Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 – 1893): “Serenata per orchestra d’archi op. 48” (1882)

Pëtr Il’ič Čajkovskij (Voltkinsk, Urali, 1840 – Pietroburgo 1893)
Serenata per orchestra d’archi op. 48
Pezzo in forma di sonatina (Andante non troppo, Allegro moderato)-Valse (Moderato, Tempo di valse)-Elegia (Laghetto elegiaco)-Finale, tema russo (Andante, Allegro con spirito)
“L’Ouverture sarà molto vistosa e rumorosa, ma non avrà alcun merito artistico perché io la scrissi senza calore e senza amore. Ma la Serenata, al contrario, io la scrissi da un più profondo impulso. Questo è un pezzo che esce dal cuore”.
Queste parole, tratte da una lettera indirizzata alla sua protettrice, Nadežda von Meck, evidenziano l’altissimo concetto che aveva Čajkovskij per questa composizione, concepita nel 1880 contemporaneamente all’Ouverture 1812, alla quale fu preferita perché, dettata dal cuore, era espressione dei suoi sentimenti più reconditi. Il periodo, in cui Čajkovskij lavorò alla Serenata, non fu particolarmente felice; il compositore si trovava, infatti, a Kamenka, ospite della sorella, dopo la difficile e travagliata conclusione del suo matrimonio con Antonina Ivanovna Miljakova, il cui amore, misto ad una fanatica ammirazione, egli non era riuscito a ricambiare. Lo stato d’animo di triste prostrazione che ne seguì è testimoniato da un’altra lettera del mese di settembre 1880 alla sua protettrice nella quale si legge:
“Non riuscivo più a dormire e mi sentivo debole e spossato. Oggi non ho più resistito e ho lavorato un po’ alla mia Serenata”
È questo uno dei primi accenni alla Serenata, nella composizione della quale Čajkovskij sembrava così ispirato da confidare, in un’altra lettera alla von Meck,  che stava scrivendo:
“per caso una serenata per orchestra d’archi, in quattro tempi. Forse perché è la mia ultima creatura o perché non è affatto male, l’amo moltissimo”.


La Serenata non fu amata solo da Čajkovskij, ma anche dal pubblico che le assicurò un trionfale successo già alla prima esecuzione avvenuta a Mosca il 16 gennaio 1882 sotto la direzione di Erdmannsdörfer. Concepita come un omaggio a Mozart, la Serenata si discosta molto dalla Eine Kleine Nachtmusik (Una piccola musica notturna) del Salisburghese soprattutto perché richiede un organico più vasto per rendere al meglio sonorità più ricercate e più complesse rispetto a quelle del lavoro mozartiano. Ciò non toglie che il primo movimento sia di chiara ispirazione mozartiana e più ampiamente neoclassica riconosciuta in modo esplicito dallo stesso compositore nella lettera del 10 ottobre 1880 alla von Meck:
“Il primo tempo deve essere considerato un contributo alla mia venerazione per Mozart; ho imitato intenzionalmente il suo stile e mi reputerei felice se si trovasse che mi sono, anche solo per poco, accostato al modello”.
Il primo movimento,  Pezzo in forma di sonatina, si apre con un introduttivo Andante non troppo di ascendenza barocca, in cui si fa strada un tema corale che ritorna alla fine del movimento e nell’ultimo secondo una struttura “ciclica” e, al tempo stesso, unitaria che Čajkovskij amava utilizzare nelle sue sinfonie; il successivo Allegro moderato propone un tema di quattro note, gaio ed elegante, che viene sottoposto ad una serie di imitazioni contrappuntistiche fino a quando, dopo un crescendo, è introdotto il secondo tema declamato in fortissimo. Il secondo movimento, un Valse, che sostituisce il classico minuetto mozartiano, si segnala per una scrittura elegante tipica della produzione di balletti di Čajkovskij e tale da indurre il famoso coreografo Balanchine ad utilizzarlo in un suo spettacolo. Il brano si conclude con un gentile pianissimo che introduce perfettamente il terzo  movimento, un’Elegia, aperta da un’introduzione dove traspare un certo sentimento di rassegnazione tipico della musica russa. Dopo questa introduzione i violini intonano una melodia cantabile ripresa dalle viole e dai violoncelli. Il Finale, in forma-sonata, si avvale di due temi russi dei quali il primo, che appare nell’introduzione, è tratto da un canto popolare proveniente dal distretto di Makariev, mentre il secondo, che corrisponde al tema principale dell’Allegro con spirito, è una canzone popolare di Kolomna.

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