Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791): “Musica funebre massonica KV 477”

Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756 – Vienna 1791)
Musica funebre massonica KV 477
Adagio
La Musica funebre massonica, composta nel luglio 1785, appartiene a quella parte della produzione di Mozart concepita all’interno della sua esperienza massonica per le cerimonie della loggia «Alla speranza incoronata nell’Oriente di Vienna», della quale il compositore era diventato membro tra il 1782 e il 1785 su invito del barone Otto von Gemmingen. Nell’estate del 1782 il barone, trasferitosi da Mannheim a Vienna era diventato Gran Maestro della loggia «Alla beneficenza», mentre prima del 1785 fece il suo ingresso nell’organizzazione il padre Leopold. La loggia, a cui apparteneva Mozart, essendo frequentata dalla nobiltà più in vista della Vienna dell’epoca, era accusata di organizzare spesso banchetti sontuosi occasioni di incontro per gli influenti adepti.
L’ingresso nella Massoneria fu molto importante per Mozart che in questa organizzazione aveva visto la possibilità di realizzare gli ideali a cui aveva aspirato sin da giovane e di trovare una soluzione ai problemi posti dall’esistenza. Critico, sin da giovane, verso preti e le pratiche religiose, Mozart aveva iniziato a maturare una fede personale che si basava su un rapporto diretto e individuale con Dio; da tale rapporto, non stabilito attraverso la mediazione delle istituzioni ecclesiastiche egli faceva derivare l’amore per i fratelli.
L’esaltazione della fratellanza e dell’amicizia e il rapporto individuale con Dio, diverso da quello predicato dalla Chiesa, lo avevano spinto a compiere questo passo gravido di conseguenze anche per la sua musica che subì una certa influenza anche per opere non necessariamente scritte per le cerimonie massoniche. Se, infatti, la Musica funebre massonica, insieme ad altre opere quali La gioia massonica KV 471, la Piccola cantata massonica e la cantata Voi che onorate il Creatore dell’incommensurabile mondo KV 619, rivela una certa destinazione “liturgica” propriamente massonica, il Flauto magico è, come è noto, tutto intriso di simboli della società segreta.
Non tutti gli aspetti della Massoneria furono, tuttavia, condivisi da Mozart che meditò la creazione di una nuova società segreta, «La grotta», per quale stava progettando uno statuto, come ci è testimoniato dalla moglie Kostanze che fa riferimento a questo progetto in due lettere inviate all’editore Härtel, rispettivamente, il 27 novembre 1799 e il 21 luglio 1800. Questo progetto costituisce una dimostrazione della serietà con cui Mozart visse la sua esperienza massonica, percepita come tale anche dagli stessi “fratelli” che, alla sua morte, scrissero nell’elogio funebre a lui dedicato:
“Piacque all’eterno artefice del mondo strappare dalla catena dei nostri fratelli uno dei più amati e meritevoli membri. Chi non lo conosceva? Chi non lo stimava? Chi non lo amava, questo nostro degnissimo fratello Mozart? Appena alcune settimane or sono egli era ancora qui in mezzo a noi, glorificando con i suoi magici suoni la consacrazione del nostro tempio massonico”.

 


La Musica funebre massonica costituisce un fulgido esempio di consacrazione del tempio massonico, in quanto questa marcia funebre è animata da un profondo e intenso sentimento religioso evidenziato dalla scelta, operata dal compositore, di utilizzare un tema gregoriano. L’occasione per la composizione di questa marcia funebre fu offerta dalla morte di due autorevoli  “fratelli” massoni, il duca Georg August von Meklenburg-Strelitz e il conte Franz Esterhazy von Galantha, dei quali il secondo era il Gran Maestro della loggia «Alla speranza nuovamente incoronata», nata dalla fusione di quella «Alla beneficenza», di quella «Ai tre fuochi» e, infine, di quella «Alla speranza incoronata nell’Oriente di Vienna».
Il carattere “massonico” dell’opera, invece, emerge nella scelta della tonalità; il do minore, relativo di mi bemolle maggiore, presenta tre bemolli disposti sul pentagramma in modo da formare un triangolo  che rappresenta efficacemente il noto simbolo della Massoneria. La conferma del carattere simbolico di questa scelta tonale ci è fornita dal fatto che Mozart utilizzò il mi bemolle maggiore nell’ouverture del Flauto Magico. Simboli massonici e fede sincera si mescolano in un’opera nella quale, secondo quanto scrive Paumgartner:
“La severa struttura formale, la scelta accurata e la trattazione degli strumenti, il singolare snodarsi della marcia solenne intorno alla melodia gregoriana […] conferiscono a questo lavoro un senso di antica grandezza e gli assegnano un posto specialissimo nella produzione di Mozart”.

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