Venezia, Scuola Grande di San Giovanni Evangelista: “Quintetti Romantici” con il Quatuor Arod

Venezia, Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, Festival “Camille Saint-Saëns, l’uomo-orchestra”, 26 settembre-8 novembre 2020
QUINTETTI ROMANTICI”
Quatuor Arod
Violini Jordan Victoria, Alexandre Vu
Viola Tanguy Parisot
Violoncello Samy Rachid-Sahrane
Pianoforte David Kadouch
Camille Saint-Saëns: Quintette avec piano en la mineur, op. 14
César Franck: Quintette avec piano en fa mineur, FWV 7
Venezia, 26 settembre 2020
Il Palazzetto Bru Zane di Venezia ha riaperto, a settembre, le sue porte al pubblico, dopo la pausa imposta dal coronavirus, proponendo un ciclo di eventi intorno alla figura di Camille Saint-Saëns, nel centenario della scomparsa del compositore. “Camille Saint-Saëns, l’uomo-orchestra”: questo il titolo del nuovo festival d’autunno, in cui sarà presentata una serie di composizioni da camera – tra cui i due quartetti per archi, alcune mélodies e la Sonata n. 1 per violoncello e pianoforte –, nel corso di cinque concerti, che verranno trasmessi in diretta su bru-zane.com, per essere poi inseriti nella sezione del sito, dedicata a Bru Zane Replay. Non si può dire che Saint-Saëns non sia un autore celebre: il Carnevale degli animali, il Primo Concerto per violoncello, la Danza macabra, il Secondo Concerto per pianoforte, la Sinfonia “con organo” e Samson et Dalila gli assicurano una fama internazionale. Nondimeno il suo ampio catalogo contiene molti tesori ancora oggi generalmente assenti dai programmi dei concerti: dai citati quartetti per archi al Quintetto con pianoforte, all’oratorio in inglese The Promised Land, alle opere liriche Phryné, Frédégonde, Déjanire … È dunque più che naturale che il Palazzetto Bru Zane-Centre de musique romantique française – che ha già realizzato, riguardo a questo autore, varie pubblicazioni, tra libri e registrazioni – gli dedichi ora una stimolante rassegna.
Nel concerto inaugurale, presso la sontuosa Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, Saint-Saëns veniva presentato in qualità di creatore in Francia del primo vero caposaldo del genere “quintetto con pianoforte”. Appena ventenne, nel 1855, l’autore si cimentò, infatti, in una composizione concepita per questa formazione, mettendosi in competizione con la scuola romantica tedesca. Successivamente, come interprete, mise il proprio virtuosismo di pianista al servizio dei più ambiziosi quintetti composti nel suo tempo, come quello firmato da César Franck, partecipando alla sua prima esecuzione nel 1880. I due quintetti a confronto, quello di Saint-Saëns e quello di Franck, costituivano appunto il dovizioso programma della serata.
Di notevole livello si sono dimostrati gli interpreti: il Quatuor Arod insieme al pianoforte di David Kadouch. Grazie alla loro lettura appassionata e vigorosa, si è colto appieno il carattere maestoso e severo della partitura di Saint-Saëns, dominata dal modo minore e ricca di modulazioni in tonalità lontane e di passaggi contrappuntistici, come quel lungo fugato, eseguito dai soli archi con cui inizia l’Allegro finale, che ricapitolando alcuni elementi tematici dei movimenti precedenti, è un seppur timido esempio di forma ciclica. Straordinari, per affiatamento e padronanza tecnica, gli esecutori nel precedente Presto, una fantastica e forsennata corsa verso l’abisso, che termina con una dissoluzione della materia musicale.
Analoga potenza sonora ed espressiva ha caratterizzato l’esecuzione del quintetto di Franck – composto nel 1879 ed eseguito per la prima volta, in una relativa indifferenza, il 17 gennaio 1880 alla Société Nationale de Musique dal Quartetto Marsick con lo stesso Saint-Saëns al pianoforte – oggi giustamente considerato un monumento del repertorio francese per tale ensemble. Il brano ha colpito anche per l’ampiezza della sua architettura, basata su un procedimento tipico della scrittura di questo compositore: la forma ciclica, principio unificatore dell’opera. Complice ovviamente è stata la perfetta intesa dei musicisti, che hanno saputo coniugare l’intensità espressiva del movimento iniziale – con, in apertura, il primo violino, che ha intonato un’introduzione al tema di rara intensità sugli accordi tesi degli altri archi e, successivamente, un appassionato episodio cromatico, pervaso da ritmi convulsi – alla dolcezza del successivo Lento, ampia elegia, basata su una melodia di ampio respiro. Fortemente appassionato è risultato l’Allegro non troppo, aperto da un fremito degli archi, cui è affidato un motivo di straziante espressività accompagnato da accordi misteriosi nel registro grave del pianoforte, da cui sono emersi, a poco a poco, il primo tema di questa forma sonata – la frase ciclica che si è già udita due volte – e poi un secondo tema, derivante dal primo in una forma ritmica variata. Dopo lo sviluppo e una gioiosa coda, il quintetto si è concluso con un esaltante e potente unisono. Grande successo. Un bis: il secondo movimento del Quintetto di Franck.

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