Intervista al mezzosoprano Raffaella Lupinacci

Al La Monnaie di Bruxelles prima della pandemia aveva programmato per questi giorni una nuova produzione dal titolo ”Bastarda” che avrebbe legato insieme le opere “elisabettiane” di Donizetti. Progetto rimandato al prossimo anno perché non realizzabile nell’attuale situazione sanitaria, il teatro belga ha proposto invece due serate di Belcanto in forma di concerto in streaming, “The Queen and her favourite” e “The King and his favourite”, la prima dedicata ad una selezione di brani da “Elisabetta, regina d’Inghilterra “di Rossini e, la seconda, invece a momenti da “La Favorita” di Donizetti, sul podio il maestro Francesco Lanzillotta e regia affidata a Olivier Fredj. L’abbiamo intervistata in occasione di questo evento.
La pandemia ci ha costretto ad un nuovo modo di fruizione dell’Opera: lo spettacolo in streaming e il pubblico da casa. Fermo restando che tutti ci auguriamo di poterci ritrovare a Teatro il prima possibile, trovo che iniziative come quelle della Monnaie siano solo modalità temporanee oppure che abbiano anche qualche risvolto positivo che aggiunge un elemento di novità e modernità al fare opera che potrebbe persistere anche quando torneremo alla normalità?
Purtroppo senza la presenza del pubblico in sala, si girano e registrano brevi scene che raccontano la situazione attuale del Teatro in gran parte del mondo: un Teatro vuoto, con artisti che hanno desiderio e necessità di esprimersi e un pubblico che sente la mancanza della bellezza e del coinvolgimento dal vivo. Simbolicamente, il pubblico, alla Monnaie, è impersonato da un’unica bambina in sala. I registi in questo si stanno impegnando, spesso con ottimi risultati e grande innovazione. Riescono a restituire al pubblico il senso del dramma, inteso come azione teatrale, che altrimenti, sarebbe negato. Tutto questo non può sostituire il modo tradizionale di fare Teatro ma le sperimentazione e le innovazioni potranno contribuire, una volta tornati alla normalità, a migliorare la divulgazione del repertorio operistico: sarà più facile avvicinare il maggior numero di anime sensibili a questo magico mondo, fatto di uomini e donne che portano in scena vite vissute e mondi immaginari.
È il suo debutto nel ruolo di Léonor, come la sente? quali sono, secondo lei, le specificità del personaggio e le difficoltà, come si è preparata alla parte?
Quello di Léonor è un ruolo estremamente significativo per il mezzosoprano, un ruolo che richiede una consapevolezza del proprio strumento e una grande flessibilità, sia vocale che interpretativa. Spesso si associa la vocalità di Léonor a quella del mezzosoprano drammatico ma la scrittura donizettiana è totalmente belcantista. Dal mio punto di vista non bisogna confondere l’accento drammatico della parola con lo stile ed è stato esattamente questo il mio approccio alla preparazione del ruolo.

Quali sono le maggiori differenze tra le eroine rossiniane, che ha tante volte interpretato, e quelle di Donizetti,?
La gestione della voce e della frase musicale sono molto diverse. Tendenzialmente, quando si affronta un ruolo rossiniano c’è la necessità di immagazzinare più fiato possibile nel minor tempo possibile. Rossini punta molto sull’agilità, spesso sfrenata, che deve, però, essere gestita con gusto e musicalità. Naturalmente i momenti di lirismo in Rossini sono tanti e di estrema suggestione, soprattutto nelle grandi opere del repertorio “serio” rossiniano, a cui mi sto avvicinando con grande gioia ed entusiasmo. Donizetti propone un canto più “spiegato”, in cui il legato fa da padrone, seppur con tanti momenti di brillantezza e agilità. Un canto che richiede un approccio morbido e deciso allo stesso tempo. I ruoli che Donizetti affida al mezzosoprano sono spesso eseguiti anche dal soprano. Basti pensare al ruolo di Giovanna Seymour nell’ Anna Bolena; ruolo che amo particolarmente e che ho avuto la fortuna di debuttare recentemente alla Lithuanian Opera di Vilnius. Ruoli in cui è richiesta una grande estensione vocale, quasi sopranile, ma un colore brunito, tipicamente mezzosopranile. Questo accade anche in Rossini con i cosiddetti ruoli Colbran, come Semiramide ed Armida. Dunque, le differenze tra i due compositori non sono poche, ma tanti sono i punti in comune. Due su tutti: il gusto di porgere la frase, che sia essa legata o di agilità, e l’attenzione alla parola.
Cosa le è piaciuto di più nel lavorare con il direttore Francesco Lanzillotta e con il regista Olivier Fredj?
Entrambi sono professionisti di grande spessore, preparazione e grande umanità. Conoscevo già il Maestro Lanzillotta, con il quale ho avuto il piacere di lavorare al Rossini Opera Festival; ne conservavo un bellissimo ricordo ed è un piacere enorme ritrovarlo in questo splendido teatro, per questo mio doppio debutto. Quello che ho molto apprezzato è stata la coesione tra la direzione d’orchestra e la regia, cosa che ha permesso a noi cantanti di lavorare con linearità e serenità in un momento in cui tutti ci siamo dovuti adeguare ad un nuovo modo di stare in palcoscenico.

Tornado alla Monnaie ed a Bruxelles, si è sentita in qualche modo nel teatro della capitale d’Europa? ha avvertito un’atmosfera, un contesto particolare?
La Monnaie è un teatro che riserva agli artisti un’accoglienza davvero speciale! Sono rimasta felicemente colpita dalla gentilezza e disponibilità di tutte le persone che qui vi lavorano. E’ un teatro nel quale si respira armonia e gioia di fare Arte. Tutto è gestito ed organizzato con grande cura.
Quali gli impegni futuri? Tornerà a Bruxelles per Bastarda?
L’autunno prossimo, con grande felicità, tornerò a Bruxelles per il mio debutto nel ruolo di Adalgisa in Norma e poi nel 2023 per Bastarda: l’innovativo progetto mi vedrà impegnata nei ruoli di Giovanna Seymour nell’Anna Bolena e Sara nel Roberto Devereux. Dopo Norma a Bruxelles farò il mio debutto al Theater an der Wien con l’ Orfeo di Porpora. Poi volerò a Tokio per riprendere la bellissima produzione di Giulietta e Romeo di Vaccaj, debuttata al Festival della Valle d’Itria a Martinafranca. Altri progetti molto interessanti saranno annunciati fra qualche tempo.

Perché si canterà l’edizione italiana de La Favorita e non quella originale francese che ultimamente è preferita anche in Italia?
Credo che la scelta della direzione artistica del teatro La Monnaie di eseguire La Favorita, sia stata dettata da un motivo in particolare ossia la volontà di proporre e sperimentare l’Opera in una versione che è ormai raro ascoltare. La scelta è stata, probabilmente, stimolata e favorita anche dalla presenza di un cast di artisti in gran parte italiano.

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