Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791): “Die entführung aus dem serail” (1782)

Singspiel in tre atti su libretto di Gottlieb Stephanie jr., da “Belmont und Konstanze” di Christoph Friedrich Brtzner. Prima rappresentazione: Vienna, Burgtheater, 16 luglio 1782.
Il singspiel  era uno spettacolo tipicamente tedesco che deriva però lall’opera buffa italiana e dall’Opéra-Comique francese, inportata a Vienna verso la metà del secolo. Lentamente la musica andò acquisendo importanza sempre maggiore, si operò la divisione tra parti serie e buffe e ai cantanti si richiese una più raffinata abilità vocale. In questo genere il ratto dal serraglio rappresenta qualchecosa di estremamente significativo, come notò Goethe nel periodo in cui si dedicava alla composizione di testi per i musicisti minori di Weimar: “La comparsa di Die entführung offuscò ogni  altra cosa”. Benché il pubblico viennese fosse particolarmente esigente, l’opera di Mozart ottenne un grande successo: una ventina di rappresentazioni a Vienna con incassi eccezionali, centinaia di repliche durante la vita del musicista in tutte le città della Germania.

Mozart aveva già anticipato alcuni motivi del ratto dal serraglio nell’opera mai rappresentata è nota col nome di Zaide, con una trama molto simile ed ambiente turco. Il libretto del ratto gli era stato fornito da Gottlieb Stephanie ed era un rimaneggiamento di un dramma di Christoph Friedrich Bretzner, che protestò violentemente sulla “Leipzigen Zeitung” con questo avviso “Un tale di nome Mozart, a Vienna, ha osato profanare il mio dramma Belmont und Konstanze, usandolo come testo di un’opera. Faccio  qui solenne protesta per tale violazione dei miei diritti, riservandomi di pretendere ulteriori misure per salvaguardarli”. Contrariamente al solito, Mozart si dedicò a lungo alla composizione della musica, quasi un anno intero, anche perché la prima rappresentazione, per una serie di casi particolari venne molte volte rinviata. Egli cerco di trovare il giusto tono della fiaba, di fondere elementi comici, tragici, favolosi, operando una sintesi mirabile. I personaggi sono caratterizzati in modo insuperabile, soprattutto Osmin, un vero briccone, volgare, pronto all’ira, comico nei suoi approcci con le donne nell’ubriachezza, ma maligno e pericoloso. L’uso nell’orchestrazione di timpani, triangoli, trombe la, flautini e piatti imprime una forte caratterizzazione esotica, orientaleggiante, sulla scia della moda dell’epoca che aveva ispirato a Montesquieu “Le lettres persanes” (1721).

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