Bologna, Teatro Comunale: “La fille du régiment”

Teatro Comunale di Bologna, Stagione d’Opera 2018
LA FILLE DU RÉGIMENT”
Opéra-comique in due atti, Libretto di J.F.A. Bayard e J.H. Vernoy de Saint-Georgesin.
Musica Gaetano Donizetti
Marie HASMIK TOROSYAN
Tonio MAXIM MIRONOV
Sulpice FEDERICO LONGHI
La Marchesa di Berckenfield CLAUDIA MARCHI
La Duchessa di Crackentorp DANIELA MAZZUCATO
Hortensius NICOLÒ CERIANI
Un caporale TOMMASO CARAMIA
Un paesano COSIMO GREGUCCI
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Yves Abel
Maestro del coro Andrea Faidutti
Regia Emilio Sagi Ripresa da Valentina Brunetti
Scene da un’idea originale di Julio Galan
Costumi TCBO ripresi da Stefania Scaraggi
Luci Daniele Naldi
Produzione del Teatro Comunale di Bologna
Bologna, 14 novembre 2018
Penultimo titolo della stagione lirica, La figlia del reggimento donizettiana torna nella sua originaria veste francese in un allestimento del 2004. La trasposizione novecentesca operata allora da Emilio Sagi con buoni consensi torna con qualche modifica al lavoro del non più presente scenografo e costumista Julio Galan. Di conseguenza la produzione è dedita più alla ricostruzione fedele di ciò che è già stato, grazie alla ripresa di Valentina Brunetti, piuttosto che a quello che si poteva fare con un cast tutto nuovo. Lo spettacolo è comunque leggibile e godibilissimo, con momenti spassosi, strizzate d’occhio al pubblico senza essere troppo sopra le righe e una generale atmosfera lieve che, grazie anche ai costumi ripresi da Stefania Scaraggi, ammicca al musical e all’operetta mescolando di tutto un po’. Quindi ecco i soldati in divisa beige che rallegrano uno scantinato della Resistenza nel primo atto (sa il Tirolo che aria tirava allora tra i monti, noi non lo vediamo, nel dubbio citofonare Ribbentropp) e nel secondo atto un salotto sontuoso ma un po’ claustrofobico, rallegrato più dai richiami di Singin’ in the rain o My fair lady che dalle siepi su cielo al tramonto. Le gag forse più riuscite vengono dal linguaggio stilistico proprio del musical e dell’operetta: poco importa, funzionano (un esempio su tutti, il terzettino dell’atto II). Ovviamente per far funzionare questa lettura che, mutatis mutandis, è tradizionalissima (Marie maschiaccio irrequieto, Sulpice burbero dal cuore d’oro, nobili altezzose, Tonio patatone imbranato, come da antologia) ci vuole un ritmo musicale infallibile e un’ottima intesa tra buca e palcoscenico, elementi entrambi discontinui nell’affollata ultima recita col primo cast di mercoledì 14 novembre. Musicalmente, il brio e i tempi stretti impressi da Yves Abel ai complessi del Comunale hanno tardato un po’ ad ingranare: su tutti sembrava gravare un certo disinteresse, ben diverso dalle qualità dimostrate nel Trovatore in francese a Parma. Dopo una sinfonia dimenticabilissima, i meccanismi funzionano meglio nel secondo atto, con una prova in generale in crescendo in ogni sua parte. Molto buono il Coro preparato da Andrea Faidutti (nonostante la fin troppo rilassata marcia dei soldati). Protagonista è il soprano Hasmik Torosyan, bella e spigliata, dotata di acuti e sopracuti sicuri e spavaldi, anche se a tratti un po’ disordinata nell’intonazione del resto della tessitura. Il timbro lievemente opaco e il fraseggio a tratti un po’ generico la rendono una Marie molto più interessante nella coloratura e nella recitazione che nel delicato patetismo. Di livello molto buono anche il resto del cast, capitanato da Maxim Mironov che, sull’onda dei passati Benelli, Kraus, Florez, riporta a Bologna un Tonio contraltino, di grazia, mai troppo voluminoso né travolgente, sempre impeccabilmente preciso, relegato un po’ alla parte del sempliciotto per cui non si può non provare simpatia. Federico Longhi è un Sulpice di squisita verve, forse il più centrato dell’intero cast: l’ordine della vocalità a volte cede il passo alla teatralità, ma su questo aspetto domina facilmente la scena anche grazie alla recitazione in un francese più che credibile. Azzeccate le macchiette di Claudia Marchi (più nel parlato che nel canto) e Daniela Mazzucato (che spreco arruolarla per darle solo tre battute) nonché lo spassoso Nicolò Ceriani, solido professionista concentrato su ogni particolare. Tra i comprimari si segnala il pulito e partecipe caporale di Tommaso Caramia. Il teatro era colmo di abbonati storici e giovani, che hanno tributato un caloroso successo a tutto il cast, con spiccati apprezzamenti per Longhi, Mironov e la Torosyan. Trionfo vero per la musica di Donizetti, al cui patetismo si crede poco ma che si imprime nella mente per tutto ciò che è collegabile al ventunesimo reggimento: curiosamente dei valzer, di irresistibile invenzione melodica. Foto Rocco Casaluci

One Comment

  1. Nicola Benois

    “… grazie anche ai costumi ripresi da Stefania Scaraggi”. Scrive l’ articolo. Oscuro questo dire. Cosa significa? Che si sono aperte le riprese, sempre presenti nei costumi teatrali, affinché un corista di tre taglie piú grosso possa entrarci? O significa altro? Sarebbe simpatica un po di didattica sulle professioni del Teatro. Che qualcuno spiegasse che si puó parlare di Coreografia se c’é un Balletto e che non va confusa con Scenografia. E che i costumi ripresi da un magazzino e adattati, allargandoli e stringendoli, ai vari personaggi, é quotidiano lavoro di sarte. Mica da citare in locandina. Sipario.

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