“Jane Eyre”: Intervista alla librettista Diane Osen

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La librettista Diane Osen ha insegnato Scrittura creativa per molti anni alla New York University, contemporaneamente ha pubblicato numerosi articoli, oltre a quattro libri. Ha adattato Jane Eyre, il romanzo che le ha cambiato la vita, a libretto d’opera.
Perché Jane Eyre ha cambiato la sua vita?
Ho letto Jane Eyre quando avevo otto anni, troppo giovane per apprezzare la dimensione etica del romanzo, ma all’età giusta per rimanere incantata dalla storia di una bambina che sopravvive a crudeltà, povertà e solitudine, trasformandosi in una donna indipendente, decisa ad essere sempre sé stessa. Ricordo anche che, benché non capissi perché Jane amasse Rochester così appassionatamente, ho tanto sperato che lui ricambiasse il suo amore. Il romanzo non fu solo il primo romanzo classico che abbia mai letto, ma il primo capolavoro in cui mi sia mai imbattuta — e leggerlo ha cambiato la mia vita poiché ha instillato in me una passione, quella per la narrativa e l’arte in generale, che dura da tutta la vita, così come il desiderio di produrre lavori miei.
Quali difficoltà ha incontrato nel ridurre il romanzo di Charlotte Bronte?
Nel complesso, la mia missione era quella di trovare la mia voce e allo stesso tempo onorare lo stile di prosa unico e i personaggi iconici della Brontë. Prima di tutto, ho dovuto decidere come evidenziare i temi che mi coinvolgevano di più senza trattare in modo sbrigativo i momenti principali della trama del romanzo. Poi, ho affrontato la sfida di catturare l’essenza di Jane e Rochester in molte meno delle parole che la Brontë aveva a disposizione. Infine, ho dovuto escogitare una scansione metrica e uno schema di rime che risultasse gradevole per Lou, i cantanti e il pubblico. Dato che non avevo mai scritto un libretto prima, non mi sono preoccupata eccessivamente di come ottenere certi risultati. Ho semplicemente cercato di calarmi nelle menti di tutti i personaggi che compaiono nell’opera, cercando di immaginarmeli sul palco, sia che fossero da soli o con un altro personaggio, mentre scrivevo ogni verso del libretto. È stato esaltante.
Ha stabilito insieme con il compositore l’impianto dell’opera?
Lou ed io eravamo d’accordo sin dall’inizio di scrivere un’opera in tre atti, ma mi ha lasciata libera di decidere sullo sviluppo della trama delle nove scene che compongono l’opera. Per esempio, non ho mai preso in considerazione l’idea di scrivere un libretto che si apre, come il romanzo, quando Jane è bambina; ho deciso, invece, di aprire con una scena altamente drammatica, sperando non solo di catturare all’istante l’interesse del pubblico, ma anche di introdurlo alle sorprendenti somiglianze — e differenze — tra Jane e Rochester. Allo stesso modo, ho deciso quali elementi del romanzo includere, comprimere o tralasciare; e in due atti, ho incorporato anche scene inventate da me.
Il compositore le ha chiesto di fare delle modifiche ai passi da lei scritti?
Ho completato il libretto anni prima che Lou finisse di comporre la musica — ma, avendo passato così tanto tempo con i personaggi, non è stato difficile apportare le poche modifiche che mi ha chiesto di fare. Per esempio, mi ha chiesto di provare compassione per Rochester e Jane qualche volta, sia nel secondo atto che nel terzo, e di dar loro pochi versi da cantare; e occasionalmente mi ha chiesto dei cambiamenti al libretto al fine di adattare una grande varietà di tempi e motivi. Più comprendevo il suo processo creativo, più ero sicura che la visione che Lou aveva di Jane Eyre avrebbe catturato il pubblico. L’aver ascoltato per la prima volta la musica meravigliosa che ha composto e le voci magnifiche del cast che cantava il mio libretto, è stato uno dei momenti salienti della mia vita.
Ha altri progetti futuri?
Lou e io stiamo valutando la possibilità di lavorare insieme ancora, il che è una prospettiva eccitante. Di recente ho completato un nuovo libretto e mi piacerebbe molto incontrare un altro fantastico compositore con cui collaborare; al momento, sto lavorando ad alcuni saggi.

Librettist Diane Osen taught writing for several years at the New York University while publishing numerous articles, as well as four books. She adapted Jane Eyre, the book that changed her life, into an opera.
Why did Jane Eyre change your life?
I read Jane Eyre when I was eight years old, too young to appreciate the ethical dimensions of the work, but just the right age to be mesmerized by the story of a child who overcomes cruelty, poverty and loneliness, and transforms herself into an independent woman who resolves to be herself at all times. I remember too that though I didn’t quite understand why Jane loved Rochester so passionately, I hoped very much that he would love her back. The novel was not only the first book for adults I ever read, but the first work of genius I ever encountered—and reading it changed my life by instilling in me a lifelong passion for fiction and the arts, as well as a desire to produce work of my own.
What difficulties did you meet in adapting Charlotte Brontë’s novel?
My overarching mission was to find my own voice while honoring Brontë’s singular prose style and her iconic characters. First, I had to decide how to highlight the themes that engaged me most without giving short shrift to the novel’s most famous plot points. Next, I faced the challenge of capturing the essence of Jane and Rochester in many fewer words than Brontë had at her disposal. Finally, I had to  devise a meter and a rhyming scheme that would be pleasing to Lou, the singers and the audience. Because I had never written a libretto before, I didn’t know enough to worry about how I was going to achieve these effects. I simply tried to inhabit the minds of all  the characters who appear in the opera, visualizing and hear them onstage, whether alone or with one another, as I wrote every line of the libretto. It was exhilarating.
Did you establish the structure of the opera together with the composer?
Lou and I agreed from the start to produce an opera in three acts, but Lou left it to me to decide on the plotting of the nine scenes that comprise the work. For example, I never considered writing a libretto which opens, like the novel, when Jane is a child; I decided instead to open with a scene of high drama, hoping not only to instantly pique the interest of the audience, but also to introduce them to the striking similarities—and differences—between Jane and Rochester. Similarly, I decided which elements of the novel to include, compress or leave out; and in two of the acts, I incorporated scenes of my own invention as well.
Has the composer asked you to modify any of the passages you wrote?
I completed the libretto years before Lou finished composing it—but having spent so much time with the characters, it wasn’t difficult to make the few modifications that he requested. For example, he asked me a to take pity on Rochester and Jane a few times in Acts Two and Three, and give them fewer lines to sing; and he occasionally requested changes in the libretto to accommodate a wider variety of tempos and motifs. The more I learned about his process, the more certain I was that Lou’s vision of Jane Eyre would captivate audiences. Hearing for the first time the gorgeous music he composed, and the glorious voices of the cast singing my libretto, was one of the highlights of my life.
Do you have future projects in the works?
Lou and I are exploring the possibility of working together again, which is an exciting prospect. I recently completed a new libretto, and would love to find another wonderful composer with whom to collaborate; and I am presently at work on some essays.
Versione italiana a cura di Paolo Tancredi.

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