sulla traduzione poetica di Fedele d’Amico; dialoghi a cura di Graham Vick e Stefano Simone Pintor.
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Sarastro ANTONIO DI MATTEO
Tamino
GIOVANNI SALA
Oratore MARCELL  BAKONYI
Astrifiammante, La regina della notte TETIANA  ZHURAVEL
Pamina VALENTINA MASTRANGELO
Papageno
GUIDO LOCONSOLO
Papagena PAOLA LEOCI
Monostato
MANUEL PIERATTELLI
Prima Dama
LUCREZIA DREI
Seconda Dama ELEONORA CILLI
Terza Dama ADRIANA DI PAOLA
I tre Geni ILENIA SILVESTRELLI, CATERINA PIERGIACOMI, EMANUELE SALTARI*
Sacerdote/Armigero MARCO MIGLIETTA
Armigero SEUNG PIL CHOI
con la partecipazione di 100 cittadini
*Pueri Cantores “D. Zamberletti” diretti da Gian Luca Paolucci
Orchestra Regionale delle Marche e Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Direttore Daniel Cohen
Maestri dei Cori Martino Faggiani, Massimo Fiocchi Malaspina
Regia Graham Vick
Scene e Costumi Stuart Nunn
Coreografie (movimenti mimici) Ron Howell
Luci Giuseppe Di Iorio
Coproduzione dell’Associazione Arena Sferisterio con il Palau de Les Arts Reina Sofía di Valencia; in collaborazione con la Birmingham Opera Company
Macerata, 20 luglio 2018
C’era una volta la magia dell’opera allo Sferisterio di Macerata, grande arena all’aperto originariamente costruita per il gioco della palla al bracciale  e poi luogo di grandi rappresentazioni liriche rimaste nella storia del melodramma.  Una magia bruscamenta spazzata via dalla incomprensibile decisione da parte del regista Graham Vick di far iniziare l’ouverture senza il tradizionale momento in cui si spengono le luci, in cui i musicisti accordano gli strumenti ed il direttore fa il suo ingresso accolto dall’applauso del pubblico che successivamente in religioso silenzio aspetta l’attacco delle prime note. La  54° edizione del MOF (Macerata Opera Festival) si è aperta a luci accese con le note del Flauto Magico che risuonavano tra il brusio del pubblico sconcertato. Imbarazzo che si è poi trasformato in perplessità, mista a fastidio quando non si è vista traccia dell’aspetto “favolistico” dell’opera mozartina: il serpente della prima scena trasformato in una ruspa, i  templi di Natura, Ragione e Sapienza sono stati sostituiti dai poteri forti: “La Finanza” (simboleggiato dell’euro), “La Tecnologia” (marchio Apple) e “La Chiesa Cattolica” (una Basilica di San Pietro con all’interno una grande statua della Madonna imbavagliata). A ciò aggiungiamo un accampamento di cento comparse- cittadini coprotagonisti (profughi?) nel corso dell’opera.  Infelice anche la scelta di far cantare il pubblico insieme con il coro all’inizio del secondo atto: alla fine dell’intervallo, Tamino, munito di microfono, ha insegnato agli spettatori come fare. Ci si può immaginare che il risultato di questa azione ha solamente rovinato questa bella pagina di musica. Questi sono solo alcuni degli aspetti di questo allestimento  infarcito di inutili, quanto volgari stravolgimenti  “moderni”  che nulla hanno a che fare con Mozart.
Dal punto di vista strettamente musicale buona la prova della giovane compagnia di canto che ha mostrato un’ottima coesione e padronanza scenica (e meritatamente applaudita dal pubblico). Convincente il Tamino di Giovanni Sala dal canto gradevolissimo e ottima partecipazione scenica; molto bravo il Papageno di Guido Loconsolo con un’ottima voce ed una presenza scenica veramente trascinante e coinvolgente; ben distinte nel timbro e sempre all’altezza della situazione le tre dame Lucrezia Drei, Eleonora Cilli e Adriana Di Paola; nel ruolo anche  dell’Astrifiammante Tetiana Zhuravel, nonostante qualche difficoltà dovuta agli spazi aperti, rappresenta una Regina della Notte con un bel timbro e agilità; sicuramente spicca l’eccellente Pamina di Valentina Mastrangelo con una bella voce chiara e di sicura musicalità come l’autorevole Sarastro di Antonio Di Matteo non molto sicuro nella recitazione (tra l’altro fatta con il microfono) ma con un ottima voce e presenza scenica; simpaticissima e deliziosa la Papagena di Paola Leoci con voce ben intonata; bravo il Monostato del serio Manuel Pierattelli con una bella voce all’italiana; buone anche le prove dell’oratore Marcell Bakonyi del sacerdote/armigero Marco Miglietta e dell’amigero Seung Pil Choi. Una particolare lode va ai  tre geni della Pueri Cantores di Macerata: Ilenia Silvestrelli, Caterina Piergiacomi ed Emanuele Saltari sempre all’altezza della situazione scenica e vocale. Ottimi il coro Bellini egregiamente diretto e preparato dal maestro Martino Faggiani e l’orchestra Regionale delle Marche scrupolosamente, ma senza brillare, diretta dal giovane maestro Daniel Cohen. Un bravo alle cento comparse nonostante siano state sacrificate da una simile regia. Pubblico tiepido che però alla fine si è liberato in  bordate di fischi, contestazioni e chiari dissensi. Repliche: 29 luglio, 4 e 12 agosto 2018.  Foto Tabocchini