Ludwig van Beethoven 250 (1770 – 1827): “Grosse Fuge op. 134” (1826) & “Sonata per pianoforte n. 29” (1817-1819)

Grosse Fuge op. 134 per pianoforte a 4 mani (Overtura. Allegro – Meno mosso e moderato – Allegro – Fuga). Sonata  per pianoforte n. 29 in si bemolle maggiore, op. 106 (Allegro-Scherzo. Assai vivace-Adagio sostenuto- Largo, Allegro Fuga: Allegro risoluto). Giuseppe Rossi (pianoforte). Elisa Viscarelli (pianoforte). Registrazione: Luglio 2019, Roma. T. Time: 45′ 27″ 1 CD Da Vinci Classics 7.46160910819

Autentici capolavori di Beethoven, la Grosse Fuge op. 134, nella trascrizione per pianoforte a quattro mani, realizzata dallo stesso compositore e testimoniata da un manoscritto autografo ritrovato nel 2005 da un bibliotecario della Pennsylvania, e la Sonata  per pianoforte n. 29 in si bemolle maggiore, op. 106 “Hammerklavier” costituiscono il programma di un’interessante proposta discografica dell’etichetta Da Vinci Classics. A confrontarsi con questi capolavori sono, infatti, due giovani pianisti italiani, Giuseppe Rossi ed Elisa Viscarelli, che affianca il primo nella Grosse Fuge. Proprio in questo brano, concepito originariamente da Beethoven nel 1826 per quartetto d’archi, i due giovani artisti, dotati entrambi di una solida tecnica, mostrano di superare con disinvoltura la “sfida” lanciata dal compositore soprattutto perché riescono ad ottenere sia nei passi maggiormente marcati dal punto di vista ritmico sia nella sezione Meno mosso e moderato, un’ottima intesa che li porta non solo a conseguire una perfetta sincronia tra le quattro mani, cosa non facile in una composizione dove è possibile perdersi, ma anche a dare l’impressione di ascoltare un unico esecutore. Questa intesa appare evidente soprattutto nei disegni in imitazione realizzati con lo stesso peso e con le stesse sonorità e comunque in modo da far risaltare l’ordito polifonico. Giuseppe Rossi, inoltre, affronta con notevole maturità la Sonata n. 29 in si bemolle maggiore, op. 106 “Hammerklavier”, una delle più complesse di Beethoven con i suoi quattro movimenti di cui l’ultimo è costituito da un’imponente fuga. L’artista esegue, abilmente, i passi tecnicamente più difficili e si mostra attento al fraseggio nell’Adagio sostenuto dove sfoggia un tocco particolarmente espressivo.

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