Palermo, Teatro Massimo: Omer Meir Wellber dirige Debussy, Fauré, Schubert

Palermo, Teatro Massimo
Orchestra del Teatro Massimo di Palermo

Direttore Omer Meir Wellber
Claude Debussy, Prélude à l’après-midi d’un faune. Gabriel Fauré Pelléas et Mélisande, suite op. 80. Franz Schubert, la Sinfonia n. 8 in si minore, “Incompiuta”
Palermo, 14 novembre 2020
“Il teatro è vivo. Il teatro è aperto”. È questo il messaggio che intende dare, programmando in streaming questo e altri concerti, il Teatro Massimo di Palermo, come affermato dal suo sovrintendente Francesco Giambrone nella presentazione dell’evento nella quale ha rilevato “il paradosso di fare un concerto dal vivo senza pubblico”. In programma tre capolavori (il Prélude à l’après-midi d’un faune di Claude Debussy, il  Pelléas et Mélisande di Gabriel Fauré e la Sinfonia n. 8 in si minore, “
Incompiuta” di Franz Schubert) del repertorio che, come giustamente affermato nella presentazione dal direttore Omer Meir Wellber, coinvolgono due mondi musicali apparentemente diversi che, però, si intersecano fra di loro, essendo Debussy, per la sua armonia, il più “tedesco” dei Francesi, mentre Schubert si segnala per una scrittura inconsapevolmente vicina a quella francese.

Di altissimo livello la resa musicale di questi tre lavori a partire dall’incipit del Prélude à l’après-midi d’un faune di Claude Debussy con il flauto che sensualmente rompe il silenzio con il suo tema costruito sull’intervallo del tritono che crea un vero e proprio incanto, una magia che prosegue nell’esecuzione di questo brano. Questo capolavoro di Debussy è, infatti, splendidamente concertato da Welber che non solo trova sonorità sensuali di grande fascino e sempre ben controllate, ma mostra anche un’attenzione scrupolosa ai vari colori della densa partitura debussiana. Sonorità capaci di evocare il decadente dramma di amore e morte di cui sono protagonisti Pelléas et Mélisande contraddistinguono la sua concertazione del lavoro di Gabriel Fauré, mentre con l’Incompiuta il direttore israeliano trasporta il pubblico nel mondo di Schubert, che in questo lavoro appare denso non  solo di lirismo, ma anche di tenebrosi toni drammatici sin dalle sonorità gravi della breve introduzione che, secondo il direttore d’orchestra austriaco Felix Paul Weingartner, sembravano uscire dalle profondità dell’Averno, per arrivare ai violenti accordi tenuti in tremulo dagli archi e ai sincopati pieni di tensioni. Tutto questo emerge con evidenza nella concertazione di Omer Meir Wellber che cura ogni dettaglio esaltando i contrasti dinamici anche grazie alla scelta di tempi leggermente più camminati nel primo movimento e, per questa ragione, tali da mantenere sempre alta la tensione e da evitare languide cadute nelle quali si sarebbe potuto incorrere nei passi di carattere lirico. Nel secondo movimento viene ben resa quella purezza melodica schubertiana che costituisce un aspetto caratterizzante di questa pagina.
Possiamo concludere dicendo che, per fortuna, il teatro è vivo e continua a dispensare, anche se tramite il freddo strumento del web, queste autentiche gemme a un pubblico che, mai, come in questi giorni tristi della pandemia, ha bisogno di nutrire il suo spirito di cultura e arte.

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