Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736): “Adriano in Siria” (1734)

Dramma per musica in tre atti, su libretto di Pietro Metastasio. Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Bartolomeo, 25 ottobre 1734.
(…) Il 25 ottobre 1734 ebbe luogo la prima rappresentazione dell’ Adriano in Siria di Pergolesi ( per celebrare il compleanno della madre del re, la regina di Spagna). (…)
Adriano in Siria è la terza delle quattro Opere Serie (e la prima su libretto di Metastasio) composte da Pergolesi durante la sua breve esistenza. L’accoglienza dell’opera da parte del pubblico fu tiepida, come dimostrano le testimonianze contemporanee e l’esigua trasmissione manoscritta della musica. Inoltre non esistono revisione o riprese documentate dell‘Adriano di Pergolesi, diversamente dalla sua ultima opera serie L’Olimpiade (1735) e di pressoché tutti i suoi altri lavori teatrali. (…)

Pergolesi fu il quarto musicista di rilievo a mettere in musica il dramma Adriano in Siria, uno dei libretti più in voga di Metastasio. Almeno otto compositori, tra cui Caldara, Duni, Hasse, Galuppi, lo musicarono. Come per molti altri drammi metastasiani, si continuò  a musicare fino ai primi anni dell’Ottocento.(…)
Un elemento fondamentale per la genesi dell’Adriano di Pergolesi fu l’ingaggio del castrato Gaetano Majorano (1710-1783), più noto come Caffarelli per cantare come “primo uomo” al teatro San Bartolomeo nella stagione operistica 1734-35. (…)
Pergolesi mise in musica l’Adriano solo due anni dopo la stesura del libretto di Metastasio e nel complesso si mantenne fedele al testo della prima raccolta pubblicata da Bettinelli a Venezia tra il 1733 e il 1758.Il libretto musicato da Pergolesi fu ridotto a 20 arie, un duetto è un unico coro, quello finale. (…)
Questi brani sono ripartiti in modo abbastanza omogeneo tra i 6 cantanti. Ozroa e Sabina hanno quattro arie ciascuno, Farnaspe  e Emirena hanno tre arie e il duetto; Aquilio e Adriano tre arie  ciascuno. Due arie di Metastasio, quelle dei Emirena e di Farnaspe nel terzo atto, furono soppresse e sostituite con un duetto su nuovo testo. Va precisato che  circa la metà delle arie e degli episodi d’i nsieme nell’opera di Pergolesi hanno testi sostitutivi, di autore ignoto, al posto di quelli originali del Metastasio. Caffarelli, in virtù delle sue qualità di interprete e forse per le sue insistenti pressioni, non mantenne nessun testo metastasiano. Le sue arie, costruite sul suo gusto personale e sulle qualità tecniche della sua voce, ebbero, da parte di Pergolesi, il trattamento più ampio è accurato dell’intera partitura. (…)
In quanto alla vocalità, le parti di soprano e di contralto vanno cantate nel loro specifico registro. Chi è disturbato dalle donne che interpretano ruoli maschili può rassicurarsi pensando che nel Settecento le donne sostenevano ruoli virili, così come i Castrati cantavano i ruoli femminili, a volte perfino nella stessa rappresentazione. Marta Maria Monticelli, ad esempio, che fu la prima interprete del ruolo di Adriano nell’opera di Pergolesi, poco prima, nello stesso anno, aveva interpretato il ruolo di Aquilio nell’Adriano di Sandoni. (…)
La parte orchestrale più problematica è quella del “basso”. Nell’opera italiana del primo Settecento il “Continuo” era  sempre realizzato da due clavicembali. Spesso il compositore suonava personalmente il primo cembalo per le prime tre rappresentazioni, sostenendo i recitativi e rafforzando le arie. Il secondo Cembalo suonava nelle arie. Nella realizzazione del continuo, molto verosimilmente interveniva almeno anche una tiorba o  un arciliuto perlomeno a Napoli. (…)
Gli abbellimenti, sia di piccola, sia di ampia estensione, sono essenziali alle linee vocali e strumentali. un piccolo abbellimento molto caratteristico è il “trillo”, solitamente preso dalla nota superiore, quasi sempre previsto sulla penultima nota di una cadenza melodica nelle arie.(…)
(Estratti da “G.B.Pergolesi, Opere complete, vol.III; Pendragon Press, New York / Ricordi Milano)
In allegato il libretto dell’opera

 

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