Parma, Teatro Regio, Festival Verdi 2019: Gala verdiano

Parma, Teatro Regio, Festival Verdi 2019
Orchestra giovanile della Via Emilia
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Soprano Anastasia Bartoli
Tenore David Astorga
Baritono  Leo Nucci

Giuseppe Verdi: Sinfonia in do; “Otello”: Mia madre avea una povera ancella… Ave Maria; “Don Carlo”: Son io, mio Carlo.. per me è giunto il dì supremo… O Carlo, ascolta; “Macbeth”: Una macchia è qui tuttora; “Luisa Miller”: Sinfonia; “Nabucco”: Donna, chi sei? …deh, perdona;  “I masnadieri”: Sinfonia; La sua lampada vitale;”La forza del destino”: Pace, pace mio Dio;”I due Foscari”: O vecchio cor che batti;”I vespri siciliani”: Sinfonia; “Il trovatore”: Udiste… Mira, d’acerbe lagrime… Vivrà, contende il giubilo; La traviata: Libiam ne’ lieti calici (con il tenore David Astorga)
Parma, 10 ottobre 2019
In onore del 206° compleanno di Giuseppe Verdi, al Regio si è tenuta una vera e propria festa: il 10 ottobre è tradizione che il cigno di Busseto si festeggi sin dalla mattina con riti sacri e non che coinvolgono diversi artisti di pregio. La sera, il Teatro gremito ha assistito, anzi partecipato, ad un concerto sorprendente. Sorprendente per diversi motivi: l’esordio di una compagine giovanile e di un soprano di talento, il programma impegnativo e originale, la presenza dell’osannato Leo Nucci, che salutava il pubblico parmense nell’ottica di un graduale diradamento dalle scene italiane (come cantante, giacché come regista ha appena iniziato una carriera che prosegue con l’inaugurazione della stagione al Comunale modenese). Con l’Orchestra giovanile della Via Emilia occorre essere indulgenti: si tratta di diplomandi/diplomati dei conservatori emiliani alle prime esperienze in orchestra, che hanno appena iniziato l’iter doppiamente oneroso del suonare insieme e dell’accompagnare il canto. Ciò di cui hanno più bisogno è esperienza, attraverso le prove: non è un caso che i brani meglio riusciti della serata siano quelli che molti dei ragazzi coinvolti hanno già eseguito, aggiunti tra le fila della Filarmonica Toscanini, nelle recite di Nabucco e Due Foscari. Altrove, si riscontra qualche prevedibile e perdonabile insicurezza, con un’iniziale tendenza a “rallentare il passo” anche nel canto fortunatamente corretta nel corso della serata. Merito è della guida sicura di Francesco Ivan Ciampa, già sul podio per Nabucco nonché di altre orchestre giovanili: la zampata si vede nei brani citati e, più che nella giovanile Sinfonia in do (che sarà riciclata in gran parte come ouverture di Un giorno di regno) o in quella di Luisa Miller, nella compattezza e nella straordinaria cantabilità della non facile ma celeberrima ouverture dei Vespri. Come si diceva, a Nucci, amatissimo ovunque, alfiere dell’opera verdiana da decenni come pochi altri baritoni al mondo, e dalla forma vocale salda come nessuno (alla veneranda età di, si può dire, 77 anni e mezzo), basta entrare in scena per scatenare un applauso festoso e complimenti lanciati da ogni ordine e grado del Regio. Comincia con Rodrigo: non sarà la pagina migliore della serata ma rivela subito l’inarrivabile fraseggio, l’attenzione alla parola scenica, la cura delle sfumature di colore, la sicurezza in acuto. Le cose vanno ancor meglio nei brani successivi, con omaggi ai titoli nel cartellone del Festival (ed è una bella lotta quella tra il suo Doge e il recente di Stoyanov) ed una puntatura nel poco frequentato Moor dei Masnadieri: tra accenti e mezzevoci, una lezione di stile e soprattutto di recitazione. Accanto a lui debutta Anastasia Bartoli, giovane soprano, vincitrice 2018 dello storico concorso Voci Verdiane: nei duetti con Nucci si disimpegna con gusto, vocalità piena e rigogliosa, partecipazione attoriale e la misura di chi rispetta il baritono, festeggiato in questa occasione quasi quanto Verdi stesso. Nelle pagine solistiche il risultato è ancora più notevole: la Leonora del quarto atto di Forza trova subito il colore giusto e la drammaticità necessaria, ma prima ancora raggiunge i propri vertici in serata con due interpretazioni opposte ed egualmente, sorprendentemente riuscite, come Lady Macbeth nella gran scena del Sonnambulismo, con dizione perfetta e recitazione in parte, che ricerca la stimbratura con un uso sapiente del registro di petto, a metà tra ferocia e follia, senza però mai sconfinare nel parlato, mentre nella lunga scena di Desdemona (con la responsabilità di rompere il ghiaccio del programma) trova il terreno ideale col suo mezzo naturalmente scuro e ricco di armonici, immacolato, con una cura magistrale del legato e dei colori, eppure eccezionalmente esteso dal grave all’acuto, perfetto nella resa di una creatura nata sotto cattiva stella a un passo dalla fine, con pianissimi filati eppure sonori e una tinta giusta per il dolce e profondo patetismo del personaggio. Grande successo anche per lei, che si diverte nel duetto de Il trovatore (con i bis, eseguito ben tre volte a furor di popolo) a scherzare con i fiati effettivamente interminabili degli acuti finali di Nucci. Il quale, prodigo di premurosi avvisi al pubblico, pone l’attenzione su tutte le giovani leve coinvolte con lui nel Gala. “Verdi ringrazia!” gli gridano dal loggione e lui, modesto, risponde: “Siamo noi che ringraziamo Verdi”. A richiestissima, esegue fuori programma “Cortigiani, vil razza dannata” (del resto Nucci è
Rigoletto per antonomasia da più o meno quarant’anni) e infine, con la sorpresa del già apprezzato tenore Astorga, con tutto il pubblico del Regio in piedi col calice in mano, si brinda al genio delle Roncole sulle note di “Libiam ne’ lieti calici”. Atmosfera informale e trionfo lunghissimo con applausi ritmati per Nucci in primis e per tutti. Foto Roberto Ricci

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