Maurice Ravel (1875-1937): “L’heure espagnole” (1911)

Commedia musicale in un atto su libretto di Franc Nohain. Prima rappresentazione: Parigi, Opéra Comique, 19 maggio 1911.
Il 1907 è indicato dai biografi di Ravel come l’anno in cui il musicista lavorò, nei mesi da maggio a settembre, alla composizione dell’Heure espagnole. Sono gli stessi biografi a riportare il giudizio del direttore dell’Opéra-Comique, Alberto Carré, al quale il musicista aveva fatto ascoltare l’opera al pianoforte. Secondo tale giudizio il soggetto era “troppo scabroso e l’avvio dell’azione troppo lento. Necessario, dunque, apportare alcuni sostanziali ritocchi al libretto e alla partitura in vista di un’eventuale rappresentazione in teatro. Sembra che Ravel, e giustamente, non abbia prestato orecchio ai suggerimenti che, con ogni probabilità, miravano a ritardare il momento della rappresentazione dell’opera stessa. Dovranno comunque passare quattro anni prima che questa commedia musicale in un atto, su testo di Frank Nohain, venga accolta nel famoso teatro parigino. La prima rappresentazione avverrà il 19 maggio 1911, ovviamente all’Opéra-Comique, con esito non propriamente favorevole. Le contrastate accoglienze, gli scarsi applausi parvero preannunciare una vita breve e non fortunata a una partitura che sarebbe invece diventata una tra le più importanti della storia del teatro musicale. In effetti l’Heure espagnole è, pure nella sua concisa brevità, un’opera magistrale per la finezza espressiva, per il  piglio spiritoso e piccante.Basta la breve introduzione in cui musicista descrive la bottega di Torquemada e la sua “dolce cara aura stregata”,le innocenti e meravigliose magie della fucina risonante dei sommessi rumori dei meccanismi in movimento, sui quali, di tanto in tanto, sbocciano a grappoli le suonerie degli orologi, i versi gentili degli uccelli meccanici. ” “Da parecchio tempo“ebbe a scrivere Ravel,”era mia intenzione comporre un lavoro umoristico. L’orchestra moderna mi sembrava atta a sottolineare opportunamente e a esagerare gli effetti comici. Leggendo l’Herure espagnole di Frank Nohein mi è sembrato che essa si prestasse con la sua piccante fantasia al mio progetto. Molte cose mi piacevano e questo lavoro, un miscuglio di conversazione familiare e di lirismo ridicolo a bella posta, atmosfera di rumori insoliti e divertenti che circonda i personaggi e la bottega di orologeria. Infine mi seducevano le possibilità di trarre spunto dai ritmi pittoreschi della musica spagnola “. Tra le pagine importanti spicca il quintetto finale: una pagina, come ha scrisse il critico Lucien Rebatet, “che ha ben pochi equivalenti nei pezzi di insieme vocali francesi e che per conto rinnova in modo originale la brillantezza di Rossini, e del Verdi del Falstaff”.

A Toledo, nel XVIII secolo. Nella bottega dell’orologiaio Torquemada (tenore), entra il mulattiere Ramiro (baritono) per far riparare il suo orologio., ma Torquemada devo uscire con urgenza, e lo lascia a costudire  il negozio. Concepcion (soprano), moglie dell’orologiaio, è contrariata perché, in assenza  del marito, contava di ricevere i suoi corteggiatori. Entra infatti il poeta con Gonzalve (tenore), seguito di lì a poco dal banchiere inigo Gomez (basso-baritono). Per restare sola con loro, Concepcion prega Ramiro di trasportare nella sua camera al piano superiore, grossi orologi a pendolo, nei quali di volta in volta nasconde i suoi spasimanti. Il mulattiere si sobbarca volentieri a tanta fatica, finché Concepcion, ammirato da tanta forza, preferisce Ramiro all’ inconcludente poetae al  grossolano banchiere.

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