Sira Hernández e Nicola Piovani per il Dantedì in musica a Madrid

Madrid, Biblioteca Nacional de España e Auditorio Nacional de Música
“DANTEDÌ IN MUSICA A MADRID”
Pianoforte Sira Hernández
Direttore Nicola Piovani
Soprano Valentina Varriale
Voce recitante Matteo Gatta
Solisti della Fundación Orquesta y Coro de la Comunidad de Madrid (ORCAM)
Sira Hernández, Tres impresiones sobre la Divina Comedia – prima esecuzione assoluta
Nicola Piovani, La vita nuova, cantata per narratore, soprano e piccola orchestra
Madrid, 25 marzo 2021 – Dantedì

Per tutto il 2021 a Madrid si susseguiranno numerose attività collegate con il centenario dantesco, soprattutto nell’ambito del programma “Madrid città/ciudad dantesca”, che sta proponendo letture, seminari, spettacoli teatrali, convegni e mostre. La musica gioca una parte importante di tale rassegna, come è stato possibile apprezzare lo scorso 25 marzo, il Dantedì, grazie a due concerti organizzati in luoghi diversi della città e a opera di diverse istituzioni. Al mattino, presso l’auditorium della Biblioteca Nacional de España, la compositrice e pianista Sira Hernández ha eseguito in prima esecuzione assoluta le sue Tres impresiones sobre la Divina Comedia per pianoforte solo, mentre in serata, presso la Sala de Cámara dell’Auditorio Nacional de Música, Nicola Piovani, alla testa dei solisti della Fundación Orquesta y Coro de la Comunidad de Madrid (ORCAM), ha diretto la sua cantata La vita nuova, per narratore, soprano e piccola orchestra, composta per l’edizione 2015 del Ravenna Festival.
Sira Hernández è nata a Barcelona, ma ha legami saldissimi con la tradizione culturale e musicale italiana (debuttò al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino all’età di sedici anni). In particolare, l’opera poetica e letteraria di autori come Primo Levi e Alda Merini ha ispirato alcune delle sue ultime composizioni, racchiuse nel recente disco Initiation to the Shadow (etichetta Naxos, 2020). Nella conversazione che precede il concerto, condotta dal critico musicale e giornalista Juan Ángel Vela del Campo, emerge che quello a Dante è un approdo, maturato all’approssimarsi del VII centenario della morte del Poeta, ma radicato nelle frequentazioni famigliari più intime, come la profonda amicizia con Ángel Crespo, rinomato traduttore e studioso di Dante (cui è dedicato, in memoriam, il brano che dà titolo al disco appena ricordato). Le Tres impresiones sono composizioni pianistiche autonome, stilisticamente molto coerenti. Nella prima, dall’attacco lisztiano, c’è come una melodia nascosta, che l’arte e la tecnica progressivamente disvelano, ma con uno sforzo che implica fatica. D’altra parte, l’espressione spesso si arresta come per esitazione, prima di riuscire a individuare una traccia cui afferrarsi: è l’incertezza del viaggio in un mondo sconosciuto, che naturalmente dipende dall’impostazione narrativa della Commedia. Mentre la compositrice esegue la propria musica, su di un grande schermo fluiscono le fotografie di Pablo Álvarez, che oppongono fuochi e luci all’immagine di verdi altipiani. La seconda impressione, assai più breve della prima, è come un intermezzo virtuosistico, che si diparte da un altro abbrivio decisamente cromatico. Quando si avvia l’ultima parte, l’ascoltatore si rende conto che, più che tre blocchi distinti, le Tres impresiones sono tre variazioni rispetto a un’unica idea, vasta e complessa, variegata come un sentimento. Nel corso della terza fa capolino anche qualche audacia armonica, di politonalità subito sopraffatta da giochi d’acqua cristallina e cascate di note. C’è traguardo finale? C’è redenzione? Considerato il modello letterario ispiratore, sono le domande che l’ascoltatore si pone in prossimità del finale: la risposta è, forse, nelle accordature di religiosa intensità, nelle progressioni e nelle sequenze verso un mèta che non sembra del tutto luminosa, perché è piuttosto un ripiegamento sulla profondità dell’anima.Dopo la Commedia, la Vita nuova, secondo l’originale intonazione di Nicola Piovani. Nel 2015 il compositore ebbe a dire: «Avevo a che fare con i versi di Dante Alighieri e i versi di Dante Alighieri sono, secondo me, intoccabili, quanto meno da me. Non riesco a immaginare qualcuno che possa mettere in forma cantata gli endecasillabi della Divina Commedia e neanche quelli della Vita Nuova». È una dichiarazione di completo rispetto per il modello, e insieme di umanissima umiltà dell’artista. Eppure, non solo la composizione rientra perfettamente nel genere musicale della cantata, ma rispetta anche il genere del “prosimetro” dantesco, nel congiungere recitazione poetica, musica strumentale e parti vocali. Con un arpeggio discendente inizia la discesa nella memoria, scandita dallo xilofono e dalla celesta. Piovani non eccede nell’articolazione o nella ricerca di adorno: sceglie di rivestire le pagine della Vita nuova con strutture musicali semplici e iterative, con un’orchestrazione volutamente sobria, arricchita più dai ritmi che non dalle melodie. Si percepisce appena una ricerca arcaizzante nel disegno del flauto, a introduzione del primo intervento sopranile. Appunto, la scrittura vocale virtuosistica, non parca di acuti, è prova della grande serietà con cui Piovani si sia accostato al testo di Dante; difatti, quando la voce intona la parola poetica, serve il ritmo dei versi e lo asseconda, con pochi melismi. In entrambe le situazioni musicali, Valentina Varriale si disimpegna assai bene, al pari dei solisti al saxofono e alla batteria, cui compete il raccordo narrativo, vivace e drammatico, tra le varie parti della cantata, mentre la voce impostata di Matteo Gatta legge «A ciascun’alma presa, e gentil core», «Tutti li miei penser parlan d’Amore», «Donne ch’avete intelletto d’amore», «Amore e ’l cor gentil sono una cosa», «Piangete, amanti, poi che piange Amore», «Morte villana, di Pietà nemica» e «Tanto gentile e tanto onesta pare». Riecheggia una “piccola frase”, che rappresenta probabilmente la memoria del poeta, ossia il tratto che unisce tutte le sezioni: non a caso, il momento musicale più bello coincide con l’espressiva enunciazione di questa frase da parte del violoncello solista. Mettere in musica Dante è un’operazione improba per qualunque compositore, ma Piovani ha trovato la soluzione più adeguata, coincidente con l’umiltà di fronte al modello e con la fedeltà al suo proprio stile musicale; invece di trasformare le pagine poetiche della Vita nuova in altrettanti numeri chiusi o arie d’opera, il compositore ha preferito desumere dal testo i momenti emotivamente più importanti e accompagnarli con il suo inconfondibile stile. A distanza di sei anni, la cantata conserva intatta la sua fragranza e coesione interna: per questo motivo la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, Maria Luisa Pappalardo – vera artefice del concerto – ha voluto riproporla per celebrare il Dantedì. La scelta si è rivelata perfetta, perché il pubblico madrileno reagisce con entusiasmo e commozione, tributando al compositore-direttore e a tutti gli interpreti un lunghissimo applauso finale. L’attenzione, la devozione e l’amore per Dante sono palpabili, anche molto lontano dalle città italiane; quando poi tutto questo si declina in musica, non manca più nessun elemento di quella “mirabile visione” con la cui suggestione la Vita nuova si suggella.

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