Gustav Mahler (1860 – 1911): “Sinfonia n. 6 “Tragica” in la minore” (1907)

Gustav Mahler (Kalištĕ, Boemia, 1860 – Vienna, 1911)
Sinfonia n. 6 “Tragica” in la minore

Allegro energico ma non troppo, Heftig aber marking (Violento ma scandito)
Scherzo, Wuchtig (Energico)
Andante moderato
Finale, Sostenuto, etwas schleppend (un po’ trascinando), Schwer (Pesante), Allegro moderato, Allegro energico.

“La sola Sesta, nonostante la Pastorale”
Così  definita da Alban Berg, la Sesta sinfonia di Mahler fu composta tra il 1903 e il 1905 nelle pause che il compositore boemo riuscì a trovare negli anni in cui occupò l’incarico di direttore dell’Opera di Vienna. In particolare egli trovò il tempo e la serenità per scrivere questa sinfonia nello chalet che si era fatto costruire nell’incantevole località di Maiernigg am Würthersee in Carinzia proprio sulla riva del lago omonimo. Qui nei periodi estivi Mahler, circondato dall’affetto dei suoi cari, la moglie Alma e le due figlie, aveva riservato a sé uno spazio personale in una capanna separata dall’edificio principale, nella quale aveva l’abitudine di ritirarsi per comporre. Come ha raccontato un’amica di Alma, che ne frequentava la casa, il soggiorno in Carinzia nell’estate del 1904 fu particolarmente sereno per il compositore che, oltre a dedicarsi alla composizione di questa sinfonia, suonava Bach al pianoforte, leggeva e citava passi di Goethe e faceva qualche gita in barca sul lago. Proprio alla fine dell’estate del 1904 Mahler, mentre si preparava a fare ritorno a Vienna, poté annunciare ai suoi amici Guido Adler e Bruno Walter che aveva completato la Sesta sinfonia; egli stesso ne avrebbe diretto la prima esecuzione il 27 maggio 1907 ad Essen in occasione delle celebrazioni dell’Allgemeinen Deutschen Musikverein
Nonostante la situazione familiare particolarmente felice e il luogo incantevole la Sinfonia presenta una forte connotazione pessimistica al punto che in seguito le fu dato il sottotitolo di “Tragica”; essa, infatti, come ha affermato il musicologo Luigi Bellingardi:
“È un’allucinante danza macabra, cosparsa di simboli disperati che mirano alla catastrofe”
Suscita, quindi, un certo stupore come l’apparente serenità familiare, vissuta da Mahler quando scrisse questa sinfonia, abbia ispirato un lavoro così pessimistico, nel quale non mancano, secondo la testimonianza della moglie Alma, spunti autobiografici. In base a quanto affermato dalla donna, il marito avrebbe quasi presagito sventure che presto si sarebbero abbattute sul suo capo sia a livello umano che professionale, con la precoce morte della primogenita Maria Anna all’età di cinque anni nel 1907 a causa di una difterite, con l’imminente rottura nei confronti dell’Opera di Stato di Vienna e con la malattia che lo avrebbe condotto pochi anni dopo a prematura morte. Questi presagi sono efficacemente  rappresentati nella sinfonia dai colpi di martello del Finale.
Seconda del ciclo delle cosiddette Instrumental-Symphonien (Quinta, Sesta e Settima), chiamate così perché scritte per un organico esclusivamente strumentale, la Sesta sinfonia costituisce una mirabile sintesi della produzione precedente di cui è il frutto più maturo. Se con la Quinta Mahler aveva cercato di scindere il legame con un programma extramusicale e aveva messo da parte l’ispirazione liederistica delle prime quattro sinfonie, costruendo un’architettura complessa ancora non del tutto conforme alla forma classica, con la Sesta fornì una mirabile sintesi tra scrittura innovativa e tradizione rappresentata, in questo caso, dal ritorno alla classica forma-sonata rielaborata in modo da creare una vera e propria summa. Nella Sesta si realizza pienamente la concezione sinfonica di Mahler che aveva esplicitamente affermato: Una sinfonia deve essere come un mondo! È, tuttavia, un mondo tragico quello che si svela all’ascoltatore già sin dalla breve parte introduttiva del primo movimento con la marcia funebre idonea a creare immediatamente l’atmosfera lugubre di tutta la sinfonia.
Il primo movimento, Allegro energico ma non troppo, formalmente è in forma-sonata resa evidente dalla segno di ritornello che contraddistingue l’esposizione, tutta giocata nel contrasto drammatico tra un primo tema di carattere minaccioso e il secondo appassionato, chiamato da Mahler stesso tema di Alma, in onore della moglie. Da questi due temi e dalle loro successive rielaborazioni motiviche scaturisce il conflitto drammatico che caratterizza lo sviluppo, la ripresa e la coda e sembra trovare un momento di pace soltanto dopo un intenso climax quando suoni di campanacci evocano un’immagine di alta montagna. Dopo la ripresa, nella quale vengono variati alcuni elementi tematici, la coda apre uno spiraglio di speranza con echi del secondo tema che si impongono in modo trionfale. La speranza, alla quale alludeva la coda del primo movimento, è subito contraddetta dal secondo, Scherzo, formalmente e ritmicamente un Ländler che, lungi dal rappresentare un momento di serenità, si trasforma in un incubo in cui tutto appare deformato; così la tradizionale struttura formale in tre parti con lo Scherzo, seguito dal Trio e dalla ripresa dello Scherzo, viene interrotta dai fantasmi dei due temi principali del primo movimento che ritornano variati, mentre il ritmo ternario del Trio viene destabilizzato da battute in ritmo binario. Il terzo movimento, Andante moderato, si staglia come un’oasi di lirismo già nel tema iniziale, che alcuni detrattori contemporanei di Mahler giudicarono banale, ma che Schönberg, grande ammiratore del compositore, ritenne moderno in quanto ricco di asimmetrie e di ellissi. In questo tema, intrecciato di nostalgia e di sentimentalismo, ritorna sfumata l’atmosfera dei Kindertotenlieder senza le implicazioni dolorose che caratterizzano questo ciclo liederistico. Il Finale, corrispondente al movimento più lungo dell’intera produzione di Mahler, si configura come una poderosa costruzione strutturata su tre temi dei quali il primo è una marcia, il secondo, contrastante, appassionato e cantabile nell’unica pausa ottimistica all’interno del movimento, il terzo, infine, è di carattere trasognato; la tragedia finale, imminente e annunciata dai colpi di martello che sembrano mandare in frantumi ogni, sia pure residua, illusione, prende forma nella marcia funebre conclusiva.

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